Sangue, sudore e lacrime, questo il 2013 previsto per gli italiani da Napolitano

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Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Quando Winston Churcill dichiarò in parlamento che, il suo appena formato governo, non aveva altro da offrire ai sudditi di Sua Maestà Britannica che sangue sudore e lacrime, aveva davanti a se la prospettiva di affrontare una lunga e rovinosa guerra, dalla quale non si sarebbe potuto uscire vittoriosi se non a prezzo di enormi sacrifici.
Dopo tre quarti di secolo è il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, che attraverso il consueto discorso augurale di fine anno, annuncia alla Nazione televisiva una stagione di sacrifici enormi e inevitabili. Una stagione di sangue, sudore e lacrime e questo nonostante non sembra esserci all’orizzonte nessun conflitto bellico.
Oppure una guerra in atto deve esserci, se i cittadini vengono chiamati a vincerla attraverso la loro abnegazione al sacrificio, solo che è una guerra che non viene combattuta da eserciti armati, quanto piuttosto dalle sale di controllo delle grandi istituzioni finanziarie internazionali. Una guerra silenziosa, ma non per questo meno rovinosa, i cui effetti ormai da quattro anni stanno regredire il livello di vita degli italiani e degli europei tutti.

Il Presidente Napolitano ha dunque correttamente sentito il dovere di richiamare metaforicamente alle armi i cittadini di questa Repubblica, solo che dal suo discorso non si comprende se egli è intenzionato a combattere per vincere questa guerra, oppure se molto più semplicemente non è in grado di farlo.

Se si presta attenzione al discorso del PdR, si può infatti notare come ad una puntuale rassegna dei problemi che attanagliano il paese, alcuni dei quali per la verità da molto tempo prima che cominciasse la crisi, non sia seguita l’illustrazione di una nuova e sicura strada da percorrere per uscire infine vincitore dall’aspra contesa internazionale, ma si sia, da parte del Presidente, perseverato nell’elencazione dei soliti e ormai triti principi e condotte da osservare: le stesse che la crisi hanno prima prodotto e poi aggravato.

Per Napolitano il percorso futuro è già tracciato ed è quello disegnato a Berlino e Bruxelles. Gli italiani non sono quindi in realtà chiamati a combattere per difendere la Patria e le proprie ricchezze, ma ad ubbidire agli ordini delle potenze egemoni, pagando di tasca proprio il tributo imposto attraverso il governatore da quelle indicato, ovvero il professore Mario Monti, che è il futuro premier designato.
Ci pare che nel suo Antonio e Cleopatra (ma forse ce lo siamo inventati noi in redazione) Shakespeare faccia esclamare ad un legionario una frase che fa presagire la fine drammatica dell’avventura egiziana a causa delle incertezze del suo comandante, ormai dipendente dai capricci dell’amata Cleopatra e che potremmo parafrasare in: “chi ci comanda è comandato e una donna dall’enorme deretano sarà la nostra rovina”!



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