Il giorno del Grillo

Piazze piene per Beppe Grillo

Piazze piene per Beppe Grillo

Dopo essere stato per mesi ignorato, o quasi,  dalla grande stampa e dalle grandi televisioni, il movimento creato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio ha in queste ultime ore di campagna elettorale conquistato il centro del palcoscenico. Lo “Tsunamitour”, il giro d’Italia elettorale che  Beppe Grillo sta effettuando in questi giorni, ha riempito le piazze di Italiani in una maniera che da anni non si riusciva più a vedere, sintomo di un consenso popolare crescente verso il movimento. Un aumento del consenso che non è potuto passare inosservato ai grandi media, anche perché, evidentemente spaventati, i competitori dell’ex comico genovese hanno cominciato a sparare contro l’inatteso concorrente. Sia Bersani sia Berlusconi hanno infatti invitato gli Italiani a non votare per il M5S, incerti se i cosiddetti grillini (termine da loro aborrito) erodono più voti al centrodestra o al centrosinistra, per cui nel dubbio è meglio reagire.

Non ci siamo in passato mai soffermati a scrivere del M5S, per il semplice motivo…che non avevamo niente da dire, nel senso che tutto quello che si poteva sapere di buono o di cattivo su di esso era già presente in rete. In presenza però di una sua così annunciata affermazione alle prossime politiche non possiamo esimerci dal pubblicare il nostro, per cosi dire, “desendorsement” (per fare un po’ il verso ai direttori dei giornaloni), e spiegare perché non riteniamo una scelta felice quella del voto a favore del M5S e perché continueremo imperterriti e fino alla fine la nostra campagna per l’astensione.

La genesi del movimento è conosciuta e non occorre rifarne la cronaca in questa sede. basta solo ricordare come il movimento si sia all’inizio formato raccogliendo attorno al blog di Beppe Grillo,  creato, curato e ispirato da Gianroberto Casaleggio, soprattutto gli scontenti di movimenti di estrema sinistra ed ecologisti, con l’aggiunta di un particolare gruppo di estrema destra, votato alla lotta contro il “signoraggio” bancario, lotta in seguito però abbandonata da Grillo, insieme ad altre. Perché questo è il modo di fare di Grillo: abbracciare le più svariate iniziate, per poi abbandonarle senza dare nessuna spiegazione.

La crisi economica ha inevitabilmente incrementato gli scontenti, facendo accorrere tra i grillini un gran numero di possibili elettori, più che militanti, provenienti dalle più svariate esperienze politiche. Del resto quello di Grillo è l’unico movimento politico che di fatto, oltre che con le parole, pratica il superamento delle ideologie e degli schieramenti, cosa che non di rado gli costa subire attacchi soprattutto da sinistra, come è accaduto dopo le dichiarazioni di a-fascismo a proposito dei militanti Casapound, e perché il M5S ha come punti del programma politico alcune rivendicazioni da sempre considerate di destra, come il mantenimento dello Ius Sanguinis come condizione per l’acquisto della cittadinanza e la conservazione, o meglio dire il riacquisto, della sovranità monetaria ceduta alla UE. Del resto accadde la stessa cosa con L’Uomo Qualunque, il giornale e poi partito fondati da Guglielmo Giannini nell’immediato dopoguerra e col quale il M5S ha più cose in comune di quante ai  grillini possa piacere.

UQ

L’eterogeneità del movimento è finora stata controllata con il pugno di ferro dalla coppia di creatori e di fatto amministratori unici Grillo-Casaleggio, che hanno espulso chiunque dimostrasse insofferenza alle direttive imposte ma, paradossalmente, facendo diventare famosissimi personaggi oscuri, quali Valentino Tavolazzi, Federica Salsi e Giovanni Favia, politici locali lanciati alla dimensione nazionale.

Difficile però pensare che la coppia padrona possa un domani controllare con la stessa ferrea disciplina un gruppo parlamentare di 60 o 100 deputati, tra i quali, come abbiamo sopra detto, saranno presenti molti individui cresciuti in esperienze politiche ben definite che potrebbero fargli optare un cambio di casacca, verso quei partiti dai quali in fondo provengono.

A cementare un gruppo politico così male assortito certamente non aiuta un programma come quello preparato da Grillo e Casaleggio,  fatto da aspirazioni irrealizzabili (anche se noi siamo i primi a sostenere che, se si vuole veramente, anche i più ambiziosi traguardi sono raggiungibili), a volte semplicemente inutili, ma soprattutto non sono mai accompagnate da un piano di fattibilità. Non solo: quelle rare volte che Grillo, Casaleggio o qualche candidato del movimento cerca di spiegare come realizzare qualche punto del programma, si rimane interdetti davanti alla indeterminatezza, alla superficialità e alla totale mancanza di una vera strategia per raggiungere l’obiettivo.

Prendiamo per esempio la proposta di istituire il Reddito Minimo di Cittadinanza, una delle proposte forti del movimento. Grillo e i suoi hanno ragione quando lamentano che l’Italia, insieme a Grecia e Ungheria, sia il solo paese d’Europa che non abbia una protezione sociale del genere, che soccorra tutti i cittadini e non solo alcune categorie, ma equivocano sulle condizioni e sui modi in cui negli altri paesi europei questa protezione sociale funziona. La proposta del M5S di erogare mille euro al mese per tre anni a tutti i disoccupati è infatti irrealizzabile, perché non si può trovare una copertura finanziaria semplicemente tagliando la spesa pubblica (basta fare due conti).  Nei sistemi di protezione sociale avanzata infatti, l’erogazione di un aiuto finanziario, in genere piuttosto basso e comunque molto distante dal livello minimo dei salari,  è solo una parte del programma, che è integrato con la copertura dei servizi pubblici indispensabili, come la fornitura di acqua e energia elettrica e il diritto ad avere un’abitazione.

Parlamento_Italiano

Il problema è che la superficialità con la quale Grillo e i suoi seguaci discutono di questi temi importanti, che potrebbero rivoluzionare tutta l’organizzazione dei servizi sociali dello Stato, rischia di far ritenere queste tematiche solo un esercizio di demagogia, quando l’argomento della solidarietà sociale, tanto caro a Grillo che ripete spesso lo slogan “nessuno deve restare indietro” è un imperativo morale che dovrebbe essere alla base del programma politico di tutti i partiti, al di sopra di ogni calcolo finanziario ed economico.

Lo stesso Grillo, del resto, sembra convinto che il prossimo parlamento e il prossimo governo, ammesso sia possibile formarne uno, non potranno far altro che indire nuove elezioni a breve, possibilmente con una legge elettorale che consenta la formazione di una solida maggioranza. A meno che non siano proprio gli eletti grillini, a fornire a qualche partito tradizionale i voti per formare un governo stabile, nel più classico scenario di quel mercato delle vacche che è stato tradizionalmente il Parlamento Italiano.



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