Il Presidente dell’ Eurogruppo Juncker avverte:”Stiamo sottovalutando la disoccupazione”

Il Presidente dell'Eurogruppo Jean Claude Juncker

Il Presidente dell’Eurogruppo Jean Claude Juncker

L’ennesimo avvertimento arriva ancora dal cuore stesso dell’Unione Europea. Dopo che nei giorni scorsi si erano rivolte critiche ai criteri di tassazione usati dal governo Monti, che provocano un aumento del divario tra poveri e ricchi,  oggi i giornali ci danno notizia dell’ammonimento lanciato dallo stesso Presidente dell’Eurogruppo, il Lussemburghese esponente del Partito Popolare Europeo Jean Claude Juncker, durante un’audizione al Parlamento Europeo. per la verità già da qualche tempo dalle varie agenzie dell’Unione Europee erano filtrati ammonimenti sulla pesante situazione sociale venutasi a creare in molti paesi del vecchio continente, tanto da avvertire che gli episodi di ribellione violenta visti in Grecia potrebbero in futuro estendersi in altre realtà nazionali, per cui non c’è da sorprendersi se oggi sia lo stesso presidente dell’Eurogruppo che mette in guardia i vari governi dagli effetti provocati dai provvedimenti di austerità posti in essere per frenare la crisi economica. Provvedimenti che se da una parte hanno migliorato il funzionamento dei mercati finanziari e sanato i bilanci del sistema bancario, dall’altra hanno impoverito le classi medie di quasi tutti i paesi, specialmente di quelli più esposti alle turbolenze finanziarie, e fatto aumentare a livelli mai visti il tasso di disoccupazione: l’undici per cento di media in tutta Europa. Una situazione drammatica che potrebbe diventare esplosiva, se non si troverà un modo per alleviare il malessere sociale che serpeggia un po’ per tutta l’Unione.

paesi a rischio bancarotta
L’analisi di Juncker è indubbiamente oggettiva e veritiera e il Presidente dell’Eurogruppo appare sinceramente preoccupato per la tenuta sociale dell’intera unione che, ricorda l’uomo politico Lussemburghese, aveva promesso avrebbe realizzato con l’Euro un sistema che avrebbe migliorato gli squilibri sociali esistenti. L’esperienza ci dice oggi che invece non solo quei squilibri sono aumentati, ma che continuano a crescere ad ogni nuovo provvedimento che i vari governi nazionali emanano per raccattare soldi da destinare a riequilibrare i vari bilanci nazionali.
Juncker per la verità, oltre ad ammettere che le politiche dell’Unione Europea in tema di Economia sono di corto respiro ed insufficienti per arrestare la crisi, non ha dato suggerimenti capaci di indirizzare i governi nazionali su strade diverse da quelle intraprese e che si sono già rivelate inadeguate, ma ha solo proposto l’istituzione di un salario minimo garantito in tutti i paesi dell’Unione, che almeno toglierebbe dalla lotta per la sopravvivenza qualche milione di europei.
Quello del reddito minimo di cittadinanza è un diritto acquisito in molti paesi del Nord Europa ed è un principio di civiltà, se messo in atto secondo criteri e controlli però sconosciuti in alcune realtà, come purtroppo la nostra italiana. In questo comunque sarebbe un provvedimento necessario per lenire le sofferenze di una parte sempre più grande di cittadini, che la crisi ha lasciato senza alcun reddito, in attesa di riforme veramente in grado di rilanciare le attività produttive ed economiche in generale, ma che se rimanesse l’unico rimedio non farebbe altro che sancire la divisione della popolazione Europea in una moltitudine di poveracci e una minoranza di ricchissimi.

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Le riforme,  secondo Juncker, dovrebbero essere finanziate con risorse da prelevare dai grandi patrimoni. Una proposta sulla quale non si può non essere d’accordo, se almeno in Italia non si facesse confusione su cosa si considera un grande patrimonio. Come sappiamo purtroppo molto bene ogni volta che dalle nostre parti si parla di far “piangere i ricchi” si finisce sempre con l’accanirsi contro il ceto medio, spesso colpevole di aver ereditato qualche immobile e di riuscire a guadagnare un reddito annuo superiore ai 25.000 euro, mentre si lasciano tranquilli i multimilionari con capitali e sedi fiscali in paradisi fiscali, come lo stesso Granducato del Lussemburgo di cui il Presidente Juncker è eccellente rappresentante. Basta per questo leggere le dichiarazioni rilasciate negli ultimi giorni dal segretario del PD Pierluigi Bersani, da Niki Vendola, gran capo del Sel, e da altri esponenti politici in procinto di governare l’Italia per rendersi conto che il peggio deve ancora arrivare e che di redditest e beferate varie gli italiani ne dovranno ancora ingoiare  tanti.



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