Come prima, più di prima

fattoria

Se qualcuno aveva sperato che la crisi economica e sociale in atto avrebbe potuto rinnovare il panorama politico nazionale, ebbene farà bene a cambiare idee, perché nel prossimo parlamento Italiano vedrà più o meno le stesse vecchie facce, tranne qualche eccezione.

Terminate le primarie per la leadership del centrosinistra e rientrate le istanze rinnovatrici del rottamatore Renzi,  il PD ha infatti proposto una nuova consultazione per decidere i candidati per le liste da presentare alle prossime elezioni generali, organizzandole però in modo tale che tutti i bigi del partito potessero ottenere la candidatura.

Dall’altra parte il PDL, eliminati i frondisti anti berlusconiani, ha stretto le fila intorno al suo capo e presenterà dunque il drappello dei fedelissimi, sempre alleati con una Lega Nord che cercherà di superare l’età del cerchio magico bossiano, senza però aprirsi a nuove realtà.

Ad annunciarsi come la novità vera delle prossime elezioni è invece il cosiddetto “grande centro”, ovvero le tre liste che si rifaranno alla leadership del leader che però non ci sarà, ovvero Mario Monti che, come più volte annunciato, non si presenterà come candidato ma pronto a ricevere l’incarico da premier (o ad essere eletto Presidente della Repubblica, a scelta). Peccato che ad annunciare la novità sia l’On. Pier Ferdinando Casini, uno che da tanto, troppo, tempo abita le stanze dei palazzi del potere, e che con lui appoggino la “salita” in politica del professore della Bocconi i suoi soliti sodali di quello che, chissà perché poi, i giornali si ostinano a definire un partito di ispirazione cattolica, l’UDC dei Cesa e dei Buttiglione, alleato al FLI di Gianfranco Fini e alla lista che porta il nome stesso del Professore, plasmata sulle strutture della fondazione presieduta da Luca di Montezemolo: un allegro terzetto di sessantenni sbarazzini che si propongono come la novità della politica nazionale: agi elettori giudicare sulla loro attendibilità.

Un’altra sorgente di novità politica sembrerebbe sgorgare dal movimento arancione fondato dal sindaco di Napoli Luigi De Magistris  e che vede candidato al ruolo di presidente del consiglio il Pm in aspettativa Antonio Ingroia. Il movimento però altro non appare, dopo che il gruppo di intellettuali che l’aveva promosso si è dissociato dalle linee imposte dall’egocentrico magistrato palermitano, come la federazione dei partitelli nati dalla diaspora del PCI e i resti di quella che fu l’IDV dell’altro ex magistrato Antonio Di Pietro, tutti uniti dall’unico vero obiettivo di riuscire a superare lo sbarramento elettorale per entrare in Parlamento.

Rimane infine l’unico vero elemento di novità di queste consultazioni elettorali: il movimento 5 stelle di Grillo-Casaleggio che, dopo aver selezionato i suoi candidati nelle segrete cibernetiche del guru di Genova, promette di portare nell’assise parlamentare un centinaio di sconosciuto, per fare cosa nessuno lo sa. L’unica cosa che si può affermare è che non sempre le novità sono positive e che il pericolo di brutte sorprese è sempre dietro l’angolo, specialmente se vengono preparate con metodi discutibili, come le ristrette consultazioni tra qualche migliaio di cospiratori cibernetici.

Tutto fa pertanto penare che molto poco cambierà dopo le prossime elezioni e che nulla potrà evitarci un governo di centro sinistra, con a capo Monti o Bersani poco importa, che continuerà nell’opera di distruzione dell’economia italiana,  seguendo i rigidi dettami dell’Unione Europea a guida tedesca, e impoverire ancora di più i tre quarti dei cittadini italiani appartenenti ai ceti medio e piccolo borghesi. Il rimanente quarto può dormire sogni tranquilli, che di tagliare spese inutili, vitalizi d’oro, pensioni da nababbi e retribuzioni fuori da ogni logica di mercato proprio nemmeno si parla più. Eppure l’altro guru nazional popolare Roberto Benigni ci ha spiegato solo pochi giorni fa che la Costituzione Italiana, “la più bella di tutte”, garantisce l’uguaglianza di trattamento per tutti i cittadini, senza distinzione di censo, razza e religione, ma si vede che anche per la più bella del mondo i maiali sono più uguali degli altri animali. Chissà perché poi Orwell scelse proprio i maiali per farne il simbolo dei più uguali.

 

 



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