La Compagnia del Bordello

La Compagnia dell’Anello

C’era una volta un gruppo di giovani idealisti, la cui massima aspirazione era quella di vivere secondo i dettami delle regole ferree dei cavalieri della tavola rotonda, dei samurai del Giappone medievale, volendo distinguersi fortemente dai propri coetanei, che in quei tetri anni non a caso definiti in seguito “anni di piombo” seguivano intruppati le lusinghe e le illusioni di finte rivoluzioni, in una manifestazione di conformismo di massa forse mai vista prima.

Una scelta ai limiti del masochismo, perché significava rinunciare a sperare in carriere fulgide e prestigiose, abbracciando invece un futuro incerto, mentre il presente era fatto di lotte spesso sanguinose, tanto che non pochi ci rimisero le giovanissime vite. La volontà di mostrarsi migliori, superiori, diversi, era però così forte che essi superarono tutte le aggressioni e le non rare persecuzioni delle autorità, mostrandosi degni della causa della libertà e dei valori della tradizione che avevano abbracciato e che avevano giurato di non tradire mai.

A guidarli ed educarli era un saggio e paziente capo che gli insegnò l’amore per la Patria, per la Famiglia, il valore dell’amicizia e della fratellanza e, cosa più importante, il senso dell’onore.

I bravi giovani crebbero così nutrendosi di alate letture: Mishima, Pound, Nietzsche, Evola, de Benoist, fino a esplorare i mistici di ogni cultura, in cerca dei valori ritenuti essenziali per superare l’ordinaria grettezza della vita quotidiana. A colpire la fantasia dei giovani fu soprattutto l’allora sconosciuto in Italia John Ronald Reuel Tolkien nelle cui opere trovarono la perfetta rappresentazione di quello che la loro comunità avrebbe dovuto essere: una compagnia di prodi pronti a lottare contro il male e a soccorrersi l’un l’altro, senza mai neanche dubitare della lealtà e della dedizione dei propri compagni. Era la compagnia dell’Anello!

Passarono gli anni e le cose mutarono. Il conformismo rivoluzionario passò di moda e altri malanni si abbatterono sulla Nazione. Il saggio e paziente capo morì, ma lasciò ai suoi discepoli un partito forte e ricco che aveva preservato dalle malsane insidie del potere e pronto per eseguire la missione per la quale era stato costruito, riportare l’Italia nel suo ruolo naturale di portatrice di civiltà e cultura, secondo la profezia di Ezra Pound:”I BELIEVE IN THE RESURRECTION OF ITALY QUIA IMPOSSIBLE EST NOW IN THE MIND INDESTRUCTIBLE”.

La Compagnia del Bordello

I ragazzi ormai divenuti uomini furono lesti ad approfittare dell’occasione datagli da uno strano personaggio, una specie di ricchissimo stregone, di illusionista meneghino evidentemente capace di fabbricare oro, che in poco tempo era riuscito ad affascinare le masse e a farsi eleggere capo del governo. Ma non poteva essere certo un ostacolo difficile da superare per dei cavalieri forgiati nelle dure lotte degli anni 70.

Ma se perfino il purofolle Parsifal si fece corrompere dal potere i nostri ormai ex ragazzi non seppero resistere, e nel volgere di pochi anni furono travolti da quei piaceri e dai quei vizi che accompagnano l’esercizio del potere e che corrodono i deboli di spirito e i nostri si dimostrarono debolissimi tanto che in pochi anni la compagnia dell’Anello si tramutò nella compagnia del Bordello, seguendo l’esempio di vita del fattucchiere di Arcore. I suoi ex membri cominciarono a contendersi l’eredità, non quella spirituale ma quella  materiale, del loro antico capo  ormai dimenticato. Case e palazzi divisi come la veste del Cristo, appartamenti regalati ad affini, quando erano stati donati con il vincolo che fossero usati per finanziare la lotta per una causa ormai negletta. Ideali e giuramenti buttati nella pattumiera in favore di festini a base di ostriche, champagne e la compagnia di procaci attricette, mostrando un appetito, una protervia e una faccia di bronzo da far impallidire il ricordo dei loro pur voraci predecessori, a dimostrazione che, checché ne dica Giulio Andreotti, il potere logora chi ce l’ha, soprattutto se non si hanno gli strumenti morali e intellettuali per domarlo.

Così  l’epopea dei cavalieri della compagnia del Bordello finì in porchetta e porcelle  e in litigi per il patrimonio comune e a far finta di rimettersi insieme, per tentare di rimanere in sella al potere, fingendo di continuare a perseguire un sogno svanito nel nulla da tempo.


One Comment on “La Compagnia del Bordello”

  1. […] dell’Anello guidata da Gianfranco Fini che si stava però trasformando velocemente nella Compagnia del Bordello, affinché contribuisse a finanziare la lotta per la […]


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