The Little Black Sheep

A cosa servono i giornali

Cosa hanno in comune un club di calcio e uno o più fashion blogger, ovvero di ragazze che curano un blog sulle tendenze della moda, cercando magari di entrare nel mondo dell’informazione del settore e facendo diventare una professione la propria passione?

A prima vista nulla, ma è il funzionamento, o il malfunzionamento dell’informazione italiana, soprattutto, e internazionale ce li ha fatti accomunare questa Domenica mattina, dopo aver letto come per due vicende completamente diverse la stampa nazionale ha seguito le medesime errate strade, provocando non pochi danni sia al club calcistico in questione, sia a un paio di innocentissime fashion blogger.

Cominciamo con la vicenda, per i suoi effetti forse meno grave, di una 25enne fashion blogger accusata di aver rubato i vestiti che le venivano prestati da varie imprese del settore per essere usati in alcuni servizi, reportage, sfilate e eventi promozionali. L’intraprendente  ragazza ha infatti pensato bene di non restituire la merce ricevuta e invece di rivenderla per proprio conto. Fin qui niente di che, se non fosse che la stampa, pur identificando correttamente da subito la fashion blogger incriminata in Olivia Alessandra Clenin, di cui dava le iniziali O.C. una 25enne cittadina svizzera domiciliata a Milano e titolare del blog “The Little Black Dress”, riusciva a confonderla (segnatatamente il prestigioso Corriere della Sera) con Veronica Beretta, titolare a invece del fashion blog “Glam/Tagonist”, costretta contro la sua volontà a dover impegnarsi a chiarire ai suoi lettori di non avere nulla a che fare con la vicenda di cronaca nera.

Il mito Audrey

Il seguente affannoso tentativo di correggere l’errore, da parte del prestigioso quotidiano, potrà  lenire non del tutto il dispiacere dell’innocente Veronica, vistasi chiamare in causa senza alcun motivo, e neanche quella di Alessia Caliendo, che qualche tempo fa decise di creare e registrare un marchio di moda ispirandosi anche lei al famoso Little Black Dress, il tubino nero  indossato dalla indimenticabile Audrey Hepburn nel film Colazione da Tiffany, anche lei sottoposta al sospetto di essere la presunta ladra di vestiti e costretta a spiegare di essere completamente estranea alla vicenda.

Un piccolo pasticcio, se confrontato con quello combinato nei giorni scorsi dalla stampa nostrana e montato poi a livello mondiale dai media stranieri nei confronti della società calcistica SSLazio.

La Lazio è da sempre considerata nel panorama calcistico italiano una specie di piccola pecora nera. Pare non succedere niente di negativo nel calcio nazionale che non veda qualche appartenente al mondo legato alla società capitolina, giocatori, dirigenti o tifosi, tra i suoi protagonisti. Un bersaglio facile da colpire, visto la fama di estremisti di estrema destra guadagnatasi negli anni dagli ultras biancocelesti, devono aver pensato i redattori dei giornali quando la notte tra il mercoledì e il giovedì scorsi era arrivata la notizia dell’aggressione ai danni di un gruppo di tifosi inglesi al seguito della squadra londinese del Tottenham Hotspurs, che sarebbe stata impegnata il giorno dopo proprio contro la Lazio all’Olimpico.

Una presunta identificazione della squadra inglese come club ebraico, in base a considerazioni partorite sulla demografia della Londra di fine ottocento e oggi completamente inattuali, avevano portato infatti al facile sillogismo che ad aggredire i tifosi ebrei del Tottenham non potevano essere che stati i tifosi fascisti e antisemiti della Lazio e i titoli sulla aggressione dei NaziLaziali contro gli ebrei londinesi non sono tardati a fare la loro comparsa su tutti i media nazionali.

Passate però poche ore, non solo la matrice laziale (intesa come club calcistico) e sportiva non veniva confermata, ma addirittura i primi due arrestati dalla polizia venivano identificati come sostenitori del club rivale dell’ASRoma.

Anche in questa occasione le giravolte per cercare di rimediare all’errore sono state innumerevoli, senza peraltro che nessuno abbia avuto la decenza di ammettere l’errore o olmeno di essere stato precipitoso, oltre che poco convincenti, ma quel che è peggio la notizia sparata nell’immediatezza dei fatti aveva ormai fatto il giro del mondo, facendo comparire a caratteri cubitali (perchè il calcio è un fenomeno sociale di prima grandezza in quasi tutto il globo) la falsa notizia del raid dei Nazi Laziali ai danni degli ebrei londinesi, con le relative richieste di sanzioni severe contro il club biancoceleste, fino all’espulsione dalle coppe eropee chiesta a gran voce dal World Jews Congress.

Ultras Lazio

Un danno d’immagine enorme per il club capitolino, che nessuno potrà mai risarcire e che peraltro rischia pure di provocare chissà quali conseguenze per il futuro, esacerbando le posizioni più estremistiche di un tifo che, almeno da parte del club romano, si era negli ultimi tempi molto moderato, ravvivando l’immagine del laziale estremista, altezzoso e cattivo e mettendogli contro le ali più estreme non solo dei tifosi avversari, ma pure di gruppi politici dell’estrema sinista: un risultato di cui, proprio di questi tempi, non si sentiva proprio il bisogno.



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