Dopo le primarie, comincia la vera corsa alle elezioni

Pierluigi Bersani

Pierluigi Bersani

Le primarie del centrosinistra sono terminate con la scontata vittoria del segretario del PD Pierluigi Bersani sul suo concorrente diretto, il sindaco di Firenze Matteo Renzi. una vittoria scontata perché neanche Renzi e i suoi potevano ragionevolmente pensare di poter battere bersani, che era sostenuto non solo dall’intero apparato del Partito democratico ma anche dai seguaci di Nichi Vendola, che era stato estromesso dalla carsa dopo il primo turno. Per il Partito Democratico però la vera corsa per le elezioni politiche della prossima Primavera comincia ora, dopo che il candidato premier è stato scelto e che il dell’opinione pubblica appare premiarlo come mai accaduto prima, almeno secondo i sondaggi.

L’effetto primarie hanno funzionato anche in Italia, esattamente come si è visto tante volte negli Usa. I mezzi di comunicazione hanno tenuto sulle loro prime pagine  l’avvenimento per settimane, provocando un naturale interesse da parte dell’opinione pubblica che si è facilmente tramutato in intenzione di voto: ma sarà capace il PD a tenere il consenso raggiunto? l’obiettivo non è così facile da centrare, come tanti probabilmente pensano.

Bisogna infatti considerare che molto del successo ottenuto dalle primarie è dovuto proprio alla presenza dello sconfitto Renzi, che ha portato alle urne una varietà di persone che potrebbero però  perdere entusiasmo di fronte alle scelte di un partito che potrebbe dimenticare le istanze di rinnovamento propugnate dall’homo novo del partito, abbandonandolo proprio nel momento più importante, quello delle urne che contano. Come potrebbero infatti reagire i sostenitori del Fiorentino davanti alla riproposizione delle vecchie facce del partito, i D’Alema, le Bindi, i Fioroni e i Veltroni, con tutti i loro famigli, che Renzi voleva rottamare? Come reagiranno di fronte ad un governo Bersani che potrebbe contenere ministri del partito di Casini e fondamentalmente seguire la linea tracciata dal professor Monti, che magari potrebbe farne parte come ministro all’economia, se non super visionarne l’attività come Presidente della Repubblica?

Mancano ancora cinque mesi alla data delle elezioni, un tempo che in politica è considerato lunghissimo e durante il quale possono mutare tante cose. Una è la qualità dell’avversario, che oggi appare ridotto a ben poca cosa, ma che potrebbe risorgere all’improvviso e approfittando proprio delle mancanze del centrosinistra proprorsi lui, ancora una volta, come l’unica possibilità di riformare uno Stato decrepito, inefficiente e poco amato dai cittadini.

Ma la cosa che più è da verificare sarà la capacità di Bersani di sostenere il ruolo del leader, lui che è sempre stato indicato come un uomo di Massimo D’Alema sarà capace di tener testa ai grandi vecchi del partito e imporsi come capo indiscusso, imponendo una linea di seppur graduale rinnovamento? Sono in tanti a ritenere l’impresa troppo ardua per il filosofo che si esprime come un bonario salumiere della bassa e l’ipotesi che il PD e il Csx tutto si riavviti su se stesso, come già ha fatto tante volte in passato, è tutt’altro da trascurare.



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