Segnali di fumo

«La situazione migliora, ci sono segnali di ottimismo», questo ci fa sapere il governatore della Banca centrale Europea Mario Draghi e le sue rassicurazioni, unite a quelle del Presidente del Consiglio Mario Monti non possono non far rasserenare gli italiani…anche se…i segnali che essi possono vedere con i propri occhi non sono così incoraggianti.

In realtà Draghi non si riferiva tanto alla situazione italiana, quanto a quella generale della cosiddetta euro-zona e, dal momento che riveste una carica sovranazionale non può essere che così.

Mario Draghi

Nella chiusura della sua dichiarazione non ha però potuto negare che l’economia globale ha ancora rallentato, secondo i dati presentati dallo FMI, e questo fa un po’ a cazzotti con l’ottimismo dichiarato in precedenza.

Il dubbio a questo punto è che si faccia un po’ il calcolo dei polli di Trilussa, secondo la cui versione della scienza statistica se un tale mangia due polli e un altro niente secondo la statistica ne hanno mangiato uno a testa.

Analogamente ci tocca pensare che, mentre alcuni paesi continuano ad affondare nella recessione, alcune economie europee mostrano segni di ripresa, tanto da far sperare che l’insieme della zona dell’euro stia per uscire dalla crisi.

Una prospettiva che ho l’impressione non faccia però particolarmente piacere soprattutto a Italiani, Spagnoli, Greci e Portoghesi, che possono solo immaginare di veder arrivare nei loro paesi torme di turisti nordeuropei, venuti a far la bella vita in posti in cui i prezzi sino mantenuti bassi dalla recessione economica.

Intanto i consumi nazionali continuano a decrescere, a cominciare, forse per la prima volta nella storia, da quelli per i carburanti, mentre s’impennano i costi delle bollette, a causa dell’aumento dell’iva disposto dal governo: il costo dell’energia in Italia è ormai così elevato che per le industrie è impossibile produrre rimanendo competitivi con le imprese straniere, con le conseguenze che sono facili da immaginare.

Ma la via verso la salvezza ce la indica il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: essa è l’Europa, questa mitologica figura di super-stato che da decenni è stata propagandata come la soluzione di tutti i mali del mondo e che, nonostante i fatti abbiano dimostrato il contrario, è ancora considerata l’unica speranza per la pace e la prosperità, tanto che l’accademia svedese le ha conferito il premio Nobel per la pace, dimenticando alcune cosette come le guerre nella ex Jugoslavia e certi interventi in paesi come Libia e Iraq. Ma se il premio è stato assegnato perfino a Barack Obama tutto è permesso!

Giorgio napolitano

Dobbiamo diventare meno italiani e più europei per salvarci, ammonisce Napolitano e l’unica cosa che a noi viene in mente è solo quella di ricordare quando il popolo italiano, che secondo la Costituzione, la legge fondamentale dello Stato, quella legge che pare impedisca di decurtare gli stipendi di magistrati e manager di Stato oltre la soglia dei 90.000 e dei 150.000 euro annui, esercita la sovranità, è stato chiamato a decidere se diventare europei o rimanere, come da millenni ormai ci è capitato, soltanto italiani.
La risposta è mai.

I principi sono belli, quelli contenuti dalla Carta Costituzionale poi sono addirittura bellissimi, peccato che vengano tirati in ballo solo quando servono a difendere privilegi di casta o ragioni incomprensibili, in genere a favore di minoranze che sono considerate, chissà perché, meritevoli di particolare attenzione, mentre quando è in gioco il destino di tutti vengono dimenticati nel cassetto.

Merkel e Hollande, i consoli d’Europa

Il presidente però si dice sicuro che per uscire dalla crisi bisogna cedere la sovranità all’Unione Europea, ovvero a persone che nessuno conosce e che nessuno ha mai veramente delegato a prendere decisioni per proprio conto. Le vicende che ci accadono sotto gli occhi ci dicono peraltro che a comandare veramente è il governo Tedesco, con magari l’appoggio di quello Francese e che le cose non sono destinate a cambiare, ma solo a peggiorare se si dovesse cedere la sovranità al Moloch europeo.

Ma non sarà per questo che il Regno Unito è sempre stato così diffidente verso il disegno europeo?



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