Lo stato dell’Arte

Les Enfants du Paradis

Les Enfants du Paradis (Amanti Perduti, sic!) 1945

Proprio qualche settimana la cinematografia Francese ha programmato un evento per ricordare – e rimarcare- come proprio nei periodi più bui della più recente storia dello Stato transalpino, l’occupazione nazista e la repubblica collaborazionista di Vichy, il cinema francese abbia creato una serie di film considerati tra i più belli della sua intera produzione, tra cui il più bello in assoluto, Les Enfants du Paradis di Marcel Carné, e Le Corbeau (Il Corvo, da non confondere col film americano con Brendon Lee) di Henry George Clouzot, uno dei più inquietanti film della storia della cinematografia che, paradossalmente, poté circolare nella Francia occupata, ma non in quella libera e democratica, a causa di ridicole accuse di vilipendio della Francia che costarono al regista il divieto a vita  di esercitare la sua professione. Un film talmente potente che ancora oggi agli anonimi estensori di missive calunniatrici si usa dare il nome di Corvo.

Le Corbeau (Il Corvo) 1943

Le Corbeau (Il Corvo) 1943

Non pochi hanno messo l’altissima qualità delle pellicole di quel periodo proprio alle difficoltà che gli autori dovettero affrontare per realizzarle, dovendo trovare mille espedienti per trovare prima i mezzi materiali e poi per superare le censure dei due regimi nei quali si ritrovavano a lavorare. Più dura quella di Vichy che quella del governo tedesco di occupazione, altro paradosso.

Si dovrebbe a questo punto, se fosse vera l’ipotesi sopra descritta, sperare che l’attuale crisi economica. finanziaria e sociale producesse almeno un fiorire di opere artistiche di grande valore, ma basta guardarsi attorno per capire subito che così non è. L’appena aperta Biennale di Venezia sembra infatti, al di la della ritrovata “sobrietà” non presentare novità rispetto all’asfittico panorama artistico presentato nelle edizioni passate, e quello dell’Arte figurativa sembra essere ormai che un mercato sul quale imporre autori e opere a suon di milioni, come si fa per un qualsiasi prodotto e come aveva profetizzato Piero Manzoni con la sua “Merda d’Artista”.

Disperata è invece la situazione della cinematografia, ormai ridottasi da tempo ai soli film comici di attori che ripropongono personaggi nati in televisione, ai famigerati cinepanettoni e ad una serie di produzioni considerate “artistiche” di nessun valore reale e per di più finanziate con soldi pubblici. Una condizione disperata, ma che trova la ragione della sua esistenza nella pervicace volontà di una piccola cerchia di specialisti, cineasti, produttori, e critici, di tenere in vita la ragione della loro esistenza (e dei loro redditi), accogliendo con trionfali lodi opere di nessun valore, che nessuno va a vedere nei cinema e che all’estero nessuno considera.

Il critico Marco Giusti (a sinistra)

Il critico Marco Giusti (a sinistra)

Ultimo capolavoro, descritto senza risparmio di aggettivi entusiastici dal noto critico Marco Giusti, quello che ha “sdoganato” il trash cinenatografico degli anni passati,  il film di Roberto Andò “Viva La Libertà”, con Toni Servillo, uno dei tre o quattro attori senza dei quali un film non si può fare.

Il formidabile film di Andò ha una trama rivoluzionaria: due gemelli che si scambiano i ruoli. Vabbè, è una cosa che si vede dai tempi di Plauto, fritta e rifritta in tutti i modi da secoli, anche se questo non toglie che un capace autore  possa trovare la chiave per rinfrescare l’antico e logoro canovaccio (che gli intellettuali di regime chiamano però “logos narrativo”). Goldoni lo fece con i “Due Gemelli Veneziani”, per esempio, ma Giusti pare accontentarsi si raggiungano almeno i livelli di “Totò Terzo Uomo”, di Mario Mattioli, che non sarebbe male se si fosse in presenza di un film comico, mentre quello di Andò ha chiaramente pretese ben più elevate.

Ma finché gli addetti ai lavori rimarranno questi, anche la qualità dei film rimarrà questa, specialmente se i contributi statali continueranno a finanziare film tratti dai dimenticabili romanzi di Walter Veltroni, anche perché è noto che se da un bel romanzo si può trarre un brutto film è impossibile che da un brutto romanzo di possa fare un buon film (Walter Veltroni viene peraltro dato come probabile prossimo presidente della RAITV, la più grande azienda che produce cultura in Italia, ovvero che finanzia lavori in genere pessimi. possiamo pertanto concludere dando ragione a Pierluigi Bersani, che nella sua campagna elettorale usa lo slogan: chi ha detto che  la cultura non si mangia? Vero Bersani, la cultura si può mangiare alla grande e voi lo fate da almeno 50 anni.



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