L’Italia? Un paese del terzo mondo, almeno secondo il Newsweek

Italia terzo mondo

Italia terzo mondo

Non è che abbia tutti i torti, la giornalista dell’autorevole rivista americana Newsweek Barbie Lautze Nadeau , che elenca minuziosamente tutti i dati che già ben conosciamo del declino italiano, quelli pubblicati dall’Istat, l’istituto nazionale di statistica, che disegnano il quadro desolante di un paese diretto senza incertezze verso la decadenza economica, culturale e morale.
Non siamo soli in questo percorso, perché secondo la giornalista a fare compagnia all’Italia sono le sue sorelle mediterranee Grecia, Spagna e Portogallo, ma non è che questo, possa rallegrarci, che il mal comune mezzo gaudio è tra i detti popolari quello meno saggio e più sbagliato che ci sia.

La critica che possiamo invece fare alla Lautze Nadeau è piuttosto quella di essersi limitata a guardare un fronte panoramico troppo limitato e se che si fosse invece sforzata di ampliare l’angolo della sua visuale si sarebbe accorta che ad essere avviato verso un declino inesorabile è tutto quel mondo, quella civiltà, che chiamiamo occidentale.
Perché ad un osservatore attento non possono non apparire chiari i segni dell’incipiente decadenza che affliggono tutti i paesi, anche quelli che appaiono più floridi e tranquilli, e che si manifestano nel progressivo deteriorarsi del livello di convivenza civile, nel ridursi delle protezioni sociali, nella insostenibilità economica di un welfare sempre più costoso e inefficiente, nella difficoltà a gestire un mercato del lavoro che non offre le stesse opportunità del passato e nel crollo della natalità, diretta conseguenza delle cause appena nominate.

Gli stessi Stati Uniti d’America stanno oggi vivendo una trasformazione che li sta portando ad assomigliare sempre più ad assomigliare agli alleati Europei, con l’abbandono progressivo dei valori basati sulla libertà assoluta dell’iniziativa privata e il prevalere delle strutture burocratiche statali, col conseguente controllo di ogni aspetto della vita dei cittadini, affidato ad apparati elefantiaci e costosissimi.
Questa è la inevitabile conseguenza di uno sviluppo economico che ha stravolto nel breve volgere di qualche decennio la stessa composizione demografica americana, che esprime oggi una maggioranza elettorale fatta dall’unione di minoranze etniche, non necessariamente in pacifica convivenza tra loro, che pretendono per il loro appoggio aiuti economici e agevolazioni che finiscono per danneggiare quella che è oggi solo la maggioranza relativa degli Americani di origine Europea, ma che soprattutto drena le risorse economiche una volta destinate alla ricerca scientifica e che hanno dato per anni agli USA la leadership nella produzione tecnologica.
I piani di assistenza pubblica, a cominciare da quello sulla sanità voluto da Obama, sono infatti costosissimi e per essere finanziati è stato necessario tagliare i finanziamenti alle agenzie scientifiche come la Nasa ma anche alla ricerca per nuovi e più sofisticati armamenti, i settori dai quali sono in passato la maggior parte delle novità tecnologiche che si sono affermate anche nell’uso comune.

Nessuno dovrebbe pertanto sentirsi al sicuro nella sua presunta abbondanza e farebbe invece bene a considerare i quattro paesi mediterranei in difficoltà come i primi, perché con strutture economiche e sociali, più deboli.

C’è pure da aggiungere che nonostante i segni del declino siano tutti ben visibili e ogni tanto perfino le autorità costituite ammoniscono sui pericoli del disastro imminente, nessuno pare intenzionato a prendere i provvedimenti necessari ad arrestarlo o almeno ad attenuarlo. Troppo forti sono fli interessi economici delle elites finanziarie e commerciali che hanno preso il sopravvento su quello politico, occupando i ruoli di legislatore e di governante con personaggi docili ai loro voleri, quando non direttamente con propri dipendenti.
Si comprende bene quindi che i governi non operano per assicurare il benessere dei propri concittadini, come dovrebbero fare tutti i governi espressione di un popolo, quanto per soddisfare gli interessi dei propri principali. L’opinione pubblica, neanche lontanamente avvertita di quanto accade, a causa di un sistema informativo completamente addomesticato ai poteri forti, si appassiona invece ad inutili discussioni, datele appositamente per distrarle da quanto avviene ai piani alti del potere.

Più bunga bunga e meno domande sulle inique tassazioni, che sono così inique che perfino l’Unione Europea chiede di correggerle, ma chi se ne sarà accorto?



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