Sui Monti saltella il Grillo

 

Due facce della stessa medaglia, quella della “decrescita”.

Mentre tutti sostengono che la legge elettorale in discussione in parlamento e voluta fortemente dal PdR Napolitano sia disegnata per assicurare un futuro al suo governo, il professore e senatore a vita Mario Monti preferisce tenere un atteggiamento più defilato, sostenendo di preferire un ritorno alla vita privata, ma anche di essere pronto a ripetere l’esperienza di governo qualora “ce ne fosse necessità”.

Che ce ne sarà necessità sembra che lo pensino tutti, dal momento che la nuova legge elettorale promette di non far eleggere una maggioranza in grado di sostenere un governo politico. Dai partiti maggiori, anche se i leader in questi giorni si affannano a dire che l’esperienza del governo tecnico debba ritenersi terminata e che occorre dare al Paese una guida legittimata dal voto popolare, appare pure chiara la volontà di una larga parte del ceto politico di formare una maggioranza da “larghe intese”, tagliando le posizioni più estreme, che appoggi un governo bis. Per sostenere questa seconda posizione è molto utile in questi giorni agitare lo spauracchio del movimento creato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, che secondo alcuni potrebbe addirittura ottenere la maggioranza dei voti alle prossime elezioni.

Mi pare che l’ipotesi di un futuro governo Grillo sia fuori da ogni reale possibilità, ma è certo molto utile propagandarla a chi vuole fortemente mantenere Mario Monti a palazzo Chigi, ovvero tutti coloro che, in qualche modo, dipendono dalle lobby finanziarie, bancarie e industriali nazionali e extra-nazionali.

Nonostante i risultati raggiunti dal governo tecnico siano stati deludenti, come uno studio di Citigroup dimostra in modo palese, l’intenzione è quella di confermare Monti al governo, magari dopo un poderoso rimpasto di governo per sostituire i “tecnici” apparsi non all’altezza del compito (e sono tanti).

Del resto è facile constatare che in questi due anni di governo l’unica manovra del governo che ha avuto qualche effetto sul bilancio dello Stato è stata quella sulle pensioni, con tutti i problemi che il numero dei cosiddetti “esodati” ancora pone, mentre il debito pubblico continua a correre, i consumi collassano e la disoccupazione sale a livelli record.

Ma nonostante la delusione per i risultati raggiunti, Monti appare ancora la miglior scelta per i mercati mondiali, specialmente se c’è la possibilità che al potere salga un movimento populista e demagogico come quello dei grillini, che non ha nemmeno un vero programma da mostrare.
Le previsioni per il futuro sono d’altronde tetre anche per l‘Ocse, che conferma quelle già conosciute di Istat e UE: il futuro per l’Italia e per l’Europa è quello di una lunghissima recessione. Per i prossimi 50 anni, secondo l’organizzazione, l’Europa potrà al massimo mantenere l’attuale livello di ricchezza, descrivendo quello che è più un vero e proprio declino sociale e culturale, prima che economico.

Il quadro che abbiamo di fronte dovrebbe far comprendere a tutti che le politiche economiche e sociali messe in atto dai governi non risolvono nulla, semmai riescono solo ad acuire alcuni aspetti della crisi (ma si dovrebbe dire  del declino). A questo punto si dovrebbe avere il coraggio di prendere decisioni nette e pure anti popolari, se solo gli Europei amassero i loro bambini, parafrasando la famosa canzone di Sting. ma pare proprio che l’Europa sia un continente per vecchi, occupati solo ad assicurarsi di poter mantenere i propri privilegi ancora per qualche anno… e che le prossime generazioni si arrangino!



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