Da un Mario all’altro: Draghi uomo dell’anno per il Financial Times

Mario Draghi

Mario Draghi

La notizia era stata data dalle agenzie già nella notte tra Giovedì e Venerdì, e francamente ci saremmo aspettati di vederla sulle prime pagine di tutti i media nazionali con grande risalto, invece non è stato così, perché i principali giornali hanno preferito darla nelle pagine dedicate alla finanza e all’economia, non diciamo nascondendola, ma certamente evitando di darle il massimo risalto.
La ragione alla base di questa scelta è probabilmente quella che la motivazione con la quale il Financial Times ha nominato Mario Draghi, governatore della BCE, uomo dell’anno, avrebbe messo un pò in ombra il Mario che è oggi al centro delle manovre politiche nazionali e già primo ministro nominato dai cosiddetti “poteri forti”, che sono poi anche gli editori dei grandi giornali. Per  Time infatti è stata l’azione del governatore della BCE Draghi a salvare la moneta unica europea e a far abbassare gli spread dei titoli di stato Italiani e Spagnoli e non le manovre dei governi Monti e Rajoy, cosa peraltro ben nota a chi ha un minimo di conoscenza dei fatti che accadono in questi tempi bui che stiamo vivendo.
“Nell’ambito del nostro mandato, la BCE è pronta a fare tutto quello che serve per preservare l’euro. E credetemi, sarà abbastanza”. Questa l’affermazione di Draghi, rilasciata a Londra lo scorso 26 Luglio, che  ha quietato i mercati dei titoli di stato. Il governatore aveva con quella lanciato un avvertimento chiaro agli speculatori che la BCE avrebbe usato tutti i sui mezzi finanziari, praticamente illimitati, per salvaguardare la moneta unica europea, e quelli hanno recepito la minaccia.
Il punto è che il riconoscimento del quotidiano economico conferma come solo l’ente che emette moneta può controbattere efficacemente le manovre speculative sui mercati, mentre pochissimo possono i governi nazionali, compreso quello dei tecnici guidato da Monti. Questo vuol anche dire che la scelta del prossimo primo ministro italiano non può influire sul saggio d’interesse pagato dai titoli di stato nazionali, o non così pesantemente come viene oggi fatto credere. Del resto l’andamento dei mercati finanziari dopo le annunciate dimissioni di Monti lo dimostrano ampiamente: le quotazioni, dopo un iniziale impennata sono infatti ridiscese e si sono assestate sui livelli medi di questo periodo.

La nomina del FTconferma infine che agli anglo-americani piace Mario. Draghi e Monti sono in realtà le due facce della stessa medaglia, entrambi sono da sempre parte dell’apparato che sovraintende al funzionamento della finanza internazionale e oggi sono investiti della missione di riparare i suoi ingranaggi mal funzionanti, ma certamente non quella di fare gli interessi dei cittadini europei e italiani in particolare.
Il futuro è dunque già segnato e del resto tutti, da Berlusconi a Bersani sono consapevoli di questo, tanto che si contendono il professor Monti neanche fosse la belle Helene.



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