I media nazionali ignorano i dati economici

President Obama and Ceo Marchionne

Terminata la sbornia per le elezioni presidenziali americane si sarebbe potuto pensare che i giornali di stamattina avrebbero puntato la loro attenzione sui dati diffusi ieri da diverse istituzioni e agenzie sulle condizioni economiche in cui versano i paesi europei, l’Italia in particolare, e  il mondo intero. Invece niente: soltanto qualche quotidiano mette l’improvviso crollo delle borse mondiali alla rielezione alla presidenza degli Usa di Barack Obama, un accadimento in realtà ampiamente previsto ed irrilevante per il mercato finanziario.

Per avere qualche chiarimento sulla situazione bisogna affidarsi a pubblicazioni e siti specialistici, che spiegano quello che da tempo ormai la redazione del FuffaPost si è stancato di ribadire: le ricette economiche messe in campo dal Fmi, dalla Ue, dalla Bce, dalla Fed e da tutti gli organismi finanziari internazionali, non funzionano e la recessione economica mondiale non solo non si arresta, ma comincia ad intaccare anche le economie che fin qui erano sembrate solide, come i dati sulla produzione industriale della Germania dimostrano.

Borse europee

Ma i media italiani sono fatti così, per far discutere di cose inutili, come le polemiche all’interno del movimento dei grillini, quando basterebbe un minimo di attenzione, osservando per esempio che durante il quadrienno di presidenza di Obama la borsa di Wall Street è cresciuta del 70%, per accorgersi che la rielezione alla Casa Bianca del primo (mezzo) afroamericano non poteva essere stata la causa del crollo e che c’erano invece motivi ben più gravi e pressanti.
Quello che è peggio, sembra che nessuno voglia accorgersi che le stime della Ue per il nostro paese sono addirittura peggiori, come era facile aspettarsi, di quelle che dell’Istat aveva diffuso un paio di giorni fa, prospettando per l’Italia un lunghissimo periodo di crisi economica caratterizzato dalla crescita costante della disoccupazione e un calo dei consumi ancora più accentuato.

Pare del resto che il calo dei consumi sia, se non uno degli obiettivi da raggiungere, una delle conseguenze previste ed accettate dal governo dei “tecnici”, almeno a dar retta a quanto dichiarato dal sottosegretario al ministero dell’economia Gianfranco Polillo, che ha esplicitamente affermato che gli italiani vivono al di sopra delle proprie possibilità e devono di conseguenza ridurre i consumi.

Sarebbe interessante discutere con il sottosegretario su chi sono questi italiani che consumano troppo, perché appare chiaro che la visione che il governo ha della spesa globale nazionale sembra assomigliare molto a quella che della statistica aveva il poeta romano Trilussa, che ricordava come che se uno mangia due polli e un altro nessuno statisticamente hano mangiato un pollo a testa. Infatti la politica economica del governo pare intesa a voler far ridurre ancora di più i consumi di coloro che li hanno già ridotto all’osso, mentre rimane intatta la capacità di spesa di quanti possono permettersi di mantenerli inalterati.

I segnali parlano chiaro: si osserva infatti che i prezzi degli immobili sono in calo, a causa delle difficoltà economiche e della quasi impossibilità di accedere ad un mutuo bancario, ma non quelli degli immobili di lusso, che continuano invece a salire. Si può a questo punto anche facilmente prevedere che per il prossimo capodanno scenderà il consumo di spumante nazionale di produzione industriale mentre salirà quello dello Champagne millesimato.

Sottosegretario Gianfranco Polillo

Con il sottosegretario abbiamo in realtà già scambiato qualche opinione, approfittando della sua attività di blogger per il sito dell’HuffingtonPost italiano, ma dobbiamo dire che la sua volontà di difendere l’operato del governo che lo vede tra i suoi componenti si ferma davanti alle contestazioni più stringenti, che lascia sempre senza risposte.

Un’altra cosa curiosa che abbiamo osservato in questi giorni è come nessuno abbia fatto caso di come uno dei bersagli favoriti dei media e del dibattito politico nazionale, l’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne, sia stato uno dei testimonial della campagna elettorale di Barack Obama, il presidente degli Stati Uniti più amato dalla stampa e dall’opinione pubblica italiana dai tempi di John Fitzgerald Kennedy: un evidente discrasia che nessuno, tra i noti intellettuali e opinionisti ospitati dai media, ci spiegherà mai.



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