Adesso il Nobel per l’economia…che verrà.

Nel giubilo generale, come da tutti ampiamente, previsto e  nonostante i segnali negativi proveniente da personaggi e fasce di elettorato che lo avevano in precedenza supportato con molto più entusiasmo, Barack Obama è stato rieletto come presidente degli Stati Uniti d’America.

Il rieletto ha salutato la sua vittoria elettorale coniando un nuovo slogan: “il meglio deve ancora venire”. Uno slogan che, guardato il passato quadriennio di presidenza obamiana, non ispira particolare fiducia. Ci basti solo ricordare come durante il suo precedente mandato Obama, presentato alla stampa come una specie di rivoluzionario dal tocco vellutato, abbia alla fine realizzato una riforma sanitaria che, a quanti speravano nell’istituzione di un vero servizio di pubblica sanità,  sembra più una presa in giro e l’assegnazione di un premio Nobel per la pace che verrà affondato prima nelle sabbie del deserto libico e poi in quello siriano, senza che sia stato posto fine a nessuno dei conflitti che erano già in corso.

Per non parlare poi dei nodi  strutturali sul controllo delle attività finanziarie e sull’uso dei titoli derivati in particolare. I piani di riforma del sistema finanziario sono rimasti nel cassetto dello studio ovale della c Casa Bianca, ammesso che siano mai stati veramente preparati. Un segnale che c’è certezza degli operatori dei mercati che nulla di importante cambierà è l’euforia con la quale le borse europee hanno accolto la rielezione di Barack Obama, ma siamo certi che avrebbero fatto altrettanto se fosse stato eletto Romney, perché la previsione che entrambi i contendenti non avrebbero comunque mai veramente fatto delle riforme nel campo finanziario è quasi una certezza.

A questo punto c’è da aspettarsi per Obama anche l’assegnazione del Nobel per l’economia, in attesa della ripresa economica che verrà, ma sarà invece meglio che il mondo si prepari ad altri quattro anni di parole, parole, parole; di alati concetti espressi con la faccia di circostanza che ricorda tanto quella del nostro caro Walter Veltroni, mentre il mondo continuerà tranquillamente ad percorrere la strada già intrapresa, che è quella del declino sociale ed economico del cosiddetto “mondo occidentale”.



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