Panico piddino

Pierluigi Bersani

Pare che i vertici del Partito Democratico non abbiano perso quella singolare abilità che li ha contraddistinti in questi decenni: quella di riuscire a perdere tutte le battaglie che apparivano vinte in partenza.

Tutto sembra di nuovo pronto per riportare al governo il partito e la coalizione di csx, ma come fosse perseguitato da una maledizione i vertici del PD sembrano vere di tutto per riuscire a perdere anche le prossime elezioni, nonostante i sondaggi elettorali continuino a darlo come primo partito d’Italia, grazie anche alle disgrazie dei concorrenti, che incappano tutti in scandali più o meno gravi, e alla invece propria capacità di sviare l’attenzione dai propri.

Un’abilità veramente notevole, perché il PD è tutt’altro che immune dagli scandali, che però riesce a dissimulare, grazie ad una poderosa rete di protezione fatta da giornali, opinionisti, televisioni e media in genere che riescono a far passare l’immagine di un partito alieno da quanto è accaduto e accade nel mondo politico economico italiano, a far credere che negli ultimi 20 anni abbia governato soltanto il cdx di Berlusconi, quando il csx ha governato per ben 8 anni dal 1994 al governo Monti del 2011, degli ultimi e che le decisioni prese nel Parlamento Nazionale e nei Consigli Regionali (molti dei quali guidati proprio dal csx) sui finanziamenti alla politica siano state prese ad insaputa dei rappresentanti piddini.

Filippo Penati

Non parliamo poi di scandali come quello incentrato sulla figura dell’ex presidente della regione Lombardia Filippo Penati, un personaggio di spessore all’interno del partito, già stretto collaboratore del segretario Pierluigi Bersani e al centro di un sistema di tangenti, denominato “Sistema Sesto San Giovanni”, che secondo gli inquirenti faceva confluire una enorme massa di denaro…dove non si sa. Uno scandalo che coinvolge politici e imprenditori di primo piano ma che non sembra appassionare pià di tanto né la stampa né l’opinione pubblica, forse più attratti, o distratti, dalle forme della Consigliera Nicole Minetti.

Neppure sembra far soffrire l’immagine del partito guidato da Bersani l’improvvida decisione di appoggiare la Giunta della Regione Sicilia guidata dal leader del movimento locale MPA Raffaele Lombardo, che in soli tre anni, dal 2007 al 2011, ha accumulato una così grande quantità di debiti da portare l’ente alle soglie della bancarotta.

Il partito ha poi uno sfortunato rapporto col mondo delle Banche, tanto che s’era appena spento l’eco delle brutte vicende della scalata dell’Unipol, il colosso bancario assicurativo del mondo delle cooperative da sempre vicino al PD, che sono tornate minacciosamente alla ribalta quelle del Monte dei Paschi di Siena, la gloriosa banca toscana anch’essa da sempre più che vicina al partito, se non proprio controllata, e della sua acquisizione della Banca Antonveneta, per la quale sarebbero stati pagati qualcosa come da uno a due miliardi di euro di troppi, scomparsi anche quelli non si sa dove.

Ci piace ricordare come la vicenda senese fu il più grande successo della precedente esperienza editoriale del Fuffangton Post, quando commentando un servizio televisivo che la trasmissione Report aveva dedicato alla faccenda rimarcammo che la conduttrice, la stimata giornalista Milena Gabanelli, era riuscita a non nominare mai il PD in più di un’ora di trasmissione, tacendone gli storici legami con la banca: il nostro sito fu letteralmente sommerso dalle visite dei fans della giornalista, che non mancarono di difendere a spada tratta, insieme all’onore del PD e, già che c’erano, coprirci d’insulti.

L’impermeabilità agli scandali però non è garanzia di solidità per il PD, di nuovo alle prese con turbolenze interne che potrebbero minacciare l’esito del voto. In primo luogo è l’insofferenza della vecchia e consolidata classe dirigente verso l’Homo Novo del partito Matteo Renzi, che nonostante i media tradizionali diano per sicuro sconfitto sta insidiando realmente la posizione del segretario Bersani, provocando uscite a dir poco controproducenti del gruppo dirigente messo in discussione.

Non bastavano infatti le dichiarazioni di Massimo D’Alema, che si era detto pronto a lasciare il partito e fondare un nuovo movimento nel caso Renzi vinca le primarie, ma doveva essere lo stesso Bersani a lanciarsi in accuse di collusione del suo giovane rivale con i poteri finanziari con sede nei paradisi fiscali, per essere poi subito sbertucciato sui rapporti e sui guai che il suo partito ha con le banche e per il fatto che uno dei soci principali del giornale del partito L’Unità ha la sua sede fiscale all’estero, senza dimenticare che aveva comparato le quote del giornale usando soldi fatti rientrare in Italia grazie allo scudo fiscale di Tremonti.

L’ultima trovata dei capataz del partito democratico e però quella di espellere Renzi dal partito qualora vincesse le primarie, convocando un congresso straordinario del quale dovrebbero controllare almeno lo 85% dei delegati. Una trovata che la dice lunga sulla disperata difesa di una posizione di potere e sul significato dell’espressione “rispetto delle regole” così tanto presente nelle dichiarazioni di certi politici.

Proprio la predisposizione delle regole per le primarie del centrosinistra sta peraltro provocando acide battute un po’ in chiunque ne sia coinvolto. Quello che sta venendo fuori è una vero e proprio percorso ad ostacoli volto ad eliminare dal voto più gente possibile che potrebbe votare per Renzi, invertendo quello che dovrebbe essere uno dei principali obiettivi delle primarie, quello far avvicinare al partito più potenziali elettori che sia possibile.

Proprio in questo momento le agenzie stanno battendo la notizia che il comitato elettorale per Matteo Renzi ricorrerà al Garante della Privacy contro il regolamento che il PD ha predisposto per le primarie.

Difficile a questo punto pensare che il csx e il PD possano veramente domani governare l’Italia, soprattutto in un momento difficile come questo, in cui bisogna prendere decisioni nette, coraggiose e in tempi rapidi. Certo che il PD è fortemente avvantaggiato dall’inconsistenza dell’avversario, perché da parte del centrodestra appare esserci il nulla assoluto, almeno per ora.

Ma alla fine l’unico che può sorridere è sempre e soltanto Mario Monti e con lui tutti coloro che rappresenta.



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