Ma Renzi è di sinistra?

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L’angoscioso interrogativo martella da mesi le menti di tanti italiani convinti seguaci di quelli che furono una volta i partiti della sinistra e la cui base ideologica, basata principalmente sulle idee esposte da Karl Marx e Frederick Engels, ma con minoranze affezionate a più elitarie scelte, da Prouhdon a Luxemburg, o affscinati dal pensiero Maoista etc, e che oggi si ritrovano con un’identità piuttosto sbiadita, anche a causa della confluenza nel PD di molti cattolici di sinistra, portatori di una visione della vita a volte fortemente contrastante con quella dei vecchi comunisti. La questione è però divenuta sempre più rilevante da quando il sindaco di Firenze Matteo Renzi, cattolico proveniente da una famiglia tradizionalmente democristiana e con una esperienza politica formatasi negli ambienti del partito popolare, si è candidato a guidare il PD, che fin dalla sua nascita ha sempre avuto come segretario un ex comunista.

A questo punto bisognerebbe aprire un’altra discussione per definire cosa significa oggi essere di sinistra, piuttosto che di destra, ma per mancanza di tempo e di spazio dobbiamo limitarci a rimanere nell’ambito della sollecitazione oggi rivolta a Renzi dal suo avversario Pierluigi Bersani, che è poi quella famosa rivolta dall’attore e regista Nanni Moretti al leader storico dell’ex PCI Massimo D’Alema nel suo film “Aprile”: “Matteo di qualcosa di sinistra”.

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Fin dalle sue prime apparizioni Renzi è stato accusato di essere un prodotto della cultura Berlusconiana, un accusa terribile se rivolta a qualcuno che si candida a guidare il partito della sinistra italiana. Un’accusa che è cresciuta d’intensità con il passare delle settimane, quando si è palesata la concreta possibilità che il fiorentino possa veramente battere il segretario nella corsa a candidato premier della coalizione di centrosinistra. La brutta abitudine degli ex comunisti a demonizzare l’avversario la conosciamo bene e l’abbiamo già stigmatizzata in passato, ma lo stesso Renzi sa benissimo con chi ha a che fare e sa difendersi benissimo, padrone com’è dei moderni mezzi di comunicazione, a cominciare da quello televisivo. In realtà è proprio la disinvoltura del sindaco nell’uso della comunicazione di massa a fargli guadagnare la reputazione di berlusconiano, mentre sul fronte delle proposte puramente politiche, seppure un pò fumose, a rendere così sensibili certi vetusti apparati di quello che fu il potente partito comunista italiano, il  più grande del mondo occidentale, è piuttosto la minaccia della “rottamazione” della vecchia classe dirigente, nonché la volontà di ridurre il numero dei parlamentari, di abolire i finanziamenti pubblici ai partiti e ridisegnare l’architettura istituzionale dello Stato. Tutte proposte che non appaiono in realtà caratterizzate da una ideologia di destra, ma che lo diventano se a presentarle è Matteo Renzi, che pure non può essere considerato più a destra di quella che sembra essere la sua nemica più velenosa, la cattolicissima e sua conterraneaRosy Bindi.

Alla vigilia del ballottaggio delle primarie le accuse contro Renzi si moltiplicano e un intero apparato di partito, evidentemente terrorizzato dal possibile successo del più giovane dei contendenti, si è gettato a corpo morto nella pratica della demonizzazione del sindaco di Firenze, che peraltro rimane oltremodo tranquillo, forte della crescita dei suoi consensi. Sembra impossible che il fiorentino possa vincere, tanti sono gli ostacoli che il partito sta mettendo sul suo cammino, ma se dovesse veramente accadere si potrebbe assistere alla definitiva disintegrazione del grande partito di centrosinistra e di un modo di fare politica legato a logiche da guerra fredda.



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