Spaghetti, pollo e insalatina (ma forse meglio caviale e champagne)

Non c’e niente da fare, agli italiani toglietegli tutto ma non il calcio…e la buona cucina. Proprio la passione per la buona tavola essere l’unico comun denominatore dei consumi dei politici italiani, almeno a guardare i risultati delle indagini sulle spese dei consiglieri regionali lombardi che, come abbiamo già visto riguardo a quelli dei consiglieri laziali, erano principalmente rivolti a soddisfare il vizio della gola.

Per l’ingordo Batman di Anagni Franco Fiorito si era parlato di pantagruelici pranzi a base di dentici e orate, anche per sostenere la ragguardevole mole del politico di centrodestra, mentre  gli esponenti del centrosinistra pare preferissero più raffinati pasti a base di prelibatezze francesi e vini pregiati, anche se non disdegnavano di farsi rimborsare spese minime, come un barattolo di Nutella. Un diverso approccio allo stesso problema, quello dei politici di entrambi gli schieramenti e di tutti i partiti: soddisfare il meglio possibile l’atavica fame del contadino italico, così ben illustrata dai commediografi di tutti i tempi, da Plauto, con i suoi servi furbi e affamati, a Goldoni, col suo Arlecchino stolido e in perenne ricerca di qualcosa da addentare.

Colazione a Palazzo

Colazione a Palazzo

Questo in fondo dimostra come, nonostante i titoli di cui alcuni si ammantano, la classe politica italiana rappresenti degnamente l’Italia più cafona, magari arricchita ma non ancora in grado di vivere con aristocratico distacco il potere e la ricchezza conseguita. In fondo gli affreschi dei “cafonal” fotografici di Umberto Pizzi, pubblicati per anni sul sito Dagospia, sono l’unico vero ritratto di questa classe dirigente.

Non stupisce dunque che, tra tutte le spese rimborsate ai consiglieri, non figuri neanche l’acquisto di un libro, genere considerato evidentemente voluttuario. Per la verità un libro c’è ed è la copia di “Mignottocrazia” scritto da Paolo Guzzanti e acquistato, con il conseguente rimborso, da Nicole Minetti. Non proprio un saggio di politica, insomma.

Diciamo che la notizia che anche a sinistra si usavano i rimborsi della regione per spese personali non ci sorprende, perché eravamo convinti che, dopo aver votato all’unanimità per spartirsi il bottino anche nello spenderlo tutti gli interessati avessero poi tenuto lo stesso comportamento. Bisogna però dire che i politici di sinistra hanno soddisfatto le loro voglie con un atteggiamento più sobrio e discreto che i loro colleghi di della destra, ma questo non allevia le loro responsabilità.

Responsabilità che per la verità temiamo saranno difficili da configurare sotto un profilo penale, dal momento che quei fondi destinati ai rimborsi sono legalemte nella disponibilità dei consiglieri, essendo stati deliberati, votati e approvati da essi stessi.

Questo dovrebbe ancora una volta far comprendere come il sistema dei partiti sia ormai marcio alle fondamenta ed sostanzialmente irrecuperabile. Coloro che si sono nei decenni costruiti questa posizione privilegiata non faranno mai nulla per perderla. Si vede già chiaramente che mentre il mondo sembra crollare addosso a tutti noi essi hanno come unica preoccupazione quella di riconquistarsi una poltrona da rioccupare. L’unica soluzione, se si vuole dare, da parte dei cittadini,  un segnale chiaro e perentorio di voler cambiare, è quello di lasciarli soli, di non votare per nessuno, di astenersi dal voto. Lasciamoli soli a lottare nei corridoi dei palazzi per un posto al sole. Facciamogli capire che non rappresentano nessuno se non loro stessi e forse si potrà cominciare a vedere la luce alla fine del tunnel.



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