Crolla la Rocca Senese

Siena-Palazzo Salimbeni, sede del MPS

Siena-Palazzo Salimbeni, sede del MPS, detta anche “Rocca Salimbeni”.

Dopo mesi e mesi di chiacchiere pare che infine tutte o quasi, perché al peggio non c’è mai fine,  della disastrosa gestione del Monte dei Paschi di Siena, la banca più antica d’Italia e del  Mondo. Una storia brutta, quella dell’antica banca senese, che potrebbe avere qualche riflesso anche sul risultato elettorale, se i media nazionali gli dessero il risalto che merita e indagassero sulle responsabilità della bancarotta dell’istituto di credito.

Perché il Monte dei Paschi ha tra le banche italiane la caratteristica di aver avuto per decenni un singolare rapporto con il territorio sul quale è sorta, tanto che si può ben affermare che la gran parte dell’economia della provincia senese ruota attorno e dipende dalla banca, ma anche con il potere politico che quel territorio controlla fin dal primo dopoguerra e cioè il PCI, divenuto oggi PD.

Le ultime da Siena rivelano che a dare il colpo di grazia all’istituto di credito sono gli accordi che l’ex ad della banca Giuseppe Mussari prese con l’istituto Giapponese Nomura, per liberarsi di titoli cosiddetti tossici per  “abbellire” i conti del Monte, impegnandosi però a rilevarne altri, ben più dannosi per il bilancio, ma che avrebbero prodotto i loro effetti nefasti tra circa 30 anni, quando Mussari sarebbe stato in ben altro luogo e lontano da ogni pericolo.

C’è da dire che il trucco nemmeno ha ben funzionato, perché i bilanci del Monte sono tutt’altro che a posto, tanto che già in passato la banca ha dovuto ricorrere a un prestito dello Stato di 1,9 miliardi, attraverso i cosiddetti Tremonti bond, e si accinge ora a riceverne un altro di ben 3,9 miliardi, l’ammontare dell’intera somma raccolta dallo Stato con l’Imu sulla prima casa. La nuova tegola caduta dalla Rocca Salimbeni però ha riacceso i fari sulle intricate vicende dell’istituto di credito Senese, anche perché si teme che non sia l’ultimo inghippo che verrà alla luce, e l’inizio del classico gioco dello scaricabarile che sempre si presenta in questo tipo di avvenimenti.

Giuseppe Mussari

Giuseppe Mussari

Giuseppe Mussari, chi è costui? Si dovrebbe pensare che un individuo che arriva ad occupare una poltrona così importante, come quella di Presidente di una importante banca come il Monte dei Paschi di Siena, sia una persona molto ben conosciuta negli ambienti che contano, ma oggi Mussari sembra invece essere quasi uno sconosciuto, approdato nel palazzo Senese della banca, prima come presidente della fondazione e poi dell’istituto stesso, quasi per caso, come per caso deve essere poi stato nominato, per acclamazione,  presidente dell’Abi, Associazione Bancaria Italiana, nonostante le polemiche che avevano accompagnato la sua uscita dal Monte a causa della controversa acquisizione da parte dei Senesi della banca Antonveneta.

Il segretario nazionale del PD Pierluigi Bersani reclama l’assoluta estraneità del suo partito nella gestione della banca e della sua fondazione, supportato dal coro dei dirigenti più importanti del partito. Si sa del resto che la segreteria politica del PD, ex PCI, non sa mai niente di cosa le accade intorno, o che comunque è autorizzata a non sapere, come una lunga tradizione giudiziaria ci insegna, e scarica tutto sui politici locali. Certo però che dare in mano a persone così ingenue, come appaiono i diirgenti del PD, il governo dell’intera Nazione appare alquanto azzardato però!

Impegnatissimi nello scaricabarile anche coloro che per ruolo istituzionale avrebbero dovuto sorvegliare il comportamento della banca. Innanzitutto il ministro per l’economia  Clini, che addossa le responsabilità sulle spalle della Banca D’Italia, che non è mai intervenuta nonostante  le condizioni del Monte fossero ben conosciute.

ROMA - ASSEMBLEA NAZIONALE DEL PD

Gli Ignari

Il lato umoristico della vicenda è invece rappresentato dalle critiche lanciate al PD degli altri partiti, alle quali i democratici rispondono ricordando altrettanti scandali bancari che colpirono gli avversari nel passato, sottolineando involontariamente come certe cattive abitudini siano un costume comune alla classe politica italiana, anche se i rappresentanti del PD, quelli nazionali e quelli locali, continuino a vantare una diversa e più elevata moralità. Una diversità che viene ancora una volta messa a dura prova dai fatti, ricordando che quest’ultima vicenda in fondo non è la più grave tra quelle che sono saltate fuori da Siena, perché anche se il buco prodotto nel bilanci è ingente (si parla di una cifra intorno agli 800 milioni), quando per l’acquisizione di Banca Antonveneta fu pagata, in contanti e estero su estero, la spropositata somma di 10 miliardi di euro, dei quali si ipotizza un paio potrebbero essere stati destinati a pagare una tangente.

Le intricate vicende Senesi non sembrano però riscuotere la stessa attenzione delle più becere storie boccaccesche che il panorama italico ci offre tutti i giorni, o forse i media non si impegnano a seguirle con la stessa ssiduita di quelle per ragioni diverse, come dire…per interessi di bottega. probabile dunque che dello sconosciuto Mussari e della Banca locale di Siena già tra un paio di giorni verranno pubblicate notizie solo nelle pagine economiche dei giornali e magari in posizione defilata.



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