Bersani contro Renzi: non vince nessuno, perde l’Italia.

Bersani Vs Renzi

Oggi gran parlare della novità politica di questi nostri tempi grami, le primarie col quale il centrosinistra sta decidendo il proprio candidato alle prossime elezioni. Prime pagine di tutti i giornali dedicati all’esito del grande confronto tra i due finalisti, il segretario del PD Pierluigi Bersani e il sindaco di Firenze Matteo Renzi: chi a vinto in confronto? si chiedono ansiosi i media nazionali, dandosi immediatamente anche la risposta, che varia a seconda del gradimento della testata per uno o l’altro dei contentendi. Per il non allineato Fuffangton Post invece lo scontro non ha visto vincitori, ma soltanto una perdente: l’Italia.

L’evento mediatico in diretta televisiva ha infatti impietosamente mostrato a tutti gli italiani, se ce ne fosse ancora bisogno, quanto sia modesta la caratura dei due aspiranti leader, tanto che alla fine del confronto qualcuno della redazione, in preda allo sconforto, ha prospettato un suo prossimo trasferimento a Costanza, cittadina romena sul Mar Nero (perché egli non può far a meno di trovarsi davanti l’orizzonte infinito del mare in ogni momento del giorno), dove intende aprire una cafetteria gelateria pasticceria, portando sui lidi della Sizia Minore calpestati dal triste Ovidio un pizzico di italianità, convinto che ormai che per il nostro antico popolo sia ormai giunto il momento di scomparire dalla faccia della terra.

Matteo Renzi si è in verità proposto nuovamente come il “rottamatore”, ovvero colui pronto a realizzare quella riforma istituzionale, a cominciare dal dimezzamento del numero dei parlamentari, eppure non è neanche stavolta riuscito ad essere convincente nel ruolo, apparendo il solito fuffologo pronto a dichiarare qualsiasi cosa pur di vincere, ma che non sarà mai in grado di mantenere le promesse una volta ottenuto la vittoria.

Pierluigi Bersani si conferma grigio funzionario di partito, che in un paese serio al massimo potrebbe aspirare a dirigere una filiale della coop, col suo lessico semplice e lineare, da chi spiega al bar del paese il funzionamento dei massimi sistemi ad astanti scarsamente istruiti. Eppure da un laureato con lode in filosofia ci si aspetterebbe qualcosa di più, almeno come ricchezza e varietà di linguaggio. Per il resto Bersani si conferma il vecchio che rimane, il continuatore della politica di tutti i recenti governi che il centrosinistra ha appoggiato, da quello Amato fino all’attuale governo Monti.

f35-Lightning II, l’aereo della discordia

Nota a margine.I giornali oggi addebitano a Bersani uno “svarione”, un errore, una gaffe, avendo egli evocato il nome di Obama riguardo all’acquisto dei famosi 135 caccia bombardieri F35, quando la decisione sarebbe del governo italiano, come ha prontamente rilevato Renzi ieri sera. In realtà Bersani ha detto, probabilmente  senza volerlo, una verità: l’acquisto degli aerei fa parte di accordi con il grande alleato dai quali solo il presidente degli Usa potrebbe in qualche modo affrancarci. Bersani ha incautamente ammesso che tutte le grandi decisioni dei governi italiani sono prese all’estero e che l’Italia era ed è un paese a sovranità limitata e lo sarà ancora a lungo, se sarà lui a vincere le prossime elezioni.

Certo che sentirlo da qualcuno che ha vissuto e si è formato all’interno di quello che fu il PCI fa un pò impressione, ma evidentemente la scomparsa di punti di riferimento come l’Urss e il partito comunista sovietico ha convinto anche i vecchi compagni a trovare un altro punto d’appoggio sicuro nella super potenza superstite. Basterà ricordare come con il governo guidato da Massimo D’Alema non esitò a bombardare l’ex Jugoslavia, violando la Costituzione, pur di dimostrarsi un alleato affidabile e sempre a disposizione.

Forse qualcuno capirà pure che il governo Berlusconi non è caduto per il Bunga Bunga e neanche per la crisi finanziaria internazionale, ma per il tentativo di svincolarsi dall’abbraccio soffocante degli “alleati”, cercando intese commerciali proprio a Est, in quegli stessi paesi una volta cari a bersani e i suoi compagni, oggi ancora una volta avversari, seppure in un modo diverso.

 



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