Gli AmeriKani

In un precedente articolo abbiamo fatto cenno agli “AmeriKani”, ovvero a tutti quei personaggi che, in base ai loro interessi particolari, ritengono di dover obbedire ai diktat della potenza egemone, gli Stati Uniti d’America, nella cui zona d0influenza l’Italia venne a cadere all’indomani degli accordi di Jalta, alla fine della seconda guerra mondiale.

Sono passati ormai ben 67 anni da quando i tre vincitori della guerra divisero il mondo in zone d’influenza e, naturalmente, anche la natura del rapporto tra le grandi potenze e i loro paesi satelliti sono mutati nel tempo, con il prevalere degli interessi commerciali su quelli politico-militari. Son pertanto mutati anche i caratteri salienti che formano l’identità dell'”AmeriKano”.

Lo status quo politico istituzionale era negli anni della Guerra Fredda assicurato dall’azione della Democrazia Cristiana, partito conservatore, basato su una solida formazione religiosa di origine contadina, e dai suoi esponenti, tra i quali può essere individuato come la personificazione stessa dell’AmeriKano il professor Francesco Cossiga, il mai troppo rimpianto ex Presidente della Repubblica, che da ministro per gli interni negli anni 70 affrontò la marea montante di una presunta rivoluzione di matrice comunista.

Scomparso il Comunismo, almeno come forza politico-ideologica aggressiva, anche l’americanismo e gli AmeriKani sono cambiati, prendendo forme a volte insospettate, come quella dell’attuale camera dei deputati Gianfranco Fini, che dopo essere stato segretario di un partito di ultra destra contrario all’alleanza atlantica e che predicava la chiusura delle basi militari americane in Italia, nel nome di una riacquisita pienezza della sovranità nazionale, da tempo si atteggia a uomo preferito dal grande alleato per guidare le sorti del piccolo paese mediterraneo. Un ruolo sempre smentito da Fini, peraltro da tempo convertitosi ad un moderatismo politico di cui è difficile individuare i contorni, tanto sono sfumati, confermato però dall’uscita del suo braccio destro Italo Bocchino, altro vecchio militante dell’estrema destra dura e pura, che riguardo all’appoggio del minuscolo partito facente capo al suo leader alla nomina di Mario Monti alla guida del prossimo governo, ha chiaramente detto che Monti lo vogliono gli Americani (quelli senza K).

Con Fini appaiono nelle fila degli Amerikani il segretario dell’Udc Pier Ferdinando Casini, un cattolico da operetta, divorziato e con uno stile di vita che dovrebbero farlo interdire dall’igresso di tutte le chiese del pianeta, e Luca Cordero di Montezemolo, un imprenditore che mai ha intrapreso un’impresa e che deve la sua fortuna e la sua notorietà solo al fatto di essere stato simpatico ai fratelli Umberto, che lo introdusse negli affari di famiglia, e Gianni Agnelli, col quale divise le gioie e i vizi della vita da playboy.

Sarebbe uno schieramento troppo misero per assicurare una nuova nomina di Monti a capo del governo, ma proprio per questo stiamo sostenendo che le caratteristiche dell’AmeriKano sono molto cambiate da quelle che lo identificavano negli anni 70.

Se può essere addirittura normale che una parte di quello che oggi è, ancora per poco, il Pdl, sia pronto a sostenere un nuovo governo tecnico, perchè alla fine anche Berlusconi dovrà accettare la riduzione del danno, lui che è stato nel passato ventennio l’unico vero contraltare agli Amerikani, e accettare l’imposizione del premier voluto dalla Casa Bianca, appare invece come l’immagine del tempo che passa constatare che anche nel seno di quello che fu il Partito Comunista Italiano, il più grande dell’occidente, fiero avversario della potenza capitalista e imperialista d’oltreoceano, una larga schiera di dirigenti è chiaramente a favore di quella soluzione, anche se il segretario Pierluigi Bersani tenta di negare che le scelte siano già state fatte.

In realtà quello che fu il Pci è già da tempo stato infiltrato e colonizzato dagli AmeriKani e negli ultimi anni ha di fatto dato vita e sostenuto governi AmeriKani, come quelli di Romano Prodi, infarciti di uomini provenienti dagli uffici della grande finanza anglosassone, a cominciare dallo stesso Prodi.

Se questo non bastasse, per garantire il soddisfacimento dei desideri statunitensi c’è tutta la grande stampa e i grandi media nazionali al loro servizi: i grandi giornali controllati dalle banche, come il Corriere della Sera, o di proprietà di imprenditori amici, come il gruppo l’Espresso Repubblica dell’ingegner De Benedetti o il Messaggero del costruttore Caltagirone, per puro caso suocero, extra vincolo religioso, di Pier Casini, o La Stampa di Torino, giornale da sempre di proprietà della famiglia Agnelli. Lo schieramento è stato infine completato con la messa in rete della versione italiana dell’Huffington Post, realizzato con la collaborazione dello stesso gruppo l’Espresso e alla cui direzione è stata nominata Lucia Annunziata, giornalista di chiara impronta AmeriKana, nonostante la lunga militanza nella sinistra marxista italiana.

Con questa potenza di fuoco sarà difficile arrivare ad una diversa soluzione politica che non sia la grande coalizione a sostegno del governo Monti bis, qualunque cosa possano fare Grillo e il suo movimento, certamente non destinato a raccogliere il 50% più un voto alle prossime elezioni politiche.



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