Ecco perché il PD e il M5S sono incompatibili

Facce da PD

Facce da PD

Sono passate solo poche ore dal risultato elettorale, che ha visto l’affermazione del movimento fondato dall’ex comico Genovese Beppe Grillo diventare il primo partito d’Italia e portare la politica italiana in una posizione di stallo dalla quale è difficile comprendere come uscire, ma ancora al Nazareno, il quartier generale del Partito democratico, l’ennesima sconfitta elettorale non è stata ancora assorbita ed elaborata.

Facile immaginarsi come i dirigenti del PD si stiano in questi frangenti impegnando in ponderose e profonde analisi del voto, studiando i flussi elettorali e cercare di capire il perché e il per come non siano riusciti a prevedere, nonostante l’assistenza di luminari come il professor Roberto D’Alimonte, ordinario di Sistema Politico Italiano alla LUISS, la crescita esponenziale del movimento grillino,  la tenuta di quello di Berlusconi e l’impasse del proprio partito.

Eppure le risposte non sono così difficile da comprendere e stanno tutte nella natura stessa del partito democratico e dei suoi affiliati. Il PD è semplicemente un partito vecchio, composto da dirigenti vecchi che si rivolgono ad un elettorato di vecchi e fermo ad una concezione dell’attività politica vecchia, oltre che autoreferenziale e ormai molto distante dalla vita reale del paese.

Un partito vecchio che non vuole rinnovarsi, come ha dimostrato sbarrando la strada al rottamatore Matteo Renzi, preferendo mantenere il suo status quo, essendo forte nei dirigenti piddini la convinzione di essere loro il meglio che l’Italia può esprimere come classe dirigente, nonostante questo non sia mai stato provato da titoli ed opere e sia stato sempre negato dai rovesci elettorali subiti in questi ultimi decenni.

Piddini

Piddini

L’ autoreferenzialità, oltre che un dose massiccia di presunzione e un pizzico di arroganza, che i dirigenti piddini stanno dimostrando anche in queste ore. Ignorando completamente la realtà dei fatti, che li dovrebbe condurre all’unica soluzione concepibile in un partito politico che funzioni correttamente, ovvero alle dimissioni, si stanno industriando per trovare una via d’uscita dal disastro combinato e tirare a sopravvivere ancora per un po’.

Appare evidente a chiunque abbia un minimo di buon senso che un eventuale accordo tra il PD e il M5S, che Bersani e i suoi invece di dimettersi stanno tentando di perseguire, non ha alcuna possibilità di poter nascere. Basta leggere i punti programmatici del M5S per rendersene conto.

• Abolizione delle province
• Abolizione
dei rimborsi elettorali
• Accorpamento dei Comuni sotto i 5.000 abitanti
• Abolizione del Lodo Alfano
• Insegnamento della Costituzione ed esame obbligatorio per ogni rappresentante pubblico
• Riduzione a due mandat
i per i parlamentari e per qualunque altra carica pubblica
• Eliminazione di ogni privilegio particolare per i parlamentari, tra questi il diritto alla pensione
dopo due anni e mezzo
• Divieto per i parlamentari di esercitare un’altra professione durante i
l mandato
• Stipendio parlamentare allineato alla media degli stipendi nazionali
• Divieto di cumulo delle cariche per i parlamentari (esempio: sindaco e deputato)
• Non eleggibilità a cariche pubbliche per i cittadini condannati
• Partecipazione diretta a
ogni incontro pubblico da parte dei cittadini via web,
come già avviene per Camera e Senato
• Abolizione delle Authority e
contemporanea
introduzione di una vera class action
• Referendum sia abrogativi che propositivi senza quorum
• Obbligatorietà della
discussione parlamentare e del voto nominale per le leggi di iniziativa
popolare
• Approvazione di ogni legge subordinata alla effettiva copertura finanziaria
• Leggi rese pubbliche on line almeno tre mesi prima delle loro approvazione per ricevere i
comm
enti dei cittadini.
= obiettivo raggiunto

Non è nemmeno un caso che ieri sera, rispondendo alle sollecitazioni di Bersani lo stesso Grillo gli ha risposto di essere disposto a sostenere un suo eventuale governo, a patto che presenti immediatamente una proposta di legge per abolire il finanziamento pubblico dei partiti, sfidando bersani e tutto il suo partito ad attuare quell’opera di rinnovamento della politica e del suo stesso partito che i maggiorenti del PD hanno bocciato nel momento in cui hanno scelto Bersani al posto di Renzi come leader della coalizione di centrosinistra.

Perché è anche chiaro che le ambigue proposte elettorali del PD e del suo leader sono state correttamente interpretate dagli elettori, che sono molto meno stupidi di quanto al Nazareno credono, come la chiara volontà del PD di continuare nella politica filo europeista dell’austerità finanziaria e delle maggiori tasse che hanno portato l’Italia in una recessione della quale non si vede ancora il fondo.
A tutti è ormai chiaro, tranne che ai suoi dirigenti, che il PD, nonostante si proclami un partito “progressista” è di fatto il vero partito conservatore italiano e lo è nel senso più deteriore del termine, perché è impegnato a conservare privilegi e rendite di posizioni, invece che gli aspetti migliori di una storia, una tradizione e una cultura millenaria.

Piddini

Piddini

Per uscire dalla sua crisi il PD non ha altra possibilità che rinnovarsi radicalmente, negli uomini e nelle strutture, alleggerendosi degli apparati burocratici e diventando un vero partito moderno, ma se è vero che già è pronto a candidare Romano Prodi o Giuliano Amato per il Quirinale, allora vuol dire che vuole suicidarsi.

La strada che Bersani sembra voler perseguire è invece quella del solito mercato delle vacche, in questo caso definito con la parola inglese “scouting” (che fa più fico), che è poi quello che era sempre stato rimproverato al famigerato Banana. Il riproporre gli stantii copioni della politica italiana condannerà comunque il PD alla sconfitta definitiva, solo con qualche mese di ritardo.


2 commenti on “Ecco perché il PD e il M5S sono incompatibili”

  1. fausto scrive:

    “…Il PD è semplicemente un partito vecchio, composto da dirigenti vecchi che si rivolgono ad un elettorato di vecchi e fermo ad una concezione dell’attività politica vecchia…”.

    Non ne sono così convinto: in realtà il Pd con le primarie ha arruolato molti giovani; cosa che faceva già da anni nelle amministrazioni locali. La riprova di questa cosa sta nel risultato del voto, che ha premiato Bersani alla camera ma non al senato. Elettori più giovani?

  2. Nereo Villa scrive:

    Lettera aperta a Bersani e Grillo con canzone antica


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