Il K.K.K. non c’entra, ma l’Huffington Post non riesce ad ammetterlo

Esponenti del Ku Klux Klan

Diciamo la verità, l’Huffington Post italiano, versione nostrana del clone americano del Fuffangton Post, non ci piace per niente. Abbiamo aspettato qualche settimana per dare il nostro giudizio sul concorrente proprio perché non volevamo che si pensasse ad una presa di posizione basata su un pregiudizio di carattere commerciale, anche se il FuffaPost non ha natura commerciale, ma infine dobbiamo pur esporci e dare il nostro parere sul sito d’informazione diretto da Lucia Annunziata.

Pur seguendo il modello originario, l’HuffPost italiano non riesce però a distaccarsi da quella che è la casa madre editoriale e, dal momento che i 12 giornalisti che collaborano con il direttore provengono dal gruppo Repubblica-L’Espresso, ne replicano in modo pedissequo la linea editoriale ed ideologica.

Grande spazio pertanto alla logica amerikanista di appoggio al governo Monti, del quale non pochi esponenti sono tra i 200 blogger che scrivono sul sito e alla ideologia sinistrese centrata sulla visione di un mondo tutto visto attraverso le lenti del pensiero “liberal”, inteso nel significato che il concetto ha negli USA, o che i nostri “democratici” pensano abbia.

Inevitabilmente il sito ha attirato tutta quella massa di lettori e commentatori che già frequentava i siti internet dei prodotti editoriali del gruppo, dando all’Huffington Post la solita e stantia riproposizione delle medesime banalità tipiche dei blog tenuti dai giornalisti del gruppo, con l’aggravante che quelli sono tenuti personalmente da coloro che li firmano e di solito non censurano i messaggi scomodi, almeno questo non avviene sul blog più popolare e frequentato, il “Piovono Rane” curato da Alessandro Gilioli.

L’Huffington Post italiano si è invece fatto subito notare per la presenza di una premoderazione attenta a non far passare messaggi evidentemente giudicati troppo urticanti per il pubblico medio del sito, nonostante non contengano parolacce, insulti, bestemmie o offese di nessun tipo. Questa è l’esperienza diretta fatta dai redattori del FuffaPost, che si sono visti cestinare alcuni commenti assolutamente rispettosi della policy del sito.

L’ultimo episodio è accaduto proprio ieri, quando uno dei nostri collaboratori ha commentato una notizia proveniente dagli Usa e pubblicata, secondo il parere del redattore del FuffaPost, in un modo non corretto.

Completo da Hip Hop

L’articolo racconta di una ragazza afro americana incendiata da alcuni esponenti del K.K.K. il noto movimento razzista americano, anche perché pare indossasse una maglietta con il disegno della faccia del presidente Obama. In realtà praticamente tutta la stampa italiana ha riportato la notizia allo stesso modo, non mettendo nemmeno lontanamente in dubbio che i fatti avessero un’implicazione razziale e, in qualche modo, elettorale, a causa dell’effige di Obama sulla maglietta che, forse, la ragazza indossava, ma al nostro attento collaboratore non è sfuggito, seguendo la stampa americana, che gli investigatori americani erano invece molto più cauti e non escludevano ipotesi diverse all’origine dell’aggressione. Del resto la ragazza non aveva dato una connotazione razziale ai tre giovani che diceva l’avevano aggredita, come pure le felpe con cappuccio che i tre pare indossassero non potevano essere ricondotte solo al tipico abbigliamento dei membri del K.K.K. i quali dovrebbero indossare dei completi da autodafè, essendo diffusissimi tra i seguaci della cultura hip hop della comunità nera americana.

Il nostro collaboratore chiese allora come mai l’Huffington Post non tenesse in conto dei dubbi degli inquirenti e si mostrasse così sicuro dell’aggressione a sfondo razziale, un modo a suo parere non proprio professionale, ma soprattutto su come si sarebbe comportato il sito nel caso si fosse verificato che l’episodio avesse in realtà avuto cause e dinamiche differenti. Il commento non è mai stato pubblicato, ma la risposta la da oggi lo stesso Huffington Post, che pur riportando come la polizia abbia ormai escluso l’aggressione razzista e appurato che la ragazza ha compiuto un atto autolesionista, continua imperterrito a tenere il titolo del giorno prima e a sostenere l’articolo con tutta una serie di richiami e videoclip al K.K.K è ai conflitti razziali nel sud degli Stati Uniti.

Un atteggiamento evidentemente tenuto per favorire le vicende elettorali del presidente Obama, che però sono giustificate per l’edizione americana del sito, ma quella italiana, quali elettori cerca di influenzare in vista delle presidenziali americane?



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