Banana’s Electroshock

Berlusconi

Come ampiamente pronosticato Silvio Berlusconi ha estratto il cappello dal suo capace cilindro da prestidigitatore, sotto la forma della proposta shock annunciata nei giorni scorsi, un po’ in anticipo rispetto ai tempi previsti dalla redazione del FuffangtonPost, per la verità, ma evidentemente el Burlador de Arcore ha preferito battere il ferro caldo dello scandalo del MPS, che sta mettendo a dura prova il consenso del suo avversario principale, il PD guidato dal segretario Pierluigi Bersani.

Non escludiamo però che il Cavaliere si sia riservato qualche asso da giocare all’ultimo momento, anche se è difficile capire di cosa potrebbe trattarsi.

Più che una proposta shock si è trattato di un vero electroshock, dal momento che i punti del programma politico presentato da Berlusconi, o le sue promesse all’elettorato, sono andate oltre le previsioni, superando la già conosciuta proposta di abolizione dell’Imu con la promessa del suo immediato rimborso e prospettando una riduzione della pressione fiscale finanziata attraverso un drastico ridimensionamento della spesa pubblica, oltre che da un accordo con la Svizzera sui capitali degli italiani depositati nelle banche elvetiche.

Le reazioni al proclama berlusconiano sono anch’esse facilmente prevedibili: tra qualche battuta ironica e i soliti sfottò il giudizio è che si tratta delle solite promesse irrealizzabili, fate da chi non ne ha mai mantenuta una.

Promesse forse irrealizzabili, anche se la conoscenza della storia dovrebbe insegnare che se le cose si vogliono veramente fare il modo di farle si trova. Nel caso del programma di Berlusconi, per realizzarlo  si dovrebbe però partire da una condizione necessaria della conquista della maggioranza assoluta dei parlamentari da parte della coalizione capeggiata dal Banana, un evento quasi impossibile da realizzarsi.

Ma il programma berlusconiano deve essere letto anche sotto un altro punto di vista, quello strettamente politico economico, il quale rileva però che il popolare Banana ha, rispetto ai suoi competitori,  il vantaggio di aver centrato il problema principale da affrontare, quello del rapporto con l’Unione Europea e la moneta unica, mentre gli altri sono già pronti, anche se affermano il contrario, a continuare la strada già tracciata dal governo tecnico, con la formazione di un gabinetto Bersani – Monti che non potrà che proseguire nella tassazione dei cittadini e portare l’Italia nell’abisso di una recessione ancora più grave dell’attuale, come tutti i dati economici stanno illustrando fin troppo chiaramente. Siamo in questo d’accordo, ancora una volta, con l’economista PierGiorgio Grawonski, che ha ben espresso il concetto nel suo blog sul Fatto Quotidiano.

Non desta invece meraviglia che nessuno parli della proposta berlusconiana più facilmente realizzabile e che nessuno vuole, quella di dimezzare il numero dei parlamentari e di abolire ogni tipo di finanziamento ai partiti politici. In realtà è questo il vero electroshock al quale Berlusconi, se riuscisse a mettere  in atto il suo proposito, sottoporrebbe l’Italia intera. L’effetto di simili provvedimenti provocherebbe dei risultati a cascata su tutta la struttura istituzionale, politica, culturale  ed economica del paese, che si troverebbe finalmente libero dal peso di strutture burocratiche parassitarie, inutili inutili e spesso dannoso. Provvedimenti che non solo provocherebbero dei consistenti risparmi di spesa, ma libererebbero energie incatenate dalle rigide regole familistiche e settarie dei partiti. Per questo è meglio, per i partiti, non parlarne, che l’argomento potrebbe essere il vero cavallo di battaglia del centrodestra per questi ultimi 20 giorni di campagna elettorale.



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