Spifferi di ribellione con un Bilderberg a colazione.

Giornata di manifestazioni di protesta, quella odierna, fatta di tante manifestazioni in tante piazze di città europee, soprattutto quelle del sud Europa, la zona più colpita dalla crisi. In alcuni di questi paesi sì è provveduto, da parte del Ces (la confederazione europea dei sindacati) a indire dei veri e propri scioperi generali, ma non in Italia, dove peraltro il sindacato sembra essersi fatto cogliere impreparato dalle manifestazioni, tanto che la Cgil ha aderito alle proteste solo all’ultimo momento.

Questo però, secondo la modesta opinione del Fuffangton Post, da una rilevanza maggiore al fenomeno italiano, proprio perché, pur non essendo stato organizzato dalle potenti organizzazioni sindacali, capaci in altri temi e per motivi non così importanti di mobilitare centinaia di migliaia di persone, le manifestazioni si stanno rivelando un successo sia in partecipazione che in impegno nella protesta da parte dei partecipanti. Il successo delle manifestazioni dimostra come sotto la cenere del malcontento e del mugugno dissimulato stia crescendo una volontà il centro di ribellione che non ha ancora trovato un suo canale privilegiato per esprimersi compiutamente, ma che potrebbe esplodere in un futuro nemmeno tanto lontano.

Certo è troppo presto per dare dei giudizi sulla vera natura e consistenza del fenomeno, per ora ancora troppo legato ai soliti gruppi di studenti e attivisti politici vicini a realtà sociali ben conosciute, ma il numero dei cortei, diffusi in moltissime città, e a consistenza degli stessi appaiono in grado di poter diventare l’origine di un più ampio movimento di protesta, stavolta realmente popolare e rappresentativo della popolazione tutta.

C’è da dire che, almeno per ora, il malcontento generale ha preso la strada di movimenti populistici tutto sommato innocui, nella loro folkloristica espressione, come quello del movimento di Grillo e del partito personale di Di Pietro, che hanno fino operato come una specie di camera di decantazione della protesta, che in Italia non ha ancora assunto le venature più dure come invece avvenuto un Spagna e in Grecia. le cose però, come già detto, potrebbero cambiare rapidamente, con l’avanzare di una crisi e il salire della disoccupazione (soprattutto quella giovanile, a livelli ormai insostenibile).

Il punto di rottura sarà però raggiunto solo quando anche le forze dell’ordine, impiegate anche oggi in modo massiccio per controllare i cortei, cominceranno invece a simpatizzare con i manifestanti, come sempre avviene quando le proteste son realmente popolari e  non espressione di gruppi di estremisti eversivi. Accadrà quando insieme agli studenti sfileranno i loro genitori e i loro nonni, tutti uniti per protestare contro il regime della finanza internazionale che sta conducendo l’Europa verso la miseria.

Il caso ha voluto che proprio oggi Roma ospiti, in uno dei suoi lussuosi alberghi,  la riunione annuale del Bilderberg, il famoso club che ogni anni organizza un incontro tra i maggiori imprenditori, finanzieri e politici che, su invito dell’organizzazione, sono chiamati a discutere della situazione e sulle prospettive mondiali. Sul Bilderberg, come su altre associazioni dello stesso genere, sono sorte negli anni varie leggende, ma è chiaro che l’idea che sia una specie di governo mondiale clandestino non sta in piedi, per prima cosa perché non è nemmeno clandestino e per seconda che sarebbe ben poca cosa se per decidere i destini del mondo fosse necessario appena una riunione all’anno.

I destini del mondo vengono decisi in ben altro modo e in ben altri luoghi e probabilmente anche da persone che alla riunione del Bilderberg nemmeno vengono invitati, ma certamente esso è un consesso che può influire sulle decisioni che verranno domani decise in altri ambiti, tanto che far sentire una certa pressione popolare e far respirare un’aria resa acre dal gas del lacrimogeno ai  convenuti, tra i quali potrebbe essere il premier Monti, potrebbe essere anche utile per far pendere le opinioni di tanti da una parte invece che da un’altra.



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