L’ingordo grassatore della cosa pubblica.

Francone Batman Fiorito

Proprio così i giudici del riesame  hanno definito Franco Fiorito, conosciuto ormai da tutti col nomignolo di Batman, anche se per lui è molto più adatto il nome di Francone, col quale è ben noto a Roma e in Ciociaria.

Ebbene la definizione di grassatore della cosa pubblica è frutto di una superficiale e forse voluta sottovalutazione  del caso Fiorito, che è ben più complesso e che meriterebbe ben altra profondità di pensiero.

Per prima cosa bisogna rilevare che Fiorito non si è appropriato indebitamente del denaro dei contribuenti, ma di fondi già destinati al gruppo consiliare del PDL alla regione Lazio e che tutti i gruppi consiliari, di tutti i partiti, avevano e hanno a disposizione una simile dotazione di fondi, dei quali possono disporre discrezionalmente.

Cosa significa questo? Significa che Fiorito, come Maruccio dell’IDV e chiunque altro abbia tenuto un comportamento simile, hanno “grassato” i soldi dei loro partiti e non genericamente la “cosa pubblica”.

Quello su cui si dovrebbe allora porre maggiormente l’attenzione sarebbe proprio l’enorme quantità di danaro pubblico che viene destinato alle spese dei politici italiani di ogni ordine e grado e che è evidentemente destinato non tanto all’attività politica degli interessati ma, come già sottolineato altre volte, a rendere, diciamo così, più gradevole la loro esistenza, oltre che a beneficiare parenti, amici e clientele varie (singolare proprio la condotta dell’Iddivino Maruccio, che mentre distoglieva quasi 800.000 euro dai conti del partito si “dimenticava di pagare l’affitto della sede del partito in quel di Latina).

Ancora una volta è dimostrato che il sistema di finanziamento ai partiti è ingiustamente generoso e che fa affluire nelle tasche, dei già profumatamente pagati politici, per di più gratificati da una serie di benefit addirittura imbarazzanti se confrontati a quelli concessi ai loro omologhi di tutto il mondo, una quantità di denaro enorme e ingiustificato dalla loro attività pubblica, tanto da potersi configurare nei loro confronti l’ipotesi dell’ingiustificato arricchimento, previsto dall’art 2041 del codice civile.

Sarebbe facile, e qualche giornale lo ha già fatto, dimostrare come personaggi senza arte ne parte e con nessun bene al sole siano diventati abbienti signori dopo una carriera politica più o meno lunga.

Alla luce di tutto quanto è accaduto sotto i nostri occhi, quello che veramente dovrebbe chiedere una stampa libera e indipendente dovrebbe essere la riforma del finanziamento ai partiti, che peraltro era stato abolito con una larga maggioranza dai cittadini italiani con un referendum consultivo, ma i giornalisti italiani non paiono particolarmente interessati al problema in generale, preferendo dedicarsi alla descrizioni degli aspetti particolari, specialmente a quelli più suggestivi, come la figura del pantagruelico Batman di Anagni.

Piero Marrazzo

Del resto, se ci fosse stato un minimo di interesse per il vero problema dei soldi pubblici destinati alla politica, la vicenda dei fondi che finiscono nella disponibilità discrezionale dei politici regionali sarebbe saltata fuori già durante lo scandalo Marrazzo, quando si dimostrò che l’allora presidente della Regione Lazio poteva disporre di ingenti somme senza doverne rispondere a nessuno ma la semplice assicurazione che Marrazzo aveva disposto di quelle somme in modo legittimo bastò per distogliere l’attenzione dei segugi dell’informazione nazionale.

Non sembra possibile pertanto nemmeno sperare che possa sorgere dai media, che dovrebbero essere , come dicono gli anglosassoni, i cani da guardia della democrazia, una campagna di mobilitazione per arrivare a disegnare un nuovo assetto dei partiti politici, non più voraci idrovore di denaro pubblico e ricettacolo di piccoli approfittatori della cosa pubblica, ma veramente organizzazioni tramite le quali i cittadini decidono delle sorti della Nazione.

Occorrerebbe una vera e propria rivoluzione culturale, che sradichi dalle menti degli italiani che chi assume delle responsabilità pubbliche deve assumersi anche degli obblighi a volte pesanti, ma nel paese dove è considerato uno status symbol non pagare il biglietto per andare allo stadio, quando in tutto il mondo è pagando il biglietto più caro possibile che si dimostra di essere un uomo che conta, sembra una battaglia persa in partenza.



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