Il Fatto Quotidiano al soccorso di Di Pietro

Il Dinamico Duo

E arrivarono i nostri, come nei bei film di una volta, nei quali alla fine i buoni vincevano sempre sul male e proprio nel momento in cui apparivano nel momento di cadere, soverchiati dalle forze del nemico, arrivavano i nostri, il settimo cavalleggeri o qualche suo succedaneo a salvarli per l’apoteosi finale.

Anche per Antonio Di Pietro il salvataggio in extremis è arrivato, anche se non si sa quanto efficace. Dalle pagine de Il Fatto Quotidiano si è erto come tutto un settimo cavalleggeri al galoppo il dottor Marco Lillo, ma s’indovina che dietro lui ci sia tutto il personale del Fort Apache redazionale, che con un articolo ha rimesso a nuovo la reputazione del popolare Tonino, con una argomentazione che non ammette repliche: la colpa di tutto è…di Fabio Volo!

Secondo Lillo infatti tutto il caso montato intorno al servizio di Report, dedicato alla gestione della cassa del partito da lui fondato e presieduto, è dovuto ad un equivoco, provocato da un’ambigua informazione (forse volutamente ambigua) che ha portato il popolarissimo intrattenitore radiofonico bresciano, nonché scrittore, attore e maestro di vita, ad affermare che Tonino Di Pietro e la sua famiglia possiede ben 56 case, quando in realtà si tratta di 56 immobili di vario tipo identificati nelle mappe catastali ognuno con un suo numero.

Ne parlo a Gian Roberto…vedo se si può fare qualcosa…

Con grande gioia dei fedelissimi dell’ex magistrato eroe di mani pulite si è dunque stabilito che il numero di abitazioni di proprietà della famiglia Di Pietro sono “soltanto” 11, mentre Milena Gabanelli, titolare della trasmissione Report, e Sabrina Giannini, la cronista autrice dell’inchiesta, sono state immediatamente etichettate come serve del PD, il grande nemico che ha perso in queste settimane il posto di un declinante Silvio Berlusconi, anche perché il sospetto che in tanti si fermino alla lettura dei soli titoli, ignorando il contenuto degli articoli, è molto forte.

Qualcuno a questo punto si chiederà: ma cosa c’entrano Gabanelli e Giannini con Volo? Forse nel servizio di Sabrina Giannini erano stati date notizie inesatte e capaci di far cadere in errore i telespettatori? La risposta è NO! Il servizio di Giannini è professionalmente ineccepibile e corretto (più volte si è specificato che si stava parlando di beni immobili di vario tipo, non solo di abitazioni), ma come d’altronde già abbiamo scritto in un altro articolo i fatti elencati dalla giornalista sono vecchi di qualche anno e tutti ampiamente comprovati, e mettono pesantemente in discussione la gestione delle finanze di un partito da parte di un leader politico che fa dei comportamenti morali la sua principale bandiera.

A questo punto bisognerebbe aprire una parentesi e discutere sul cosa vuole intendere Antonio Di Pietro con “moralità”, perché sul piano del comportamento morale gli è più volte capitato di scivolare (basti ricordare le sue sventurate frequentazioni quando era magistrato e i controversi impegni da avvocato che gli costarono la censura dall’ordine professionale). Il sospetto che per Di Pietro il comportamento morale coincida semplicemente con quello legale, per cui ogni fatto che non costituisce reato deve considerarsi moralmente corretto, è fortissimo e purtroppo pare essere ormai accettato comunemente come un principio indiscutibile dai suoi seguaci e da quelli de Il Fatto Quotidiano, il giornale fondato da Marco Travaglio, il giornalista che da sempre è vicino alle posizioni dell’ex magistrato e che da sempre espone simili concezioni del diritto e della morale. Il problema era stato già posto in discussione dal criminologo Achille Saletti sul suo blog ospitato proprio sul sito del il Fatto, ma non aveva suscitato tanto interesse da parte dei frequentatori, poco abituati a discutere e molto a proferire slogan.

Antonio Di Pietro è dunque ancora una volta salvo e può continuare la sua avventura politica? Certamente lo farà, ma non con l’Idv o con quello che resta del partito, ormai laceratosi irrimediabilmente. Lo farà nella scia del movimento grillino, per il quale lo stesso Marco Travaglio, in collaborazione con Gian Roberto Casaleggio, stanno preparando, almeno a leggere i giornali, grandi cose, come una lista per le prossime politiche che avrà come candidato per la poltrona di primo ministro il Pm palermitano Antonio Ingroia e padre nobile il suo ex collega Di Pietro (mentre Grillo rimane in candidabile a causa della sua vecchia condanna per omicidio colposo).

Ma che cacchio c’entro io?

Impensabile pensare che Di Pietro possa un domani occupare il Quirinale, e non solo perché si intesterebbe pure quello, come da battuta che subito è cominciata a circolare per la rete, ma perché per lui sarebbe impossibile avere una maggioranza qualificata dal Parlamento, ma almeno rimarrebbe sulla scena.

Vale però sottolineare come il ruolo della Stampa esca svilito da queste vicende. Pur vero che i grandi giornali sono da sempre asserviti ai voleri dei loro editori, industriali, finanzieri, banchieri, costruttori etc. ma anche i piccoli, che si erano proclamati come gli unici organi d’informazione indipendenti e impegnati ad informare i lettori senza fare sconti a nessuno, si dimostrano parziali e faziosi, con giornalisti impegnati più a fare i King Maker, nominando primi ministri e presidenti della Repubblica che a dare notizie.

P.S.

Come Di Pietro, un esperto di proverbi popolari, sa bene, i guai non arrivano mai soli ed ecco un’altra tegola per lui e la sua “famiglia in politica”: il cognato Gabriele Cimadoro, uno dei fedelissimi della prima ora, è indagato a Bergamo per abuso d’ufficio. Cimadoro è a sua volta titolare di un’agenzia di compravendite immobiliari, il mestiere di famiglia.

 



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