Dirigenti si nasce

Giovanna Melandri

Forse pochi lo sanno, ma l’Italia è il paese del cosiddetto mondo occidentale con la più bassa mobilità sociale interna. Questo significa che è difficilissimo incontrare qualcuno che sia riuscito a salire nella scala sociale dalla posizione occupata dalla propria famiglia ad uno status più elevato, mentre molto più probabile che i figli continuino a fare il lavoro dei loro padri: il barista farà il barista, l’avvocato farà L’avvocato, l’idraulico farà l’idraulico, il medico farà il medico e il Boiardo di Stato farà il Boiardo di Stato.

Che questo stato di cose non sia un bene per il benessere di tutta la Nazione lo sanno tutti, nonostante però in tanti si riempiono la bocca della necessità di creare un sistema di selezione che possa realmente premiare i più meritevoli, creando così i presupposti per consentire anche a coloro che partono da posizioni più disagiate di poter occupare le posizioni lavorative più prestigiose e gratificanti, nulla nel concreto è mai stato realizzato, anche perché dagli stessi che dovrebbero riformare il sistema giungono segnali chiari che non si vuole in realtà cambiare nulla, a cominciare dalla selezione del personale politico.

Qualcuno ricorderà che l’ex ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta promulgò una legge che si prefiggeva lo scopo di selezionare i dirigenti del settore pubblico, almeno in parte, in base ai loro curriculum e alle capacità espresse durante la precedente attività lavorativa. Ebbene abbiamo purtroppo constatato di persona come la legge può essere facilmente ignorata, quando per esempio per nominare i componenti dello Oiv, l’organo amministrativo che valuta il rendimento dei dirigenti comunali, sarà il sindaco del comune a decidere le nomine, secondo sue personali convinzioni e senza tener conto delle competenze documentate dai curriculum presentati.

Con lo stesso metodo pare volersi muovere anche lo stesso governo nazionale, che sarà pure un governo di tecnici ma sembra molto attento a rispettare certi equilibri politici, primo fra tutto quello di non lasciare senza poltrona quanti in questi tempi di incertezza e di rottamazioni rischiano, o pensano di rischiare, di poter rimanere fuori dai giochi che contano.

Simbolo dell’inamovibilità del personaggio di potere rischia di diventare l’On. Giovanna Melandri, che in questi giorni è al centro delle polemiche per la sua nomina, da parte del ministro ai beni culturali Lorenzo  Ornaghi, alla presidenza della fondazione del Maxxi, il museo nazionale per le arti de XXI secolo, perché secondo molti non avrebbe le necessarie competenze, che per un governo che si definisce tecnico dovrebbero fare la differenza.

Giovanna Melandri a Malindi in casa di Flavio Briatore

Polemiche a parte è evidente però che la nomina della Melandri si inserisce nella ben conosciuta abitudine del sistema familistico di sistemare gli amici e il curriculum stesso della deputata del PD la mostra come un’appartenente alla categoria dei “dirigenti nati”.

Giovanna Melandri cominciò la sua carriera di dirigente quando nel 1982, appena ventenne, entrò nel direttivo di Lega Ambiente. Fu quello il primo passo di un lungo percorso fatto dall’occupazione di ruoli dirigenziali in varie organizzazioni nazionali e internazionali fino all’approdo nel direttivo del PDS e poi in parlamento e infine al ruolo di ministro per i beni culturali, nei governi D’Alema e Amato, senza però smettere di impegnarsi nei direttivi di svariati enti e associazioni.

Una carriera ormai lunga trent’anni quella dell’On. Melandri, ma che francamente non ci pare abbia segnato in qualche modo i destini del Paese, se di lei l’unica cosa che viene in mente è la famosa querelle sulla partecipazione feste nella casa di Flavio Briatore in Kenya, da lei negate ma documentate fotograficamente dall’imprenditore piemontese, rimasto alquanto piccato dal comportamento di quella che riteneva probabilmente un’amica.

Singolare poi la coincidenza che fa trovare alla guida della fondazione di un altro museo, quello di Rivoli, che potrebbe effettivamente far pensare che la scelta dei dirigenti degli enti pubblici sia decisa più sulla base dell’appartenenza familiare e sociale (e andando a guardare il tessuto sociale dal quale proviene la coppia di cugini non si può non pensarlo) che dalle competenze tecniche.


One Comment on “Dirigenti si nasce”

  1. […] Onu per i rifugiati, signora alla quale potremmo dedicare una nuova puntata  della serie “dirigenti si nasce”, al senato servivano i voti dei montiani o dei grillini per eleggere Piero Grasso, magistrato già […]


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