In difesa di Nicole Minetti

Nicole Minetti in Consiglio Regionale

Può sembrare un’impresa impossibile, o semplicemente bizzarra e da dandy vanesio, ma la difesa di colei che è il bersaglio favorito di una certa stampa sempre pronta a fare la morale, ma soprattutto a persone in fondo facili da colpire, prive come sono di risorse e potere per poter reagire, trascurando invece altri individui, magari protagonisti di vicende ben più gravi.

Il caso della consigliera regionale lombarda Nicole Minetti è poi ancor più indicativa della deriva gossippara e popolar-qualunquista della stampa italiana, compresi i grandi giornali, ormai molto più attenti a cercare di vendere qualche copia in più utilizzando argomenti e foto da rotocalco di pettegolezzi, quelli che una volta si leggevano solo dalle parrucchiere, e che da mesi utilizza l’immagine della callipigia consigliera come vero e proprio corpo di distrazione di massa.

Foto di Nicole Minetti per acchiappare lettori

Eppure “il caso Minetti” potrebbe dare molti spunti, se solo si volessero cogliere, per discutere dei problemi reali che la politica italiana sta attraversando e sul come si sia arrivati a un tale livello di corruzione, disonestà, incompetenza e faccia di bronzo (per non usare altri termini più crudi) della cosiddetta “casta”, della quale la bella, giovane e sfrontata Nicole è entrata a far parte grazie alla benevolenza di un potente, come tanti altri del resto.

Il punto è proprio questo: come tanti altri, perché da tempo le site elettorali sono infarcite di parenti, amici, amanti e sodali di ogni tipo dei potenti della politica, i cui meriti per occupare quelle posizioni sono sconosciuti ai più, mentre manca ormai completamente un meccanismo di selezione del personale politico basato sul merito e sulla preparazione.

Nicole sfila a Milano per Parah

Non si comprende allora perché ci si debba meravigliare davanti alle dichiarazioni dell’ex igienista dentale del San Raffaele quando dichiara con grande sincerità la propria impreparazione, dovuta alla giovinezza e all’inesperienza, ma riconoscendosi però le doti di una buona istruzione, una discreta intelligenza e la voglia di imparare a fare questo “lavoro”.

Nicole ha dunque detto delle semplici verità e se si andasse a verificare la produzione di tenti e tante consiglieri regionali o deputati, di tutti i partiti, si potrebbe facilmente verificare come l’attività della Minetti non è dissimile a quella dei suoi colleghi.

Nicole sfila a Milano per Parah

Questo magari conferma la natura pletorica della classe politica italiana, composta da troppi inutili personaggi, ma anche della difficoltà di formazione dei giovani politici italiani, come se gli attuali leader pesassero di essere eterni, tanto da permettersi di non preparare i propri successori.

La stampa preferisce invece accanirsi su Nicole Minetti e sulla sua vita al di fuori del Pirellone, invadendo pure la cronaca politica con le sue, presunte, vicende sentimentali, le sfilate di moda alle quali è chiamata a partecipare, che sono un lavoro onesto e legittimo, e con le foto del corpo del delitto. Perché alla fine questo è il maggior crimine della consigliera Minetti: quello di possedere un corpo, benché ritoccato chirurgicamente come da standard estetici contemporanei, decisamente attraente.

Eppure la sola lettura delle cronache di questi mesi, ad un esame attento e intellettualmente onesto dei fatti, farebbe immediatamente nominare la consigliera Nicole Minetti come uno dei politici più integri del consiglio regionale lombardo, che vede un numero ormai difficile da conteggiare di personaggi inquisiti e chiacchierati per vicende tutt’altro che secondarie, a cominciare dal presidente della regione, svariati assessori della giunta e esponenti dell’opposizione, tutti insieme appassionatamente impegnatesi nel saccheggiare l’erario dello Stato. Vicende che hanno portato alla regione Lombardia in una situazione di equilibrio del terrore, laddove è impossibile chiedere le dimissioni del presidente Formigoni se rimane in carica il consigliere dell’opposizione Penati (al centro di un sistema di corruzione e pagamenti di tangenti enorme, ma spesso dimenticato dalla stampa) e dove il pericolo che lo scioglimento del consiglio porti alla luce la parte invisibile dell’iceberg del malaffare regionale.

Come si può allora non considerare Nicole Minetti indegna di appoggiare i suoi glutei imperiali sullo scranno da consigliera, quando nella stessa sede si raccolgono personaggi tanto poco raccomandabili? lei in fondo si limita ad osservare ed imparare, oltre che ad intascare solo il suo stipendio da 13.000 euro mensili, senza approfittarsi di rimborsi, finanziamenti sottobanco e, soprattutto, senza pretendere tangenti.

Non sarà che se ci fossero state più Minetti e meno politici “preparati” oggi il consiglio regionale lombardo non vivrebbe un tanto difficile momento? Di sicuro sarebbe stato un posto più allegro e piacevole da frequentare, almeno!

P.S.

Nicole ha dimostrato oggi di essere bella dentro, oltre che fuori, offrendo generosamente la sua solidarietà alla collega Sarà Giudice, incappata in questi giorni in una spiacevole vicenda di voti comprati dalla criminalità organizzata e che pure nelle scorse settimana l’aveva attaccata pesantemente, guadagnandosi il nomignolo di anti-Minetti.



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