Il Financial Times certifica la crisi dell’Europeismo

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Il prestigioso quotidiano economico britannico pubblica oggi un articolo nel quale sono riportati i risultati di alcuni sondaggi tenuti in vari paesi europei che dimostrano come in pochi mesi l’adesione all’idea di Europa Unita, tanto cara a tanti editorialisti, non sia più molto popolare tra i cittadini, specialmente quelli dei paesi più colpiti dalla crisi economica.
Inutile cercare però riferimenti all’articolo sui siti dei giornaloni nazionali che fino a ieri sembrava ritenessero il quotidiano finanziario una sorta di Vangelo dal quale trarre ispirazione per la loro condotta. Unico giornale a riportare la notizia è invece proprio Il Giornale di Milano (ripreso dal sito Dagospia), di proprietà di Paolo Berlusconi, fratello del più noto Silvio, in un curioso scambio dei ruoli, rispetto al solito andazzo della stampa nazionale.

Il corpo principale dell’articolo è infatti dedicato alla situazione italiana, descrivendo un’opinione pubblica ormai in larga parte convinta che Monti altri non sarebbe che un fantoccio del governo tedesco, e che gli italiani, duramente colpiti dalle politiche di austerità imposte dal governo dei tecnici e volute dall’arcigna cancelliera Merkel, sono ormai talmente insofferenti dell’egemonia tedesca da far ritenere l’esito delle prossime elezioni politiche molto più incerto di quanto si potesse prevedere solo fino a qualche settimana fa.

Ma non è solo in Italia che i sostenitori della UE perdono colpi: Greci, Spagnoli e Portoghesi sono ormai in gran parte convinti di essere le vittime designate dell’egemonia germanica, mentre Tedeschi e Francesi rimangono sostanzialmente europeisti, ma solo se a decidere delle sorti di tutti siano soltanto i loro governi.

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Appena qualche giorno fa è stato invece il primo ministro inglese David Cameron ad assestare un duro colpo all’idea dell’Europa Unita, o almeno di questa idea di Europa Unita, avanzando l’ipotesi di un clamoroso abbandono dell’unione da parte del Regno Unito. D’altra parte l’adesione dei britannici era stata sempre molto guardinga e attenta a non trasferire troppa sovranità nazionale alle commissioni di Bruxelles e si sono ben guardati di adottare la moneta unica e perdere il controllo della propria valuta concedendolo alla BCE.
L’uscita di Cameron non può e non deve essere una sorpresa, perché da sempre l’opinione pubblica britannica nutre una notevole antipatia verso la UE, tanto che ogni tanto rispunta in Gran Bretagna l’idea di un referendum popolare per decidere se abbandonare definitivamente l’Unione. Il primo ministro deve pertanto tener conto dell’umore dei suoi concittadini, anche se ha specificato che la sua opzione preferita è quella di far rimanere il paese nella UE, pur con tutti i distinguo che in questi mesi ha fatto sui tanti provvedimenti presi a Bruxelles, come quelli sui bilanci pubblici.

In conclusione, sembra proprio che le fondamenta dell’Unione Europea scricchiolino sempre di più e non si può escludere che nei prossimi mesi accadano avvenimenti che potrebbero ribaltare tutte le certezze sul suo futuro.



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