Ingroia sa, ma noi pure

Ingroia e Travaglio super stars

Ingroia e Travaglio super stars

Noi sappiamo che il magistrato Antonino Ingroia detto Antonio (ma anche Fofò e la barbetta per alcuni amici) si è ispirato al famoso articolo  invettiva scritto da Pierpaolo Pasolini sul Corriere della Sera nel 1974, scritto col quale il poeta, scrittore e regista affermava di sapere chi aveva tramato nell’ombra durante i famigerati anni di piombo e aveva provocato, in qualche modo, gli attentati stragisti e i molti omicidi che accaddero allora.

Ma noi sappiamo che è nella missione dell’intellettuale e dell’artista il cercare di  far discutere l’opinione pubblica diffondendo idee ed opinioni, per cercare di superare momenti difficili e per trovare delle verità nascoste e a volte inconfessabili. Pasolini dunque aveva con la sensibilità dell’artista raccolto ed elaborato le molteplici informazioni del tempo e le aveva usate per dipingere un affresco della sua epoca, senza avere nessuna prova oggettiva che potesse dimostrare che le sue congetture erano vere, ma come artista, poeta e letterato egli non aveva bisogno di provare nulla!

Ben diverso dovrebbe essere il comportamento di chi ha come compito professionale quello di indagare su fatti e persone, con il fine di assicurare alla giusta pena i colpevoli di reati, specialmente di reati gravi come quelli di cui si occupa il dottor Ingroia, cercando di mantenere quell’atteggiamento di imparzialità e di equidistanza richieste dal ruolo. Il dottor Ingroia pare invece sentirsi quasi obbligato ad uscire dalla condotta di riserbo e di impersonalità della sua funzione per assurgere alla dimensione del portatore di verità rivelate, come quando pubblica un libro sulle vicende giudiziare sulle quali ha indagato prima ancora che le stesse siano discusse in tribunale.

Si dirà a questo punto che nel libro non vengono rivelati fatti giudiziariamente rilevanti, ma che si ricostruisce una vicenda storica intricata e oscura. In realtà però sappiamo già che gli atti sui quali si sta per istruire il processo sulla cosiddetta trattativa tra lo Stato e la mafia contengono pochi fatti certi e molte supposizioni non provate, tanto da far prevedere difficile prosecuzione del processo. Dalle parole dette dal dottor Ingroia alla presentazione del suo libro e consolidate dal commento dei suoi sostenitori presenti, si capisce inoltre quali siano le intenzioni del magistrato palermitano, oggi pendolare tra il capoluogo siciliano e la Ciudad del Guatemala. Perchè noi sappiamo che il disegno di Ingroia e dei suoi sostenitori è quello di arrivare ad occupare un ruolo politico senza svestire la toga da magistrato, di sovvertire il principio di separazione dei poteri e di intervenire, insieme ad una specie di direttorio di personalità della cosiddetta “società civile”, sulle decisione di governo dello Stato senza un mandato popolare derivato da libere elezioni a suffragio universale.

Noi sappiamo, ma non abbiamo le prove, che la democrazia sta correndo un grave pericolo. Non abbiamo le prove ma nessuno può impedirci di manifestare le nostre opinioni.



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