Più Monti per tutti

Un uomo per tutte le stagioni e per tutti gli schieramenti, questo rischia di essere l’etichetta appiccicata alla fronte del professor Mario Monti, attuale primo ministro del governo “tecnico” italiano. Non che questo sia una novità, perché già da consulente Mario Monti è stato l’uomo di tutti i governi, quelli di centrodestra come quelli di centrosinistra, ma che in questo momento storico non deve piacergli molto, essendosi egli presentato come esponente della società civile prestato alla politica in un momento di bisogno nazionale, però lontano ed equidistante da tutte le forze politiche che pure in parlamento si sono ritrovate a sostenere il governo da lui presieduto. Abbiamo già nei giorni precedenti illustrato come un ampio schieramento di “Amerikani” sostenga la riedizione di un secondo governo Monti, all’indomani delle prossime elezioni politiche, qualunque sia la maggioranza che uscirà dalle urne. Uno schieramento politico trasversale che va dalla destra moderata agli ambienti cattolici e liberali del PD, attraversando il “grande” (almeno nelle aspirazioni dei suoi creatori) centro. A rafforzare, o a mestare nel torbido, ci ha pensato Silvio Berlusconi, che nell’ultima intervista rilasciata alla stampa ha fatto intendere come Monti potrebbe essere il presidente del consiglio designato, se non proprio il leader da presentare alle prossime elezioni ed è facile capire il perché dell’uscita dell’ex premier. A Berlusconi può essere mossa qualsiasi critica, tranne quella di essere un cretino, avendo più volte dimostrato negli ultimi venti anni di essere in grado di mettersi in tasca qualsiasi presunto leader politico di professione, spesso addirittura ridicolizzandosi.

Il Sardanapalo di Arcore, avendo naturalmente compreso di aver perso il sostegno della maggioranza degli elettori, a causa degli scandali per la sua condotta privata, ma soprattutto per non aver fatto nulla di quanto promesso con gli impegni elettorali, sa di dover giocare in difesa e di cercare di portare nel prossimo parlamento una pattuglia di fedelissimi coi quali cercare di contrattare col prossimo governo, che tutti sanno benissimo sarà di nuovo Mario Monti. L’eccessivo amore dei politici potrebbe però finire per essere un ostacolo proprio per il professore, che battezzato da così tante candidature potrebbe perdere l’aurea del tecnico super partes, alienandogli le simpatie popolari ancor più delle sue politiche governative. In particolare l’endorsement di Berlusconi, che da tempo ha tramutato il tocco di Mida che l’aveva reso famoso in quello della Medusa (che non è la casa di produzione cinematografica di sua proprietà), potrebbe costargli caro e suscitargli contro anche una parte della sinistra moderata, che a questo punto potrebbe seguire un leader radicale come Nichi Vendola da Terlizzi. Del resto un osservatore attento alle cose italiane si dovrebbe sorprendere non poco dell’apertura di credito di così tante forze politiche verso un premier che non ha in realtà risolto nessuno dei problemi che era stato chiamato ad affrontare. A discapito delle parole rassicuranti e dell’aspetto sorridente del professore infatti, non si vede neppure un barlume di luce alla fine del tunnel dell’economia italiana e i dati pubblicati oggi dal FMI dimostrano invece che la recessione continua a farla da padrone e gli studi di Citibank confermano quello che il presidente della confindustria Squinzi aveva già preannunciato: non ci sarà, nonostante Monti e qualche suo ministro avessero detto il contrario, nessuna ripresa nel 2013. Sarà tanto se si vedrà qualcosa nel 2015, se nel frattempo le cose non dovessero ancora peggiorare per qualche variabile non prevista.

In realtà la risposta alla tanta popolarità di Monti tra i politici sta nella estrema debolezza in cui oggi si trovano i partiti politici, travolti dagli scandali e incapaci di auto-riformarsi e sotto l’assedio dei cosiddetti movimenti anti-politici, quello capeggiato da Beppe Grillo per primo. L’unica difesa di cui dispongono è quella di arrivare al voto con l’attuale sistema elettorale, che gli consente di portare in parlamento gli uomini indicati dalle segreterie di partito, sostenere il governo tecnico in attesa di tempi migliori, sperando che come al solito, in un momento economico migliore, gli italiani perdano la memoria e perdonino gli eccessi del passato e chiudendo ancora una volta gli occhi davanti ai futuri.



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