La Costituzione e i suoi partigiani

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La Costituzione di uno Stato, come tutti dovrebbero sapere, è la sua legge fondamentale, la base sulla quale è costruita e misurata ogni altra legge o regolamento; la Carta Costituzionale contiene pertanto i principi generali dell’ordinamento che in nessun caso devono essere violati, seguendo la formula che le leggi e i regolamenti promulgati dal legislatore e dagli enti preposti non possono violare “le norme imperative (ovvero le Costituzionali) l’ordine pubblico e il buon costume”. La Costituzione costituisce dunque, con le sue norme, la pietra angolare dell’ordinamento giuridico di uno Stato e come tale deve essere tutelata, dal momento che i suoi principi garantiscono ai cittadini l’esercizio dei diritti di cittadinanza: ma cosa accade quando le norme costituzionali, o parte di esse , appaiono vetuste e non al passo dei tempi, tanto da provocare più danni che tutelare i diritti dei cittadini?
Naturalmente le legislazioni di tutti i paesi contengono gli strumenti per adeguare le carte costituzionali al mutare dei tempi. Le cose sono anche abbastanza semplici in quelli che hanno adottato dei modelli costituzionali cosiddetti flessibili, perché modificabili attraverso leggi ordinarie, più complicate in quelli che hanno invece adottato costituzioni rigide, modificabili solo attraverso procedure lunghe e complesse, quasi impossibile in Italia, che più che una Costituzione rigida pare essersi dotata di una Costituzione eternamente immodificabile (ma solo apparentemente, come vedremo in seguito).

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Da molti anni si discute in Italia della necessità di adeguare la Carta Costituzionale che, approvata dall’Assemblea Costituente il 22 Dicembre del 1947, all’indomani di una disastrosa sconfitta bellica e sulle macerie lasciate da una dittatura, appare a molti inadeguata in alcune sue parti e bisognosa di essere aggiornata. Sempre però, ad ogni proposta di modifica costituzionale, sorgono polemiche feroci e, ultimamente un vero e proprio partito dei “Partigiani della Costituzione”, che ha fatto della Carta Costituzionale un  feticcio da sventolare come arma politica, contro i nemici accusati di tradire lo spirito democratico e antifascista dei padri fondatori.
In realtà, a ben guardare, la Costituzione è già stata ritoccata più volte e pure con formalità tutt’altro che limpide, com’è accaduto il 08 marzo del 2001, quando il Titolo V, inerente alla disciplina delle autonomie locali fu approvata con una maggioranza inferiore a quella richiesta dalla legge, a dimostrare che in fondo se si vuole si può fare qualunque cosa, ma anche che forse c’è chi può farlo e chi no e che si possono cambiare alcune cose e altre no. La contestata riforma ha peraltro causato i danni che stiamo osservando proprio in questi giorni, attribuendo agli enti locali una tale autonomia che i politici locali, in special modo quelli eletti nei consigli regionali, hanno potuto distribuirsi ogni sorta di prebenda senza alcun controllo esterno. Da notare pure che le proposte avanzate per riformare quello che è stato tanto maldestramente già riformato, vengono tutte respinte dalle assemblee regionali, pronte a difendere fino alla morte i privilegi che si sono auto concessi.Il dubbio che la difesa della Costituzione nascondi più che altro la difesa di interessi corporativi a questo punto diventa legittimo, anche perché negli ormai 75 anni della sua esistenza non tutti i suoi articoli sono stati di fatto messi in atto. Pensiamo solo all’art 39 che stabilisce per i sindacati, ma dovrebbe farlo anche per i partiti, l’acquisto della personalità giuridica, da sempre disatteso  insieme alle conseguenze che comporterebbe la sua applicazione.

Perché quelli che molti non sanno, e sono tanti quelli che parlano della Costituzione senza in realtà conoscerla, è che il contenuto della Carta non si ferma all’enunciazione degli alti principi espressi nei primi articoli (L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro etc.) ma di ben 139 articoli, più le disposizioni finali e transitorie, con le quali disegna tutta l’organizzazione delle istituzioni dello Stato e che non si può, solo per fare un esempio, disporre il dimezzamento del pletorico numero dei parlamentari, senza una riforma costituzionale.

Roberto Benigni nuovo Vate nazionale

Roberto Benigni nuovo Vate nazionale

Ma salire su un palco e gridare che si è li per difendere la Costituzione, come partigiani di nostri giorni, fa prendere facili applausi e usare un celebre comico di regime, ultimamente in verità un po’ bollito, per convincere il popolino che la Costituzione Italiana è “la più bella del mondo”, come ha fatto ieri sera in televisione un lautamente ricompensato, con soldi pubblici, Roberto Benigni, che dopo essersi vestito dei panni del Dantista alla rustica ha indossato pure quello del Costituzionalista alla Balanzone, pure serve a far rimanere tutto com’è, alla faccia dei tanti che s’impegnano duramente per tentare di migliorare le sorti di questo paese incamminato sulla strada di una triste decadenza.



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