La legge è uguale per tutti, la Costituzione no!

La lotta per non perdere i diritti acquisiti sembra essere ormai l’unica ragione di esistenza della cosiddetta classe dirigente nazionale, che ha giudicare dallo stato della Nazione ha diretto veramente male, e l’ultima sentenza della Corte Costituzionale, che ha dichiarato illegittimo il taglio del 5% della parte eccedente i 150.000 euro l’anno degli stipendi di magistrati e varie tipologie di dirigenti statali, dimostra cosa significa seguire il motto di “resistere, resistere, resistere”.

Qualcuno ha scritto che la sentenza della “Suprema Corte” è inappuntabile dal punto di vista del diritto, anche se ingiusta moralmente, quando a noi pare affatto evidente che le argomentazioni portate dai giudici per rigettare il contenuto degli atti legislativi siano molto lontane da considerazioni “in punta di diritto”, quando piuttosto congetture basate sull’interesse a difendere dei privilegi.

Affermare infatti che la norma dichiarata incostituzionale porrebbe i sacrifici economici solo sulle spalle di una categoria di cittadini è risibile, quando tutti possono constatare che il grosso dello sforzo per il risanamento è stato richiesto ai cittadini con reddito medio-basso e che l’unico vero provvedimento che ha, almeno per ora, portato sollievo alla finanza pubblica è la riforma delle pensioni, che certamente non ha toccato le cosiddette pensioni d’oro, ma che in compenso ha lasciato nel limbo migliaia di lavoratori, che si sono ritrovati improvvisamente senza stipendio e senza pensioni, perché è evidente che per loro il principio dell’intangibilità dei diritti acquisiti non può valere.

Considerando poi che la stessa Costituzione della Repubblica Italiana impone ai cittadini di versare all’erario parte dei propri redditi secondo un principio di proporzionalità, per cui chi più guadagna più deve pagare, un principio che però viene tranquillamente ignorato, lasciando che siano i meno abbienti a sostenere le sorti della finanza pubblica, secondo il noto principio che togliendo poco a molti s’incassa di più che togliendo tanto a pochi, non considerando che quel poco per un pensionato al minimo vuol dire tantissimo, troppo!

Considerazione secondaria potrebbe essere quella secondo la quale in un paese normale dovrebbero essere i più fortunati a devolvere allo Stato in modo spontaneo, in questo momento di particolare bisogno, parte delle loro ricchezze, secondo quel principio che i francesi hanno definito del “noblesse oblige”.

Ma la nobiltà, intesa come fierezza e generosità d’animo, non è mai stata molto praticata e gli attuali appartenenti alla classe dirigente non sono diversi dai loro predecessori, come erano, per intenderci, quel gruppo di generali che nella prima guerra mondiale mandarono al macello centinaia di migliaia di italiani sulle cime Alpi orientali, dei coglioni con le stellette che pensavano di essere dei Napoleone. Non essendoci stata mai nel nostro paese una vera rivoluzione, che azzerasse le classi sociali, è normale che gli attuali siano i nipotini degli autori del disastro di Caporetto.

Buoni a niente e pronti a tutto, questa è la principale caratteristica del grande burocrate nazionale: buono ad approfittarsi della posizione di potere acquisita (in genere per appartenenza familiare) e pronto a saltare sul carro di chiunque appaia in grado di fargli mantenere o aumentare prestigio e ricchezze.

la speranza che il sistema si auto-riformi è fallace: non c’è alcun segno della volontà di volerlo fare, mentre si spera invece che la congiuntura migliori in modo che tutto ritorni come prima, con un’opinione pubblica troppo occupata a godersi il benessere garantito dalla società dei consumi per interessarsi della cosa pubblica.

Perché i grandi complici di questa classe di cattivi dirigenti sono stati soprattutto gli italiani, anche se è vero che il pesce puzza dalla testa e che è la testa ad infettare il resto del corpo, la indifferenza con la quale è sto subito il malgoverno nei passati decenni accusa tutto il popolo italiano di essere la causa principale dei suoi mali.

Sarà la crisi, della quale nonostante le dichiarazioni ottimiste del premier Monti non si vede la fine, a svegliare gli italiani? Difficile dirlo, ma in altri luoghi certi avvenimenti avrebbero causato proteste veementi, che da noi stentano a vedersi.

Oggi però il settimanale Panorama lancia precisi avvertimenti di possibili rivolte violente, nel si dovesse continuare con questo andazzo. Una raccomandazione rivolta al potere che non può essere basata che sulla sensazione che le cose potrebbero precipitare da un momento all’altro e di sbrigarsi quindi a cambiare atteggiamento, se si vuole evitare il peggio. Una raccomandazione che sarà accolta? ne dubitiamo fortemente.



Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...