Monti: il governo dei record (negativi).

Mario Monti

Mario Monti

Continua a macinare record, il governo tecnico guidato dal professor Mario Monti, ma purtroppo per tutti noi sono record negativi. Dopo aver ritoccato quello del debito pubblico, tocca ora a quello dei livelli della disoccupazione, in particolare quella relativa alle fasce dei più giovani, in una spirale di risultati economici negativi che era facile in realtà prevedere, dopo le manovre recessive messe in atto dal governo, e infatti chiaramente messe in preventivo da Monti e i suoi collaboratori, che non accennano neanche a fingere di essere sorpresi dei dati che vengono mano a mano pubblicati.

Che bisognava fare dei sacrifici per salvare le finanze dello Stato si sapeva bene, quello che non si sapeva era che a farli dovevano essere esclusivamente gli italiani appartenenti al cosiddetto ceto medio basso, mentre ne sono rimasti immuni i più privilegiati, specialmente quelli appartenenti a quella fascia sociale direttamente o indirettamente collegata alla vita politica del Paese. Come più volte riferito sono infatti rimaste pressoché intatti i finanziamenti e i privilegi a coloro che, con una definizione generale, possiamo chiamare “classe dirigente”, o come si usa oggi “La Casta”.
Dove andranno allora mai a finire i soldi versati dagli italiani al fisco? a guardar bene vanno più che altro a ripianare i bilanci fallimentari delle banche, il che non sarebbe neanche così sbagliato, perché avere un sistema di credito in buona salute è indispensabile allo sviluppo dell’economia, se le banche a loro volta si mostrassero più amichevoli verso i loro clienti finanziatori, cosa che mai invece accade. La possibilità di accedere al credito per un normale cittadino è ormai un’impresa quasi impossibile, mentre i suoi risparmi vengono aggrediti con l’imposizione di costi di gestione sempre più alti.

Banca-Monte-dei-Paschi-di-Siena

Evento epocale e altamente simbolico è il “salvataggio”, che è una vera e propria nazionalizzazione mascherata, della più antica banca d’Italia e del mondo, quel Monte dei Paschi di Siena che da sempre ha legato le sue sorti a quelle della sua città natale e a quelli del partito politico che la città e la sua banca ha da sempre controllato, quel Partito Comunista Italiano evolutosi nel tempo in quello che oggi è il Partito Democratico del segretario Bersani. Nessuna traccia di questo legame appare nei resoconti dei giornali, quasi come parlarne fosse un tabù che non si può infrangere  per nessun motivo. Il pericolo è quello che, nonostante il massiccio ricorso al denaro pubblico per evitare la bancarotta, l’istituto senese rimanga di fatto sotto il controllo di quanti lo hanno portato allo sfacelo. Del resto a presiederlo in questo delicato frangente è stato chiamato Alessandro Profumo, fresco reduce dal disastro di Unicredit (ma con buonuscita multimilionaria) che non molto tempo fa si era distinto per aver fatto la fila in occasione delle primarie del PD con le quali si scelse Romano Prodi come candidato alla carica di Presidente del Consiglio.  Possiamo pertanto concludere che essi, dopo il salvataggio del Monte dei Paschi, potranno ancora dire di avere una banca.



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