Sotto shock!!!

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Una settimana non è bastata ai dirigenti del PD, il partito uscito vincitore ma sconfitto dalle ultime elezioni politiche, per elaborare il lutto e per predisporre una strategia per superare il delicato momento, che vede il loro partito obbligato a fare la prima mossa verso la formazione di un governo che sembra impossibile da formare.

In verità l’unica soluzione possibile per i maggiorenti piddini, come già scritto nei giorni scorsi, non potrebbe non essere che quella delle dimissioni dell’intera direzione nazionale, ma si sa che in Italia l’istituto delle dimissioni è da sempre poco frequentato. Per questo motivo, dopo sette giorni, ci tocca ancora leggere di impossibili proposte per formare un governo di minoranza sperando nel voto dei grillini sulle singole proposte, se non addirittura di profferte al comico genovese per formare un governo di coalizione  al quale il Beppone nazionale si sottrae decisamente.

Più che altro la sensazione è che il povero Bersani sia caduto nella confusione più totale e si faccia oggi guidare più dall’orgoglio che dalla ragione. Pur di non uscire sconfitto dalla scena politica, con delle sagge dimissioni, continua a cercare di “fermare l’acqua con le mani”, non potendo più “smacchiare il giaguaro”. La cosa più triste è che sono in tanti tra i dirigenti del partito ad aiutarlo nella vana impresa.

Stefano Fassina (s) e il segretario del Pd, Pier Luigi

Stefano Fassina (s) e il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani

Ma le notizie più cattive, per gli Italiani tutti, arrivano però dalle oscure stanze dei poteri che da sempre manovrano le cose della politica italiana, e dalle quali filtrano invece le possibilità della formazione di un governo di “larghe intese”, sostenuto da PD e PDL, o peggio ancora di un nuovo governo tecnico, guidato da qualche esponente fidato.

Non è un caso, dunque, che stamane il quotidiano La Repubblica pubblichi una lettera aperta del già ex presidente del consiglio, e di tante altre cariche, Giuliano Amato che con sdegno rifiuta di essere accomunato alla cosiddetta “casta”, rivendicando una dignità e un curriculum immacolato che comunemente gli si nega. Non è un caso, perché proprio Amato sembra essere il candidato preferito dal PdR Giorgio Napolitano per assolvere il delicato impegno. Non sappiamo se Napolitano vorrà ripetere quanto fece per nominare primo ministro Mario Monti (manovra finita nel fallimento più totale), ma certamente sappiamo che sarebbe la migliore per far precipitare il consenso del PD e far raggiungere al movimento di Grillo la maggioranza assoluta.

Eppure proprio Bersani, abbandonate le espressioni colorite e ricordato di avere una laurea in filosofia, ha spiegato che quello che ha portato il movimento di Grillo ad essere il primo partito italiano è proprio la promessa della “palingenesi“, ovvero la rigenerazione dell’intera Nazione e e la creazione di una classe dirigente completamente nuova. Come si fa allora, davanti al Kali Yuga, al Ragnarok imminente a proporre un uomo per tutte le stagioni come Amato?  La cosa più grave è che immediato è stato il sostegno alle ragioni di Amato da parte di non pochi giornalisti de La Repubblica, che si sono impegnati in una inutile e sterile propaganda sui social network, a testimoniare però il ruolo di cameriera del potere di certa stampa nazionale.

Giuliano Amato

Giuliano Amato

L’urgenza del momento vorrebbe che le decisioni venissero prese in fretta, ma il solito tatticismo dei partiti, attenti più a preservare i propri interessi che quelli della Nazione, certamente protrarranno i termini fino a quando si troverà il solito compromesso al ribasso per arrivare all’unica soluzione possibile: quella di formare un governo di transizione che faccia le riforme più urgenti e con il parlamento che approvi una nuova legge elettorale idonea a dare al paese un governo sostenuta da una maggioranza stabile. Un’impresa che sembra però fuori dalla portata dei nostri politici.



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