Antonio Di Pietro assolto dal Tribunale di Servizio Pubblico

Servizio Pubblico

Una imbarazzante pagina di informazione televisiva quella scritta ieri da Michele Santoro e i suoi collaboratori di Servizio Pubblico, che contrariamente al nome dato alla trasmissione è servito solo per fare un servizio privato ad un amico in difficoltà, cercando di ricostruire l’immagine molto deteriorata di un Antonio Di Pietro mai così in difficoltà da quando è apparso sulla scena della politica italiana.

L’unica cosa veramente azzeccata della trasmissione, alla fine è stato il suo titolo: “Fine di un epoca?” Perché la puntata di ieri ha sancito veramente la fine dell’epoca del Santoro sempre all’assalto del sistema politico, ma che orfano del bersaglio grosso Silvio Berlusconi si è evidentemente trovato in difficoltà e, probabilmente influenzato dal collega Marco Travaglio, da tempo invece impegnato nel sostenere l’improbabile alternativa di governo costituita dal duo Beppe Grillo- Antonio Di Pietro, si è prestato all’opera di salvataggio dell’ex eroe di mani pulite.
Di Pietro, dal canto suo, non potendo negare l’evidenza, ovvero che i fatti raccontati e documentati da Sabrina Giannini nella puntata di Report che gli era stata dedicata, ha cercato di sfruttare la sua innatata simpatia da paesano che dice pane al pane per far cercare di ridimensionare la portata di certe sue spericolate operazioni immobiliari.

Tonino Di Pietro

Nessuno dei presenti, neanche quel Vittorio Feltri che in passato lo criticò aspramente, si è guardato bene di fargli domande scomode, tanto che il quadro di quello che s’è visto ieri sera nello studio di Santoro può essere adeguatamente descritto dall’agghiacciante metafora del ristorante raccontata da Enrico Mentana: “quando un ristorante ti piace non ti chiedi se il ristoratore è in regola con i conti o con le assunzioni”, il che rende subito evidente che si è in passato sostenuto Di Pietro nonostante tutti fossero al corrente delle sue manchevolezze. I convenuti si chiedevano infatti perché gli acquisti immobiliari di Tonino siano stati portati all’attenzione del grande pubblico solo oggi, quando avrebbero dovuto dichiarare piuttosto perché loro, direttori di giornali e giornalisti largamente seguiti, non lo abbiano invece fatto in passato, ma la risposta sta proprio nella loro volontà di frequentare lo stesso il ristorante che piaceva, nonostante non fosse in regola con le assunzioni e con i conti.

Oggi però a molti il servizio della premiata trattoria Di Pietro non soddisfa più, e ne racconta tutte le marachelle, che sono così tante che proprio non si riesce a giustificarle tutte, nonostante l’impegno di marco Travaglio, che appare ormai come l’ultimo giapponese che, asserragliato nella foresta, combatte indomito il nemico ormai vincitore. Ma nemmeno Travaglio è riuscito a dare una mano a Tonino nel giustificare l’uso personale della cd donazione Borletti fatta da Di Pietro, evocata dalla giornalista Luisella Costamagna, e che ha indotto perfino il fin lì serafico Santoro a pronunciare un paio di battute cattive nei confronti dell’ex magistrato.
Tutto è infine finito in gloria, perché in fondo tutti sanno di essere sulla stessa barca, quella che li sta portando verso l’epoca nuova, che probabilmente pensano stia per nascere sotto il segno di Grillo e Casaleggio, almeno per Marco Travaglio, ormai megafono ufficiale del “non movimento” capeggiato dall’ex comico genovese e il guru dell’informatica milanese: ma ci si può mai fidare del fiuto politico di un giornalista che nel tempo ha appoggiato prima la lega nord, poi il partito delle procure e quello  di Di Pietro?

Il faccione sorridente di Tonino, che intanto salutava simpaticamente il pubblico a casa agitando la manina, alla visione della vignetta dedicatagli da Vauro ha chiuso la trasmissione, che se ha aperto una nuova epoca dell’informazione di Santoro e Servizio Pubblico non ha promesso nulla di buono.



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