La Crisi si abbatte anche sulla Lotteria Italia: solo circa 7 milioni i biglietti venduti

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Ormai gli Italiani hanno si ritrovano con le tasche talmente vuote che neanche trovano più qualche euro da destinare all’acquisto di un biglietto delle lotteria dell’Epifania, che ha rappresentato per generazioni il sogno collettivo di poter cambiare radicalmente la propria vita, grazie alla vincita milionaria realizzata con l’acquisto di un biglietto del costo di solo 5 euro.
Che poi 5 euro al giorno d’oggi non può essere considerata nemmeno una somma così piccola da poter essere destinata all’acquisto dell’improbabile speranza di poter essere uno dei vincitori di una lotteria. In fondo sono pur sempre quasi 10.000 delle vecchie lire, una somma con la quale mia nonna faceva la spesa per una settimana, tanto per ricordare i bei tempi antichi.

Ma ad essere in crisi sembrano un po’ tutti i giochi e lotterie che in questo ultimo decennio sono comparse come funghi, anche in rete, che hanno visto calare il loro giro d’affari del 4,6% (il SuperEnalotto addirittura del 26%), a rafforzare l’impressione che gli Italiani ormai non solo non hanno neanche più un centesimo da destinare a spese voluttuarie, ma hanno pure perso la speranza di essere beneficiati dal bacio della dea bendata.
Il rialzo dell’inflazione, data al 3% nonostante il crollo dei consumi, ma alimentata dai rincari delle tariffe energetiche, e l’aumento del 14% delle domande di disoccupazione finiscono col dipingere una situazione nazionale drammatica, ma che non deve apparire tale nelle sale dei palazzi del potere, nei quali in questi giorni non si fa che parlare di formazione di liste elettorali, percentuali da prendere, deputati da eleggere, poltrone da occupare, secondo le regole classiche di una competizione elettorale in fondo già decisa a tavolino.

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Qualcuno tra i presunti aspiranti leader tenta timidamente di accennare a proposte di politica economica per alimentare una crescita che è rimasta un pio desiderio, dopo che la “seconda fase” promessa dal governo Monti, quella che doveva succedere alle misure di inasprimento fiscale per riequilibrare il bilancio dello Stato, non è mai arrivata. Ad arrivare puntualmente sono invece le nuove imposte Invie e Tares (ma hanno avuto il coraggio di aumentare anche il canone Rai), che porteranno la pressione fiscale media vicina al livello fatidico del 50%., mentre sul fronte dalla lotta all’evasione fiscale, sempre millantata come la fonte dalla quale recuperare le somme mancanti per far quadrare i bilanci, arriva un ben magro bottino, inferiore di un miliardo a quello già scarso dell’anno passato, nonostante le dichiarazioni battagliere di Attilio Befera, il ben direttore generale dell’Agenzia per le Entrate e presidente di Equitalia.

Già più volte abbiamo accennato a come la troppo elevata pressione fiscale, che va a colpire soprattutto i redditi da lavoro e la produzione, non può far altro che danneggiare l’economia e produrre alla lunga una diminuzione del Pil e delle stesse entrate fiscali, in un circolo vizioso che porterà l’Italia al disastro socio-economico, ma per chi volesse approfondire l’argomento proponiamo questo esauriente articolo dal blog Rischiocalcolato.it.

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Non si può neanche essere contenti se gli altri paese europei si sono incamminati sulla stessa strada, perché il mal comune non è mai mezzo gaudio, e tutto dovrebbe invece essere inquadrato nel quadro generale di un declino del cosiddetto mondo occidentale al quale ci si dovrebbe opporre mettendo in atto provvedimenti radicali, rivoluzionari, ma appare anche chiarissimo che non può essere questa classe politica che da tempo ha dimostrato di essere incompetente e corrotta a poterlo fare. Sperare che un cambiamento possa arrivare dalle prossime elezioni è un’utopia, specialmente se leggiamo sui giornale che il nuovo avrebbe le facce di Casini, Fini e Montezemolo, tre ex giovani da decenni sulla scena politica ed economica, sulla quale non hanno peraltro mai brillato di vera luce.



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