Gerard Depardieu rinnega la Francia

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Si è proprio arrabbiato, il celebre attore Francese Gerard Depardieu, alla reazione con la quale i media e l’opinione pubblica transalpina hanno risposto alla sua decisione di trasferire la propria residenza in Belgio, per usufruire di un regime fiscale più favorevole di quello della madrepatria. Si è arrabbiato così tanto che, con una lettera aperta indirizzata al primo ministro Jan Marc Ayrault e pubblicata dal “Journal de Dimanche”, ha addirittura dichiarato di rinunciare alla cittadinanza Francese e che restituirà il passaporto e la “securitè sociale”, la tessera che da diritto all’assistenza sociale, perché ormai non sente più l’appartenenza allo Stato Francese, ma di considerarsi piuttosto un cittadino del mondo, secondo gli insegnamenti che il padre gli ha trasmesso fin dall’infanzia.

L’ira dell’attore è scaturita dalla pesantezza degli argomenti usati per criticarlo dopo la decisione di trasferirsi all’estero, spesso sfociati in veri e propri insulti. Una campagna di denigrazione dedicata al solo Depardieu (lo stesso Ayrolt aveva definito l’attore “patetico”) e mai a nessuno dei tanti milionari francesi che hanno preso la via di Nechin, la cittadina Belga conosciuta come il Buen Retiro dei ricchi Francesi in fuga dal fisco.

Il giovane Depardieu

Il giovane Depardieu

Una storia veramente singolare, se si considera che Gerard Depardieu che, nato in una famiglia di operai, è stato a lungo uno degli attori più amati dai francesi e spesso interprete di personaggi simbolo della classe operaia nazionale, almeno nella prima parte della sua lunga carriera. Ma dopo tanti anni, Depardieu compirà 64 anni il prossimo 27 Dicembre, qualcosa nel rapporto dell’attore e i suoi connazionali si è rotto. Da tempo, infatti, certe intemperanze, che sempre hanno fatto parte della sua natura, non gli sono state più perdonate e le critiche al suo indugiare bel bere e nel mangiare, che lo hanno trasformato nel perfetto Obelix cinematografico, lo perseguitano ormai costantemente.

La questione potrebbe essere liquidata come quella delle tante bizze di una star del cinema, se come Depardieu ha fatto notare non coinvolgesse tanti altri ricchi signori, molto meno famosi, che preferiscono trasferirsi qualche Km oltre la frontiera, cercando di pagare meno tasse possibile, in fuga da un sistema fiscale che appare essere sempre più punitivo, se l’attore affermato di aver versato allo Stato l’85% dei suoi guadagni, una percentuale veramente spropositata.

Depardieu-Obelix

Depardieu-Obelix

Lungi dall’essere una problema solo francese, la pressione fiscale troppo elevata fa nascere in quasi tutti gli Stati dell’Europa occidentale dei movimenti di resistenza all’aumento della tassazione che non possono essere liquidati tanto facilmente. Troppe volte gli stessi organi d’informazione anche da noi in Italia ne parlano con semplicistica sufficienza, magari attribuendo il famoso giudizio sul fisco troppo vorace che giustifica il tentativo del cittadino di eluderlo a Berlusconi, invece che ad Adam Smith, come sarebbe giusto fare, quando proprio in questo periodo di forte crescita della pressione fiscale (e di lunghe file per pagare l’ultima rata dell’Imu), si dovrebbe finalmente affrontare seriamente il problema di un sistema fiscale che non solo non aiuta ad uscire fuori dalla crisi economica, ma che concorre ad aggravarla. Sarebbe opportuno che proprio in questo momento di grave difficoltà economica il fisco si facesse più amico del contribuente e cercasse di evitare di intervenire con pesanti sanzioni per gli eventuali inadempienti, come tante volte è stato invece imputato ad Equitalia.
Anche perché l’eccessivo carico fiscale non solo fa fuggire all’estero quelli che possono farlo, persone fisiche o aziende, ma nutre la rabbia e il risentimento che di si vede togliere gran parte del frutto del proprio lavoro per finanziare il pozzo senza fondo di una spesa pubblica che nemmeno si riesce a capire cosa dovrebbe finanziare, dal momento che i servizi pubblici non fanno che peggiorare di anno in anno.
Il dubbio che lo Stato altro non faccia che distribuire denaro senza criterio, oltre che a mantenere i privilegi di una classe dirigente che vive ormai al di fuori della realtà della società che l’ha espressa o, come accade in questi mesi, non faccia altro che togliere ricchezza ai cittadini per ripianare i bilanci delle banche (in Italia dall’inizio della crisi sono fallite circa 15000 aziende, ma nessuna banca).

Gli Stati e i politici che li governano non sembrano però dell’avviso che sarebbe meglio cominciare a ripensare i principi con i quali organizzare la spesa pubblica e il welfare state, cavalcando invece il malcontento dei più esagitati, evocando la caccia alle streghe dell’evasione fiscale e la demonizzazione dei Depardieu di turno.

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