Teste…di Bersani

Bersani in maniche di camicia

“Sono teste di cazzo, era meglio Renzi”. Questa la spietata dichiarazione del filosofo Massimo Cacciari, l’ex sindaco di Venezia, da sempre una delle “teste pensanti” della sinistra italiana. Una reazione comprensibile, quella del filosofo, se si pensa che solo qualche mese fa il PD sembrava in grado di poter vincere le elezioni con grande vantaggio. Allora cosa è andato storto?

Prima di tutto all’elettorato non è sicuramente piaciuta la campagna elettorale del partito di Bersani, che troppo sicuro della vittoria ha pensato più ad accreditarsi nei palazzi dei governi europei e di Bruxelles che a spiegare agli italiani cosa avrebbe fatto in caso fosse divenuto primo ministro. Per la verità, nonostante la voluta ambiguità e nebulosità del programma elettorale presentato, gli italiani hanno capito benissimo che l’intenzione del PD era quella di continuare la linea tracciata dal governo Monti, con lo stesso Monti al governo o in altra carica istituzionale pesante, e la prospettiva di nuove tasse e la continuazione della politica economica recessiva li ha indotti a prestare il loro consenso al movimento di protesta di Beppe Grillo o a ritornare tra le braccia del Burlador di Arcore e delle sue promesse di riforme mai realizzate.

Silvio Berlusconi

In un paese normale, ma anche meno che normale, dopo una debacle di questo genere per Bersani e tutto il direttivo nazionale del PD non resterebbe che la strada delle dimissioni, ma l’Italia e i partiti italiani sono molto poco normali per cui non solo le dimissioni non arriveranno, ma il gruppo dirigente, che ha dato così ampia prova di inettitudine, è già al lavoro per completare il lavoro di distruzione del partito.

La direzione del PD pare infatti stia sondando la possibilità di ripetere in parlamento l’esperienza del consiglio regionale siciliano, dove il PD guidato da Rosario Crocetta governa con una giunta senza una maggioranza chiara, affidandosi di volta in volta alla disponibilità del M5S a votare i provvedimenti presentati dalla giunta. Il risultato della collaborazione siciliana tra il PD e il M5S è stato che in questa tornata elettorale la Sicilia i Siciliani sono tornati a votare in massa il PDL di Berlusconi, che si è aggiudicato il premio di maggioranza per il senato, ha continuato a premiare il movimento grillino e ha punito il PD, che ha terminato al terzo posto in graduatoria solo dopo alcuni mesi la vittoria delle elezioni regionali (ma nell’isola continua anche ad aumentare il numero degli astenuti).

BINDI

L’esperienza siciliana dovrebbe far almeno dubitare i dirigenti piddini sul ripetere l’esperimento su scala nazionale, ma come accade spesso a chi crede di essere più intelligente e furbo degli altri pare invece che questo non stia accadendo e che l’ipotesi della strana alleanza sia già sul tavolo di D’Alema e compagni.

Evidentemente al partito del Nazareno si sentono così abili da poter riuscire a tranquillizzare i governi stranieri e la finanza internazionale e tenere a bada il caotico movimento grillino nello stesso tempo.

Il normale elettore stenterebbe a capire come si possa ragionevolmente pensare di governare uno Stato importante e complesso come l’Italia, per di più nell’attuale situazione di declino economico, sociale e culturale, con un governo sostenuto da chi,solo ieri, sosteneva che bisogna formare una commissione d’inchiesta sugli ultimi segretari del partito (compreso Bersani) che dovrebbe esprimere il premier e i ministri e chiede un referendum popolare sulla permanenza nell’Euro. Eppure può essere, perché il M5S ha il vantaggio di avere solo due teste a prendere le decisioni e facilmente possono cambiare idea e dimenticare, come è successo già tante volte in passato.

dalema

Quello con i grillini sarebbe per il PD un abbraccio mortale, ma giunti a questo punto forse sarebbe meglio che il partito più perdente della storia finisca in questo inglorioso modo, se solo non ci fosse il pericolo di trascinare l’intero paese lungo una strada con nessuna uscita.

La soluzione più razionale, ma per questo anche la più difficile da praticare, sarebbe invece quella di trasformare questo parlamento in un’assemblea costituente. Non dovrebbe essere infatti complicato trovare un accordo tra tutte le forze politiche per approvare quelle riforme istituzionali che gli italiani chiedono da tempo e sulle quali, a parole almeno, tutte le forze politiche paiono convergere, come il dimezzamento del numero di parlamentari e l’abolizione di alcuni dei loro benefit. L’approvazione di una nuova legge elettorale, capace di assicurare al paese un governo sostenuto da una maggioranza solida, sarebbe poi il passo finale verso nuove elezioni, da tenere il più presto possibile.

Riusciranno i fenomeni del PD a fare questo?


One Comment on “Teste…di Bersani”

  1. marcogiuntoli scrive:

    i fenomeni del p.d. devono solo espiare !


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