Ma il PD è un partito o uno sfasciacarrozze?

La segreteria politica del PD

Era stato Matteo Renzi, sindaco di Firenze a dispetto della segreteria nazionale del partito, che fece di tutto per contrastarne l’elezione alla carica di primo cittadino della città di Dante nel 2009, a lanciare la campagna di rottamazione per rinnovare il partito e soprattutto il suo gruppo dirigente, ma ecco che ora sono altri a rilanciare con offerte ancora più ardite.

Questa volta è Nicola Vendola, per gli intimi Nichi, presidente della regione Puglia ad annunciare, in contemporanea alla sua candidatura per le primarie del PD (o meglio della coalizione del centro sinistra, che però non si sa ancora in cosa consiste e, soprattutto, su quale base programmatica si sosterrà), una più audace campagna di rottamazione del dirigente Piddino, perché se la proposta di Renzi si proponeva la semplice sostituzione su base anagrafica, sostituendo tutti quei modelli venuti alla luce ai tempi in cui la benzina costava 150 lire al litro e che oggi appaiono consumare troppe risorse a fronte di un rendimento bassissimo e un impatto inquinante che non è più possibile sopportare, Vendola ci aggiunge dei requisiti estetico-ideologici che rendono rottamabile una più vasta gamma di dirigenti, presenti anche nelle leve più giovanili, a cominciare dallo stesso Renzi, reo di apparire troppo berlusconiano nei modi e nei programmi.

I contendenti

Nel silenzio dei vari D’Alema, Veltroni, Bindi, Fassino, Fioroni, etc. che sono poi i rottamandi, secondo almeno le intenzioni dei due candidati alla segreteria del partito, Tonino Di Pietro, il terzo aspirante alla carica di segretario, tergiversa e lancia sibillini proclami: non mi candido più, anche perché non c’è una coalizione per la quale candidarsi e quelle in programma sono primarie del PD e non della coalizione. Questo in sostanza dice Di Pietro, che si trova a giocare il duplice ruolo del rottamatore che rischia di diventare il rottamato, non senza una ragione.

La variabile impazzita

In effetti la coalizione del centrosinistra, come accennato sopra, non esiste e non si capisce perché il PD, o meglio il suo gruppo dirigente, si arroghi il diritto di stabilire le regole per votarne il leader. Perfino Bersani ha compreso che non poteva agire nel modo in cui il gruppo dirigente lo stava portando a fare ed ha sospeso ogni decisione. Il risultato della riunione dei delegati del partito è stata infatti quella di lasciare tutto o quasi com’era.

Ad oggi è quindi ancora difficile comprendere, chi come e per chi potrà a votare per le prossime primarie del centrosinistra (o del PD?) e non si capisce nemmeno se Nichi Vendola potrà davvero partecipare, dal momento che ad oggi non c’è ancora nessun vincolo di coalizione tra il PD e il Sel, partito a cui Vendola appartiene, più di ogni altra cosa, non c’è nessuna dichiarazione né da parte di Vendola né da parte di Renzi (per non parlare di Di Pietro), di sostenere l’avversario alle prossime elezioni politiche, nel caso dovesse vincere le primarie.

I rottamandi

In tutta questo trambusto nessuno dei rottamatori ha peraltro fatto chiarezza sulla sua offerta, chiarendo ad esempio se ci sono supervalutazioni per l’usato o sgravi fiscali nel caso della sostituzione di un obsoleto dirigente con uno nuovo e garantito ecologista: quanto vale una Bindi d’annata o un D’Alema di seconda mano ma in discrete condizioni? Un silenzio che francamente non fa ben sperare sulla buona riuscita dell’intera operazione.



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