L’Europa (di nuovo) in guerra.

Mali War

Deve essere la maledizione del premio Nobel per la pace, perché dopo Barack Obama, che subito dopo aver ricevuto il riconoscimento dall’Accademia Svedese rinforzò l’intervento bellico in Afghanistan e Medio Oriente, è la volta dell’Unione Europea, che è stata insignita del premio solo qualche mese fa, rimettere l’elmetto e attaccare ancora una volta il territorio africano, come aveva fatto con la Libia di Gheddafi nel 2011.

Ormai bisogna però entrare nell’ordine dell’idea che il premio Nobel per la pace (ma non solo quello) viene assegnato un po’ così come viene.

Ancora una volta è la Francia a guidare l’intervento, anche se ancora una volta sono in tanti a sostenere che i veri mandanti dell’intervento sono dall’altra parte dell’Oceano Atlantico,  mettendo sul terreno i propri uomini e mezzo senza neanche aspettare una decisione comune. pare insomma che all’Eliseo sostituendo Sarkozy con Hollande sia cambiato poco e la voglia di mostrare i muscoli e difendere gli interessi economici nazionali sia sempre la stessa.

Stavolta pare che a far muovere i Francesi  sia stato il timore di perdere il controllo sulle miniere di uranio che riforniscono di carburante le centrali nucleari dello Stato transalpino, ma pare che in Mali siano presenti anche miniere d’oro e riserve di petrolio e gas Algerino.

Ancora una volta però i Francesi hanno preteso troppo dalle proprie forze (maledetta sindrome di Napoleone) e l’attacco alle basi dei gruppi islamisti presenti in Mali non ha sortito gli esiti sperati. I guerriglieri sono ben armati e molto motivati, come già aveva dimostrato l’esperienza libica, e non basta l’uso dell’aviazione per annientarli, perché sparsi come sono su un terreno estesissimo rappresentano un bersaglio molto difficile da individuare e colpire.

Caccia Francese Rafale

Caccia Francese Rafale

Occorrerà quindi un intervento con truppe terrestri. Un intervento che i Francesi non possono permettersi di effettuare da soli e così sarà inevitabile l’aiuto degli alleati. Naturalmente tra questi c’è anche l’Italia e il presidente del consiglio ancora in carica Mario Monti ha prontamente  offerto il sostegno logistico all’iniziativa Francese e l’invio di una ventina di istruttori per addestrare l’esercito governativo Maliano.  Si può ora argomentare sul fatto che l’iniziativa di Monti configuri o meno una vera e propria entrata in guerra dell’Italia, cosa che eccederebbe i poteri di un governo dimissionario e pertanto autorizzato solo agli atti di ordinaria amministrazione, ma quello che è certo è che si tratta di un nuovo impegno militare aperto, in aggiunta ai molti altri in cui le forze armate Italiane sono già impegnate. Un impegno che non si sa quanto durerà, quante forze impegnerà e quanto costerà al contribuente Italiano, che in questi momenti di crisi economica probabilmente ne avrebbe fatto a meno volentieri.

L’intervento Europeo nell’area rischia per di più di accendere un conflitto di ben più vaste proporzioni di quello fino ad ora presente nell’area, perché gli estremisti islamici possono ora gridare alla guerra santa contro gli infedeli invasori, da colpire ovunque, anche in Europa, appellandosi a tutti i paesi mussulmani per ricevere aiuti in mezzi e uomini. Il primo risultato è stato un attacco ad un’installazione petrolifera in territorio Algerino che ha provocato due morti e la cattura di altre 41 persone.

Mali, donne al mercato

Mali, donne al mercato

I media sembrano peraltro non essersi accorti della gravità di quanto accade in Africa, preferendo correre dietro alle sciocchezze della propaganda elettorale, che racconta di candidati porno gay dimissionari e fumose ricostruzioni di mafia. Forse però è un compito troppo arduo per la Stampa Italiana dover spiegare per quale ragione  agli italiani  tocca fare la parte dei Batavi del terzo millennio ed è obbligato a partecipare a guerre dalle quali ha poco, se non nulla, da guadagnare. per questo occorrerebbe una stampa libera e indipendente.



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