Avevamo una banca

Pierluigi Bersani e Giuseppe Mussari

Pierluigi Bersani e Giuseppe Mussari

In tempi non sospetti scrivemmo che era troppo presto per dar come scontato l’esito delle  prossime elezioni, perché quella che poteva essere pronosticata come una facile vittoria del centrosinistra e del PD guidato da Pierluigi Bersani era minacciata da due lame di Damocle che pendevano da tempo sulla testa della segreteria dei Democratici e che non si sapeva fino a quando il filo che le teneva poteva reggere.

La prima lama, quella rappresentata  dal Monte dei Paschi di Siena sembra ora destinata a colpire, mentre la seconda, quella del cosiddetto “Metodo Sesto san Giovanni” o Caso Penati” potrebbe farlo a breve. Del resto i due fatti sono non casualmente legati dalla medesima natura dei comportamenti giudicati illeciti e per questo indagati dalla magistratura. Per il primo l’acquisizione ad un prezzo troppo fuori mercato della Banca Antonveneta, mentre per il secondo l’acquisto ad un prezzo esorbitante del 15% dell’Autostrada Serravalle. Per entrambi l’ipotesi degli inquirenti è che almeno una parte del denaro pagato sia finito in realtà nel pagamento di tangenti a qualche partito politico, uno a caso.

Mario Monti e Giuseppe Mussari

Mario Monti e Giuseppe Mussari

Sarà comunque la magistratura a provare se le ipotesi sono esatte, anche se c’è da ricordare che il PD sia sempre uscito indenne da questo genere di inchieste, grazie anche alla particolare attenzione degli inquirenti a rispettare le norme sulla riservatezza e la presunzione d’innocenza degli indagati. Un’attenzione che, tanto per ricordare, fece fermare le indagini sulle presunte tangenti raccolte per l’allora partito comunista dal famoso “Compagno G” alla responsabilità del solo Primo Greganti, che si disse avesse agito per scopi personali, o che impedì di chiarire a chi fosse stata consegnata la valigetta contenente un miliardo di lire che l’imprenditore Raul Gardini portò con se nel palazzo di Via delle Botteghe Oscure, allora sede del PCI.  Il PM incaricato delle indagini, tale Antonio Di Pietro, disse che non poteva indagare un soggetto che di nome faceva Partito e di cognome Comunista, anche se per altri politici coinvolti nelle indagini di Mani Pulite si regolò diversamente, affermando che essi non potevano non sapere degli intrallazzi del partito che guidavano.

Pierluigi Bersani e Filippo Penati

Pierluigi Bersani e Filippo Penati

Vedremo comunque a cosa approderanno le indagini nei prossimi mesi, intatto le vicende legate alla Banca Senese scuotono le certezze di vittoria dei democratici, costretti a spiegare all’opinione pubblica cose difficili da spiegare, tanto che anche questa volta la difesa dei vertici del partito è la semplice dichiarazione di essere all’oscuro di tutto e di non aver nessun potere nella gestione del Monte. Una difesa estremamente debole e facilmente attaccabile dalla parte avversa, che non ha difficoltà a provare il contrario e dimostrare come da decenni il PD controlla l’Istituto di Credito attraverso la sua Fondazione e il Comune di Siena e di come i vertici della banca siano stati nominati dal PD locale e da quello Nazionale.

Così, mentre il segretario Pierluigi Bersani e i suoi collaboratori studiano una difesa più efficace della semplice “non ne sappiamo nulla” e cercano risposte plausibili alle domande poste dalla stampa, tutti i soggetti politici impegnati nella campagna elettorale cercano di trarre vantaggio dalle traversie del PD. Il primo è proprio Mario Monti, che con grande sprezzo del ridicolo, lui che è per definizione l’uomo delle banche, non solo attribuisce la responsabilità di quanto accaduto a Siena al PD, ma intima ai partiti di tagliare il loro perverso legame con gli istituti bancari e approfitta della situazione per tentare un’apertura verso il PDL,  a patto che  il Cavalier Banana si faccia da parte.

Il Compagno G, Primo Greganti

Il Compagno G, Primo Greganti

Da parte sua Berlusconi, da quel fuoriclasse della comunicazione che è, non può non approfittare della improvvisa debolezza dell’avversario per attaccare a testa bassa e annuncia una proposta chock agli italiani. Avevamo già pensato che per la fase finale della campagna elettorale il banana avesse in serbo un asso della manica, come fu l’abolizione dell’Ici presentata proprio alla fine dell’ultimo confronto con Romano Prodi nel 2006. Contro di lui rimane però la diffidenza dei tanti che in passato gli hanno accordato la fiducia ma che sono rimasti poi delusi non avendo mai visto realizzate le riforme e i provvedimenti promessi. La situazione che si sta venendo a creare potrebbe però convincere molti a “turarsi il naso” e tornale a votare per il Pdl, tanto che una nuova incredibile rimonta del centrodestra, simile a quella del 2006 appare non improbabile.

Raul Gardini

Raul Gardini

A questo punto non ci resta che attendere la pubblicazione dei prossimi sondaggi, che tuttavia sono sempre da prendere con le molle. Le esperienze passate ci hanno infatti dimostrato come spesso queste rilevazioni sono troppo influenzate da fattori soggettivi per essere attendibili. In particolare si è visto come il consenso al centro destra sia stato da molti istituti di ricerca sempre sottostimato, non solo per errori di campionatura o per lusingare il cliente che il sondaggio aveva ordinato, quanto verosimilmente per creare un effetto vittoria utile  ad aiutare l’affermazione della parte “amica”.

Piccoli espedienti in una democrazia sui generis, ma in fondo nemmeno tra i più pericolosi.



Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...