Bene, bravo Monti, 7+

A un anno di distanza dal giorno del suo insediamento a palazzo Chigi, il governo presieduto dal professore e senatore a vita Mario Monti ha ritenuto opportuno fare un resoconto di quanto ha prodotto in questi mesi e di darsi un giudizio, se non proprio un voto di merito, e lo ha fatto con la giusta aurea di professionalità che una compagine governativa composta da tanti professori universitari doveva pur indossare.

Appunti di viaggio” è il titolo scelto dal governo per presentare ai cittadini questa sua relazione delle cose fatte e dalla quale traspare l’evidente soddisfazione per la propria opera da parte degli autori. Una soddisfazione che non sembra essere condivisa dai cittadini destinatari delle disposizioni del governo, se è vero che gli ultimi sondaggi danno il gradimento verso Mario Monti e il suo governo in forte discesa, tanto che sarà ora più difficile per il premier ripetere che in fondo il suo governo è più amato degli esponenti della politica.

Ma leggendo il rapporto Monti, si può credere che il professore sia effettivamente soddisfatto del suo lavoro, perché si comprende chiaramente che la sua vera missione, o comunque il suo principale obiettivo, era quello di salvare la moneta unica europea, che sarebbe deflagrata qualora l’Italia avesse dichiarato default: l’obiettivo è stato raggiunto, cavando il sangue dai cittadini italiani, ma è stato raggiunto.

Il resto del documento si perde nel racconto di una ricerca di valori e prospettive da recuperare, coltivare e progettare: “credibilità, coesione, responsabilità, legalità e visione”, attraverso le quali l’Italia potrà affrontare le sfide del futuro confidando di vincerle.

Una impostazione molto politica e poco tecnica, quella del “governo tecnico” che dopo aver in qualche modo riequilibrato i conti dello Stato, almeno temporaneamente, sembra aver perso la sua ragione di essere, in quanto evidentemente incapace di superare il momento dell’emergenza per porre in essere un piano di rilancio dell’economia nazionale, mentre non può, non avendo una legittimità popolare, affrontare la più importante ed urgente delle riforme, quella istituzionale.

Forse un sei e mezzo sarebbe bastato.

Le cronache politiche insistono sulle pressioni che giungono su Monti anche dall’estero, a cominciare dal neo rieletto presidente degli Usa Barack Obama e dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, per rompere gli indugi e presentarsi alle prossime elezioni come candidato a guidare il prossimo governo, stavolta con una piena legittimità. Un invito che, visti pure i sondaggi sopra riportati e l’evidente poca consistenza della forza politica che dovrebbe sostenerlo (alla quale, a nostro modesto avviso, è accreditato un 8,5% di consensi fin troppo generoso) il professore varesino non sembra disposto ad accettare, preferendo magari andare ad occupare ruoli istituzionali più prestigiosi ma meno impegnativi.

I professori dunque si auto-promuovono e, in attesa di sapere chi e quanti di loro potranno trovare posto nelle liste elettorali per trasformarsi d’incanto da tecnici in politici, si scusano un pochino per non aver fatto abbastanza per i meno abbienti tra i cittadini. Una scusa che forse avrebbero potuto risparmiarsi, dal momento che il salvataggio dell’Unione Europea è stato fatto soprattutto sulle loro spalle, mentre i decantati interventi sulla spesa pubblica e della politica sono in realtà stati ben poca cosa. L’importante però è che alla fine l’obiettivo sia stato raggiunto: l’Unione Europea e l’Euro sono salvi, le banche non sono fallite e per il futuro gli italiani si arrangeranno, come sempre hanno fatto.



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