L’Europa rimette i dazi

Stoviglie

Impegnati a fare le solite dietrologie suelle vicende tra il boccaccesco e il giallo che vedono protagonisti il cavalier Silvio Berlusconi, in arte il banana, le notizie veramente importanti vengono fatte passare in secondo piano, se non completamente sottaciute, da stampa e media nazionali.
La notizia del giorno, ancora più importante delle tristi e luttuose che arrivano dal medio oriente, dovrebbe essere infatti la reintoduzione da parte della Ue dei dazi sull’importazione delle stoviglie provenienti dalla Cina, sulle quali l’imposizione fiscale è stata aumentata dal 20% al 60%.

Una notizia importante soprattutto per l’Italia, che è storicamente un grande produttore di utensili in ceramica e che la sede di imprese anche di grosse dimensioni ormai ridotte in ginocchio dalla concorrenza delle imprese cinesi, capaci di invadere i mercati con prodotti venduti a bassissimo prezzo, ma che non trova spazio nelle prime pagine dei giorali e dei siti on line, occupatissimi invece a polemizzare sulle primarie del PD e, appunto, a ricamare sul retroscena del rapimento lampo del ragionere al servizio di Berlusconi Giuseppe Spinelli.

L’Unione Europea si è dunque alla fine dovuta piegare a ritornare sulle decisioni prese e a smentire tutti coloro che avevano giudicato quanti da tempo (da anche prima che iniziasse la crisi economica) aveva messo in guardia sugli effetti della completa liberalizzazione degli scambi commerciali, che avrebbe permesso l’importazione di merce prodotta a bassissimo costo nei paesi cosiddetti in via di sviluppo, creando una concorrenza sleale per le industrie europee che sarebbero state destinate al fallimento. Le facili profezie sono state dagli sciocchini che credono a tutto quello che la grande e meno grande stampa gli racconta, con battute salaci e la solita aria di superiorità auto attribuitasi da sempre da coloro che lavorano per salvare il mondo, nonostante il mondo chiaramente non voglia essere salvato da loro. basti ricordare come le richieste di reintrodurre i dazi, in modo da limitare i danni e impedire la delocalizzazione delle imprese in paesi più appetibili dal punto di vista dei costi e del fisco, presentate dall’allora ministro per l’economia Giulio Tremonti alla UE furono rifiutate quasi con disprezzo e il ministro bollato come l’incompetete “commercialista  di Sondrio”.

Il commercialista di Sondrio

Ma come si suol dire, il tempo è gentiluomo e anche se ci sono voluti nove anni ha voluto dare ragione al commercialista di Sondrio, mentre ha sbugiardato tutti i soloni che chi sono prodigati nel ridicolizzarlo.

Non ci aspettiamo adesso di vedere illustri economisti cospargersi il capo di cenere e giurare di non azzardarsi più a dare giudizi in tema di politica economica, anche perché certa gente ha una tale faccia di bronzo da rimanere impassibile di fronte ad ogni figuraccia e continuare a pontificare come se nulla fosse mai accaduto, ma il pensiero che proprio queste persone sono e saranno quelle che guidano e guideranno nel possimo futuro le sorti della nazione mette una certa qual inquietudine.

Ora si tratta di vedere se l’Unione Europea continuerà sulla strada della reintroduzione dei dazi anche per altri prodotti. Una strada che sembra l’unica percorribile almeno nel breve termine, se si vuole salvare qual che è rimasto della produzione manufatturiera europea, anche se certamente le decisioni non saranno accolte benissimo da tanti ambienti economici e politici.

 

 



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