Una poesia vi seppellirà: Nichi e l’Ilva di Taranto

Ha abbandonato emozioni e circonvoluzioni retoriche ad effetto, il governatore della regione Puglia Nicola Vendola, per gli amichi Nichi, per parlare dell’Ilva di taranto, l’impianto siderurgico che tanti problemi ha dato e sta dando alla città di Tarano.

In questo intervento sul clone americano del The Fuffangton Post, abbreviato comunemente in FuffPo, il politico di Terlizzi si espone finalmente sulla questione spinosa della sopravvivenza del più grande siderurgico d’Europa, messa in discussione dalle inchieste della magistratura.

Una scelta coraggiosa quella di Nichi, che senza più nascondersi dietro sofismi e immagini suggestive ammette chiaramente che l’acciaieria dell’Italsider ha fatto ammalare Taranto di una malattia mortale ed è l’espresione stessa di un vecchio mondo, un vecchio modo di fare impresa, che sta ormai morendo. Una considerazione netta che condanna la vetusta fabbrica allo spegnimento…direbbe il lettore  meno avvertito, ma ecco che Nichi si esibisce nell’ultima parte dell’articolo in uno di que colpi d’ala di cui è l’indiscusso maestro: “Questo significa che è fatale spegnere l’area a calda e preparare il funerale della grande fabbrica? No.”

Del resto sono settimane che il governatore ripete che non si può chiudere un’industia che da lavoro a mezza città, solo che pure lui non riesce a trovare una soluzione al cornuto dilemma: come si fa a non chiudere e risanare l’impianto?

Ma la risposta non è e non può essere politica ne tanto meno poetica.  Così il governatore Nichi lascia la palla ai tecnici e ai proprietari dell’Ilva, mentre lui è libero di profetizzare la rinascita, intuendo che quelli di oggi sono per Taranto i dolori di un parto e non di una morte angosciosa. In fondo i polentoni al nord vivono in un ambiente ben più inquinato di quello tarantino e i pugliesi non possono mica fare la figura di quelli che si lamentano davanti a tutta la Nazione!



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