In Croazia non si deve parlare il Serbo

Viva San Marco

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Questa è solo l’ultima delle notizie un po’ stravaganti che arrivano dalla repubblica adriatica che, da quando si è costituita in Stato autonomo in seguito al dissolvimento della ex Jugoslavia, fa di tutto per creare qualcosa che non ha mai avuto: un popolo, una cultura e una storia.

La stravaganza stavolta sta nel particolare che il Serbo altro non è che la stessa lingua che i croati parlano tutti i giorni e poco può la propaganda di regime dimostrare il contraria, asserendo che il Croato è una lingua autonoma che non ha nulla a che fare col Serbo. L’unica differenza è che mentre i Serbi per scrivere usano i caratteri cirillici (quelli usati anche in Russia, tanto per far capire) i Croati usano l’alfabeto Latino, o forse bisogna dire l’alfabeto Croato perché pure l’uso dell’aggettivo Latino potrebbe infastidire i suscettibili nazionalisti Croati.

Ad essere infatti particolarmente prese di mira dai Croati sono tutti i legami, fortissimi e antichissimi, che le regioni costiere della penisola balcanica hanno con l’Italia, la sua storia e la sua millenaria cultura. I tentativi Croati di costruirsi un’identità mai posseduta arrivano peraltro a effetti pure involontariamente comici, come nel caso della Croatizzazione di personaggi storici quali il famoso viaggiatore Marco Polo o il filosofo Francesco Patrizi.

Secondo la versione ufficiale Croata, Marco Polo sarebbe infatti stato un Croato nato a Korćula, un’isola dell’Adriatico,  probabilmente fondando le loro convinzioni sul fatto che Polo venne catturato dai genovesi proprio nel mare di Curzola, che è il nome italiano con il quale l’isola è stata conosciuta da secoli. I Croati però, in questo modo dimostrano di non aver mai letto quella che è l’opera per la quale Polo è famoso nel mondo, quel resoconto di viaggio scritto in provenzale, la lingua letteraria dell’epoca,  dal suo compagno di cella Rustichello da Pisa e che s’intitola Le livre de Marco Polo citoyen de Venise, dit Million, où l’on conte les merveilles du monde (“Il libro di Marco Polo cittadino di Venezia, detto il Milione, dove si raccontano le meraviglie del mondo”), nel quale il protagonista racconta molto di se e della sua famiglia Veneziana, senza peraltro mai nominare l’isola di Curzola. Del resto neanche una sua nascita sull’isola adriatica potrebbe connotarlo come Croato, essendo Curzola allora territorio della Repubblica di Venezia e feudo della famiglia Zorzi. Ma la nota comica arriva quando gli storici Croati provano a fornire Polo di un cognome Croato, che è…bho…forse Pilic, ma forse anche Pilicic, o Pilcic…insomma non lo sanno nemmeno loro. In compenso rimane fermo il nome Marco, anzi Marko, di chiara origine Croata e per niente legato al santo protettore di Venezia ( il cui leone alato è  dai Croati pure ribattezzato come “Leone post illirico”). Il copione si ripete col nome del filosofo Stefano Patrizi, che viene declinato come Frane Petrić, Franjo Petrić, Petris, Petriš, Petricevic, Petrisevic, a scelta.

Leone post illirico sull'isola di Krk (Veglia), Dalmazia

Leone post illirico sull’isola di Krk (Veglia), Dalmazia

Ma la follia revisionista dei Croati ha saputo in questi anni raggiungere vette ancora più surreali, tanto da attribuire al loro territorio la tomba di re Artù, i viaggi di Ulisse descritti nell’Odissea e mostrare come arte Croata opere del Tintoretto, di Niccolò Fiorentino, di Francesco da Milano (comicamente ribattezzato  Franjo iz Milana) e dell’architetto Giorgio Orsini da Zara…ooppss…Jurai Dalmatinac, naturalmente, e via di questo passo.

I Croati, tribù slava giunta nei Balcani attorno al 600 dopo Cristo , al seguito degli Avari conquistatori e penetrato col tempo nei centri urbani della costa, proprio non sopportano essere considerati i parvenù del Mediterraneo e non esitano alle più spericolate operazioni di falsificazione della Storia pur di elevarsi al rango dei vicini. Una mania che li affratella alla presunta Repubblica di Macedonia, che addirittura a rigettato l’origine slava, pur continuando a parlare una lingua identica al Bulgaro, per nominarsi discendente del popolo sul quale regno Alessandro il Grande. Una mania apparentemente innocua, forse utile a creare un minimo di interesse turistico per alcune zone,  ma che pure potrebbe porre un domani problemi difficili da dirimere e sulla quale una Unione Europea attenta ai suoi compiti istituzionali dovrebbe vigilare.


5 commenti on “In Croazia non si deve parlare il Serbo”

  1. momogis scrive:

    In serbia si usa sia l’alfabeto latino e i caratteri cirillici per aggiungere una nota in più.

  2. Grazie per le delucidazioni sulla Croazia e la mania di slavizzare anche i Veneziani! La storia la conoscevo gia’ sono figlio di padre nato a Pola e vissuto a Zara. Purtroppo il tempo passa e la storia viene cambiata dai politici a loro uso e consumo, per fortuna l’arena romana di Pola e le cittadine istriane e dalmate con impronta palesemente veneziana resistono al tempo!
    Maurizio Martini – Trieste

  3. Ada scrive:

    Vergognati x le cose che hai scritto! Si vede benissimo che sei un serbo nazionalista e razzista! Vergognati x come metti in cattiva luce questa nazione che ha da SEMPRE cultura popolo e storia. Classico complessato serbo invidioso di questa terra!!!!! VERGOGNATI

  4. Ada scrive:

    O anzi forse sei invece il classico italiano complessato che sostiene che tutta la dalmazia sia italia, solo xche x qualke anno vi apparteneva? O me fate rideeeeeeee!!!

    • domenico scrive:

      i soliti barbari ignoranti croati ,non avete storia, cultura ,ne civilta’ e questo si evince dalla tua risposta cara ada,sempre ch etu sia croata,avete fatto solo che immensi danni nel corso dei millenni e se sei onesta con te stessa lo devi pur ammettere che in realta’ la vostra storia e’ risibile,i veri complessati sieti voi che non avete apportato nulla per il progresso del genere umano,barbari dediti solo a razzie oggi come ieri!dovreste solo che vergognarvi ,
      ladri!che falsificate la storia a vostro piacimento,che triste razza e’ la vostra!


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