La Scienza Terremotata

Italia sismica

Non si è ancora spento l’eco della sentenza del giudice unico dell’Aquila Marco Billi, che ha condannato a ben sei anni di reclusione e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici i componenti della commissione grandi rischi, ritenuta responsabile di omicidio colposo e lesioni gravi per i fatti accaduti a causa del terremoto che due anni fa colpì la città dell’Aquila, che il Sismo (che la lingua italiana definisce proprio al maschile) ha voluto far udire anche la propria voce nell’acceso dibattito che la sentenza ha provocato in tutto il mondo. Questa notte infatti, una scossa di terremoto ha fatto tremare la terra nel comprensorio del Pollino, in Calabria, zona interessata ormai da un paio d’anni da un fenomeno, definito “sciame sismico”, analogo a quello che per mesi afflisse l’Abruzzo prima della scossa distruttiva e che ha riproposto gli stemmi interrogativi sulla possibilità di prevedere i terremoti e quelli su come prepararsi ad un vento che, seppur imprevedibile per quanto riguarda il momento esatto del suo manifestarsi, si sa che prima o poi accadrà. Il Sismo di stanotte ha peraltro confermato la risaputa incapacità degli scienziati che studiano questo tipo di fenomeni di poterli prevedere, confermando che forse sono state date troppe responsabilità ai componenti della commissione grandi rischi, la cui funzione dovrebbe essere limitata a quelle di studiare, valutare dare pareri sui fenomeni tellurici, eliminando il riferimento alla previsione degli stessi. Il terremoto notturno che ha investito la Calabria ha fatto solo qualche danno materiale e una sola vittima, deceduta per infarto forse a causa dello spavento, e difficilmente qualche procura aprirà un processo per accertare i colpevoli…ma i colpevoli di cosa? Perché questa è la domanda che molti si sono posti all’indomani della sentenza aquilana, non riuscendo a capire di cosa possano essersi resi responsabili i sei sismologi condannati. La stampa, basandosi sulla requisitoria del PM, in attesa delle motivazioni del giudice che ha emesso la sentenza, si è divisa sulla natura del provvedimento: in molti, anche all’estero, lo hanno giudicato un ritorno al medio evo, una condanna a degli scienziati trattati come degli indovini o degli stregoni incapaci di divinare il futuro, mentre un’altra, forse minoritaria ma molto agguerrita, ha spostato l’accento sull’aspetto della comunicazione attuata dalla commissione, sostenendo che la condanna è stata comminata perché gli esperti hanno trasmesso alla cittadinanza delle informazioni “”imprecise, incomplete e contraddittorie sulla pericolosità dell’attività sismica vanificando le attività di tutela della popolazione”, avrebbero in sostanza riaffermato l’essenza stessa della loro scienza che è, ad oggi, imprecisa, incompleta e contraddittoria. Basta scorrere la lunga requisitoria del Pubblico Ministero Fabio Acuti per cogliere gli aspetti contraddittori della costruzione accusatoria fatta dai sostenitori della giustezza della sentenza. Mai nessun membro della commissione ha affermato che i rischi di un terremoto fossero diminuiti e che non c’era da aver timore, avendo tutti sempre e solo confermato che la zone de L’Aquila è sempre ad alto rischio sismico, come la storia dimostra, ma che non era possibile prevedere un terremoto nel breve tempo come conseguenza dello sciame sismico che affliggeva la città e il suo circondario da mesi. Se una cattiva informazione ha trasformato i pareri dei tecnici in rassicurazioni che nulla sarebbe potuto accadere, non può esserne attribuita la colpa ai sei scienziati. Del resto non si può dimenticare che la riunione tenuta dalla commissione e che partorì il comunicato incriminato, fu tenuta in un particolare momento, nel quale un sismologo dilettante, divenuto purtroppo assai noto, diffondeva previsioni di terremoti catastrofici nella zona di Sulmona. Eventi poi mai accaduti. La protezione Civile tentò quindi di tranquillizzare la popolazione riguardo quelle improvvide previsioni, andando forse oltre le proprie stesse intenzioni, ma allora perché non sono stati condannati i responsabili della comunicazione, invece degli scienziati? Questo peraltro ci fa però ritenere che la sentenza non abbia seguito logiche politiche. Qualcuno infatti afferma che si volesse colpire l’allora responsabile della Protezione Civile Guido Bertolaso, che è un medico e non un geologo o sismologo, per essere stato troppo vicino all’allora primo ministro Silvio Berlusconi, ma Bertolaso, oltre a non essere più a capo dell’ente, non è tra i condannati. Abbastanza singolare fu invece la sorte del processo per procurato allarme al tecnico dilettante Giampaolo Giuliani, che fu assolto dall’accusa perché, secondo il giudice, che essendo considerato il rilascio dal terreno del gas radon in qualche modo, anche se non sempre, un possibile segno di un prossimo terremoto, la previsione di Giuliani, mai avvenuta, non era da considerarsi improbabile, che è come dire: prevedere un terremoto è impossibile ma può essere pure che, agendo a caso, qualcuno potrebbe riuscire a farlo. Il terremoto non riuscì a prevederlo neanche il prof Enzo Boschi, uno dei condannati dell’Aquila e autore di una mirabile pubblicazione nella quale ha elencato e descritto tutti i terremoti distruttivi avvenuti in Italia negli ultimi 3000 anni, quando basandosi su dei calcoli probabilistici affermò la possibilità che la Garfagnana, luogo dell’Appennino toscano, avrebbe potuto essere investita da un Sismo di grave entità. L’allora ministro alla Protezione Civile Zamberletti prese la cosa molto seriamente e fece evacuare dalle loro case circa 100.000 cittadini. Il terremoto non ci fu, ma puntuali arrivarono le polemiche e le accuse, con il conseguente immancabile processo per procurato allarme, per la serie che in tribunale ci si deve andare per forza, che si preveda un terremoto o che non lo si preveda. Quello che è accaduto nell’aula del tribunale dell’Aquila fa allora piuttosto pensare alla necessità avvertita dalla magistratura di trovare un colpevole da offrire all’opinione pubblica, in modo da offrirgli una specie di rito sacrificale col quale purificare la città dal male che vi era albergato, trascurando che la vera responsabilità dei 309 morti provocati dal terremoto dell’Aquila è tutta di coloro che hanno costruito e che hanno permesso si costruissero gli edifici crollati senza seguire le prescritte norme edilizie anti sismiche, come quello della casa dello studente e il padiglione dell’ospedale. Perché se il terremoto dell’Aquila ha dimostrato qualcosa è proprio quella di aver provato come gli edifici costruiti secondo le norme di legge abbiano ben resistito alle scosse, e che a rimanere distrutto sia stato soprattutto il borgo medievale della città, già tante volte colpito nel passato. Bisogna infatti ricordare sempre che la città dell’Aquila sorge in una zona a fortissimo rischio di terremoti e che nel 1300 fu abbandonata proprio dopo l’ennesimo cataclisma, per essere poi ricostruita decenni dopo, per ragioni militari, commerciali e politiche che oggi non sussistono. La conseguenza più grave della sentenza però e questo anche se, come noi crediamo, sarà riformata in appello, è quella di aver dato fiato ad un partito che non è semplicemente portatore di un pensiero antiscientifico, ma addirittura anti logico e diretto soltanto a solleticare gli istinti più bassi dell’Opinione pubblica, aizzandola a cercare sempre e comunque un colpevole da punire, specialmente se è per qualche ragione un esponente dello Stato. Una modo di pensare ed agire che da decenni sta avvelenando questo Paese, allontanandolo sempre più dalla convivenza civile.



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