Fini e la maledizione del Condottiero

Noi del FuffaPost avevamo tentato di avvertirlo, il presidente Gianfranco Fini, che sulla sua testa pendeva una terribile maledizione, che avrebbe dovuto consigliarli di abbandonare la scena politica e indurlo a ritirarsi al sicuro, in qualche eremo lontano, ma siamo rimasti inascoltati. Ecco che però puntualmente quello che avevamo previsto si è verificato e la maledizione del Condottiero si è abbattuta sul leader politico.

Eppure basterebbe essere in possesso delle conoscenze di un studente liceale per saper prevedere che il Condottiero non avrebbe lasciato correre una tale offesa e si sarebbe vendicato dell’oltraggio perpetrato ai danni della sua casata, perché Bartolomeo Colleoni, uno che esibiva con orgoglio i genitali, che avevano dato il nome stesso alla famiglia, nel suo stemma gentilizio (tre paia di coglioni, il che non vuol dire che il Condottiero potesse vantare un organo genitale in soprannumero, come narra la leggenda, essendo i tre organi rappresentati tutti di normale fattura) era un uomo che non passava sopra a certe offese. Del resto basta osservare i ritratti che di lui ci sono pervenuti, per farsi l’idea dell’uomo uso a farsi sbrigativamente giustizia da solo, a cominciare dalla rappresentazione equestre del Verrocchio, che rappresenta Bartolomeo fieramente vestito della sua armatura tenere ben salde le briglia di un pur nervoso destriero, mentre con lo sguardo d’acciaio del valoroso uomo D’Armi scruta l’orizzonte.

L’origine della maledizione è risaputa: tutto ebbe inizio dal lascito testamentario dell’ultima erede del Condottiero, la contessa Anna Maria, fascistissima ammiratrice di Giorgio Almirante che lasciò il suo patrimonio all’allora partito di Alleanza Nazionale, nel quale erano confluiti i reduci del MSI, quella compagnia dell’Anello guidata da Gianfranco Fini che si stava però trasformando velocemente nella Compagnia del Bordello, affinché contribuisse a finanziare la lotta per la causa.

Conoscendo le simpatie politiche della contessa Colleoni è facile capire quale fosse la causa alla quale si riferisse, ma le mutate opinioni e il nuovo status familiare dell’ On Fini fecero si che uno degli appartamenti che fu di proprietà della nobildonna, un quartierino situato nel Principato di Monaco di notevole valore economico, finisse per essere venduto a prezzo irrisorio proprio al cognato di Gianfranco Fini. Le polemiche che scaturirono quando si seppe della cosa furono liquidate dal politico, che rigettò ogni accusa di essersi approfittato dei beni del partito, come un prodotto della “macchina del fango” berlusconiana, nonostante le evidenze fossero piuttosto chiare, tanto che promise le dimissioni dalla carica di presidente della camera qualora fosse stato dimostrato che il nuovo proprietario dell’appartamento fosse il fratello della sua seconda moglie.

L’appartamento di Montecarlo

Sembrava che la storia dovesse finire nel dimenticatoio, come tante altre in Italia, ma ecco che dopo due anni dalle prime rivelazioni saltano improvvisamente fuori nuovi documenti che sembrano spazzare via anche i dubbi residui sul fatto che l’appartamento di Montecarlo fu effettivamente svenduto da Alleanza Nazionale a Giancarlo Tulliani, che l’acquistò tramite un procuratore d’affari e una società immobiliare che era stata costituita sull’isola di Santa Lucia.

Il fatto che fa più pensare e che soprattutto dovrebbe far pensare il presidente Fini, è che stavolta lo scoop non proviene da uno dei giornali di proprietà di Berlusconi, bensì dal settimanale L’Espresso di Carlo De Benedetti, da sempre considerato il principale avversario del cavaliere di Arcore. Una circostanza che dovrebbe fargli capire quanto è superflua oggi la sua presenza sullo scenario politico, se la stampa, dal Fatto Quotidiano a Repubblica, che ieri aveva ignorato la storia dell’appartamento monegasco, quando non aveva cercato addirittura di proteggere il politico utile alla causa antiberlusconiana, da la notizia con molta enfasi e in prima pagina.

Quanto sta accadendo però non sorprende noi del FuffaPost, perché eravamo sicuri che il Condottiero avrebbe consumato la sua vendetta, che come si sa è più gustosa quando viene servita fredda.


One Comment on “Fini e la maledizione del Condottiero”

  1. […] italiana. Il suo FLI è infatti dato allo o,5%. Un triste ma non immeritato tramonto, per chi aveva osato sfidare l’ira del terribile […]


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