Italia: un declino censito

Italia paese sgarrupato

Italia paese sgarrupato

Sono stati pubblicati in questi ultimi giorni alcuni dati statici, incluso il rilevamento dell’ultimo censimento della popolazione tenuto nel 201, che tutti insieme confermano, se ce ne fosse ancora bisogno, di come l’Italia sia incamminata verso un declino che appare irreversibile. Irreversibile non perché impossibile da arginare e arrestare, ma perché nessuno sembra avere intenzione di farlo, per ragioni che è pure facile intuire. Alcuni infatti ritengono che non di declino e decadenza si tratti, quanto di un naturale cambiamento che porterà in futuro grandi benefici, mentre per altri semplicemente non vale la pena di dannarsi tanto contro il corso degli eventi voluto e controllato da chi detiene il vero potere che conta ai nostri tempi, il denaro; i più, infine, preferiscono consumare gli ultimi brandelli di abbondanza, lasciando alle prossime generazioni il compito di lottare, se ne avranno la forza, la capacità e il coraggio per farlo, per risollevare le sorti di un antico popolo che appare ormai prosciugato di energie.

Il censimento ci ha reso il ritratto di un’Italia invecchiata, più povera e meno popolata da italiani, che fanno sempre meno figli. Sono invece triplicati gli stranieri presenti sul territorio nazionale, e sono loro, nonostante la crisi economica, gli elementi più vitali, almeno per voglia di sopravvivere, come dimostra il dato sull’occupazione lavorativa. Nonostante nel nostro paese il numero di stranieri è ancora piccolo, rispetto agli altri grandi stati europei, in percentuale contribuiscono al PIL nazionale (la produzione di ricchezza, che vale la pena ricordarlo è sempre minore) e l’Italia è l’unico paese d’Europa in cui la loro occupazione supera il valore medio della popolazione residente.
Un dato che dovrebbe già da solo far riflettere, specialmente confrontato con il progressivo aumento della disoccupazione giovanile e femminile tra i nostri concittadini, e che fa giustizia dello stereotipo del migrante che si occupa in quelle posizioni lavorative rifiutate dagli italiani e fa invece comprendere come la mano d’opera straniera, disposta ad accettare di impiegarsi accettando una minor retribuzione e minori, se non assenti, garanzie assicuratrici, sta di fatto cancellando le conquiste sindacali conquistate in 75 anni di Repubblica e accendere una concorrenza tra poveri per l’occupazione. Sono infatti ormai tanti anche gli italiani che, di fronte al bisogno e alla concorrenza straniera, si assoggettano a condizioni lavorative da romanzo Dickensiano.

Charles Dickens's Oliver Twist

Charles Dickens’s Oliver Twist

Il quadro desolante è reso completo dall’abbandono delle grandi imprese manufatturiere, che per reagire allo svantaggio competitivo dovuto all’adozione della moneta unica, preferiscono de-localizzare le unità produttive in paesi che offrono condizioni più vantaggiose dal punto di vista fiscale e una manodopera più a buon mercato. Dall’altro lato, l’elevatissima pressione fiscale, l’inefficienza e l’inefficienza e la corruzione della pubblica amministrazione respinge gli investimenti dall’estero, condannando il paese alla deindustrializzazione.

Un dato che ha fatto molto scalpore e molto discutere sui network sociali e sui siti in rete dei principali media nazionali, è invece quello dell’inutilità del titolo di studio per trovare un lavoro qualificato. La notizia è stata data in modo da far intendere il fenomeno come l’inutilità di continuare gli studi e laurearsi, quando è più facile trovare un lavoro subito dopo il diploma di scuola media superiore, ma è evidente che il dato deve essere letto, al di là delle polemiche sui corsi di laurea inutili che infestano le università italiane, nella quasi impossibilità di riuscire ad ottenere un’occupazione altamente qualificata, se non si è già integrati nelle realtà sociali che esprimono la cosiddetta classe dirigente. Evidente segno che il cosiddetto ascensore sociale, che in Italia ha sempre funzionato poco, ha rarefatto ancor di più le sue corse.

Le difficoltà economiche, soprattutto quelle dei più giovani, si ripercuotono pesantemente sulla qualità della vita civile del paese, nel quale diminuiscono i matrimoni e il tasso di natalità (tipico indicatore delle fasi di decadenza di una società), mentre aumentano le separazioni e i reati predatori (furti e rapine).
Lo Stato, dal canto suo, a fronte delle sempre più ingenti risorse drenate dai privati, ormai costretti ad intaccare i risparmi familiari accumulati da diverse generazioni, fornisce servizi sempre più scadenti.

Un quadro, quello sopra dipinto, che riproduce un panorama italiano desolante, ma nonostante tutto c’è chi invita a proseguire nell’opera intrapresa per renderlo tale, magari fornendo al pubblico un cloroformizzante Benigni in prima serata televisiva che rassicuri che noi abbiamo “la più bella di tutte” (ma forse si riferiva Monica Bellucci).



Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...