Valentina sei il nostro idolo, ma se non ti candidavi era meglio.

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Come si vive, essendo una leggenda vivente? Non deve essere facile fare i conti con l’ambiente esterno a quello in cui si sono conquistati l’aurea e la fama di perfetti ed invincibili, specialmente quando arriva il momento di confrontarsi con persone che non sanno nulla di quanto una persona ha dovuto lavorare duramente per anni per arrivare a raggiungere dei traguardi che sono preclusi alle persone comuni.

Quello di essere osteggiati e invidiati da tanti, troppi, ogni qual volta che dall’agone sportivo il grande atleta passa a confrontarsi con la cosiddetta società civile, è un problema con il quale tutti, specialmente i più grandi, si sono dovuti confrontare e più grandi sono o sono stati e più grande è stato il problema.

Vezzali-Berlusconi

Vezzali-Berlusconi

Oggi tocca a Valentina Vezzali sperimentare le difficoltà che si incontrano  gli Eroi di Olimpia quando scendono tra i comuni mortali: sono troppo forti, troppo perfetti, troppo ingombranti per essere accettati serenamente, specialmente se si propongono per un ruolo pubblico in concorrenza con tanti altri. Valentina poi è la migliore di tutte, la migliore di sempre, l’invincibile, la leggenda vivente, quasi un insulto alla mediocrità che ci circonda. Già qualche anno fa la fiorettista azzurra aveva sperimentato l’incredibile astio e il rancore che gran parte del pubblico, che certamente non segue uno sport elitario come la scherma, può nutrire per un personaggio della sua statura. Fu quando intervenne a una puntata di Porta a Porta e si prestò a qualche battuta con Silvio Berlusconi, allora primo ministro. Valentina voleva solo apparire simpatica e spiritosa, ma a lei non è consentito esserlo, specialmente se il personaggio verso il quale è diretta questa simpatia è così odiato, almeno da gran parte, dell’opinione pubblica. L’odio per Berlusconi finì per riflettersi sulla campionessa, che fu immediatamente sommersa dalle critiche e dagli insulti più volgari, in tutto degni di coloro che li hanno proferiti.

Come se bastasse digitare insulti su una tastiera per intimidire una donna come Valentina Vezzali.  Perché bisogna ricordare che la scherma è pur sempre un combattimento letale, anche se incanalato nell’esercizio sportivo attraverso l’imposizione di regole e l’uso di armi e attrezzature difensive che la rendono non pericolosa, e per eccellere in questa disciplina occorre innanzitutto possedere la dote che gli anglosassoni definiscono come l’istint killer, oppure l’eye of the tiger, e basta vedere come la ragazza di Jesi si trasfigura quando sale in pedana per affrontare l’avversaria di turno per capire come davanti a quel suo occhio di tigre gli insultatori da tastiera se la farebbero addosso.

Vezzali-Killer

Vezzali-Killer

Certo non è facile accettare che una così grande campionessa accetti di far parte della raccolta di figurine messa insieme da un partito politico in cerca disperata di volti popolari. Probabilmente da parte sua è stato un passo falso, che non la porterà da nessuna parte, ma che, speriamo, non la distoglierà dal perseguire quello che deve essere il suo unico vero obiettivo per i prossimi anni: vincere la medaglia d’oro alle prossime olimpiadi di Rio de Janeiro, per coronare con l’ennesima vittoria una carriera unica e  irripetibile.



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